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Burundi dimenticato

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“Ho amato e amo la popolazione del Burundi. E mi sento da loro amato. Non passa giorno, da che sono tornato in Italia per controlli di salute, che non mi senta con la mia gente”. Padre Luigi Vitella, missionario saveriano, 83 anni, da 45 in Burundi, ha un legame speciale con la nostra città. Ha infatti studiato teologia nella Casa dei Saveriani a Piacenza, in Stradone Farnese 11. Lì ha lavorato per 12 anni e ne è divenuto rettore. Nel 1971 insieme ad altri quattro “chiamati” piacentini è partito per il Burundi. Padre Vitella è l’ultimo di quel manipolo di pionieri a continuare ad operare là, con immutato entusiasmo, ardore e amore per quella gente.

Quando vi pose piede, il Burundi era indipendente da 10 anni, ma sotto dittatura militare. Protrattasi poi per 40 anni in una continua guerra tra Hutu e Tutsi, i due gruppi etnici in eterna lotta tra loro. Nel 1993 ci fu una schiarita: la prima elezione democratica del presidente. Fu ucciso dopo soli tre mesi. Il paese ripiombò in altri dodici anni di guerriglia. Fino al 2005, quando venne approvata una nuova costituzione che ripartiva equamente la composizione delle istituzioni tra i due gruppi rivali. Gli accordi di pace hanno tenuto fino al maggio 2015, data di un colpo di stato fallito dalle conseguenze tuttora in atto, dovuto all’ineleggibilità per il terzo mandato consecutivo del presidente che non vuole lasciare il potere. E così il paese sta ripiombando nella guerriglia e nella disperazione. Dai paesi vicini non arrivano più aiuti. Sono già 300.000 le persone fuggite di cui il presidente pretende il ritorno nel timore che, da lontano, fomentino e organizzino la ribellione. Nessuna voce è data all’opposizione, nonostante gli interventi a favore del dialogo da parte dell’Onu, concretizzati nella visita a febbraio dello stesso segretario generale Ban Ki-moon. La recente veemente lettera dei vescovi denuncia un Paese tuttora insanguinato, segnato da uccisioni, sparizioni, fosse comuni, stato di abbandono della popolazione a favore dei pochi fedeli al governo. Ma del Burundi i grandi media occidentali continuano a non parlare.

Leggi l’intervista a pagina 8 dell’edizione di venerdì 1° aprile.

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