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Tradizioni piacentine/6 - Quel «diavoletto» nella chiesa del Corpus Domini

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— di Fausto Fiorentini —

Sulla chiesa del Corpus Domini a Piacenza, in via Farnesiana, ho scritto un paio di libri e un pieghevole: perché è la mia parrocchia e i desideri del parroco don Piergiovanni Cacchioli per me sono ordini, ma anche perché vi sono particolari, nella storia di questo tempio, che è giusto comunicare.

La parrocchia è stata istituita nel 1927 e il tempio è stato ultimato negli anni seguenti.
Proponiamo una rapida visita: entriamo dalla porta di destra e subito ci troviamo di fronte la cappella con la statua della Madonna che tiene in braccio il Bambino.
Nella stessa cappella un quadro in rame di Emilio Fornasari rappresentante la Fuga in Egitto.

Lungo la navata di destra la statua di Santa Rita di Paolo Perotti del 1992; poi un beato Giovanni Battista Scalabrini.
Nel transetto di destra vi è il nuovo fonte battesimale di Emilio Fornasari; sulla parete di destra un busto di Aristide Bosoni; sulla parete frontale il quadro della “Famiglia della Vergine” di Camillo Procaccini; a sinistra l’“Annunciazione” di Giovanni Battista Galeani, altra opera dei primi del Seicento.
Sculture: a sinistra una Madonna, opera in legno di Ortisei; a destra una Croce astile di Giorgio Groppi (1976).

Presbiterio: nel catino dell’abside il grande dipinto dei fratelli Giuseppe e Nazareno Sidoli sull’“Istituzione dell’Eucaristia” (1938).
Degli stessi artisti, nelle lunette ai lati del presbiterio, scene dell’Antico Testamento: a destra Abramo e Isacco; a sinistra Elia soccorso nel deserto dall’angelo.
fiore6Nel presbiterio è conservato un coro ligneo degli intagliatori Lazzarini e Pasquali (anni Trenta).
Il piccolo organo a canne, che si trova a destra dell’altare maggiore, è stato acquisito dalla parrocchia nel 1978.

L'altare maggiore riporta sulla porticina del tabernacolo una miniatura eucaristica della piacentina Piera Faustini del 1932. Ne parleremo dopo.
Il portacero è di Paolo Perotti (1990).
Da citare anche la cattedra, recente arrivo dalla Cattedrale di Piacenza.

Nel transetto di sinistra si impone il grande Crocifisso di Giorgio Groppi.
Sulla parete di destra un quadro di Giovanni Rubini che rappresenta Cristo a cena con i due discepoli di Emmaus (primi decenni del Settecento); di fronte sempre la “Cena di Emmaus” di Giambattista Tagliasacchi (1732).
Le statue poste ai piedi della Croce sono devozionali e provengono da diverse chiese; l’ambone è di Paolo Perotti.

Nella navata di sinistra si incontra la statua di “Cristo che spezza il pane”, realizzata da Paolo Perotti nel 1981; è poi la volta di Sant’Antonio di Padova, statua sempre di Perotti (1992).
Nella cappella, accanto l’ingresso di sinistra, una statua del Sacro Cuore.

Torniamo al tabernacolo col dipinto della Faustini: Gesù con alcuni apostoli istituisce l’eucaristia nell’ultima cena.
Se alziamo lo sguardo, nel catino dell’abside, ammiriamo la stessa scena affrescata dai fratelli Giuseppe e Nazareno Sidoli.
Quindi un dipinto è collegato all’altro?
Potrebbe essere, ma così non è e lo dimostra un particolare che potrebbe passare inosservato: sopra la testa del traditore Giuda i fratelli Sidoli hanno dipinto un diavoletto, mentre la Faustini ignora del tutto questo particolare.

Si dirà: tutto qui?
Forse è necessaria una parentesi.
Il primo ad abbinare a Giuda il diavolo è Giotto che, nel 1306 circa, nella Cappella degli Scrovegni a Padova, dipinge il “Tradimento di Giuda”.
Il Papa e i teologi non furono d’accordo su questa vicinanza del diavolo a Gesù e tale impostazione fu abbandonata.
Quindi al Corpus Domini, la chiesa di via Farnesiana, abbiamo queste due soluzioni, a pochi metri l'una dall'altra, e la Faustini interpreta il nuovo orientamento.

NOTA: tutte le chiese piacentine sono ricche di storia e d’arte.
 

Pubblicato l'11 agosto 2019

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