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XNL mette il turbo a Piacenza

Dallo “Spazio XNL”, dalla mostra “La Rivoluzione siamo noi”, la proposta per una “Biennale del Collezionismo Europeo”

xnl FotoDELPAPA5

Piacenza punta al futuro. Lo fa attraverso la doppia inaugurazione del 31 gennaio che ha visto partecipe il presidente della Regione Stefano Bonaccini, insieme a rappresentanti delle istituzioni cittadine e di personalità del mondo dell’arte: Patrizia Barbieri, sindaco di Piacenza, Gianni Ambrosio, vescovo della diocesi, Massimo Toscani, presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano, Giorgio Milani, consigliere nella stessa, Massimo Ferrari, presidente della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, Alberto Fiz, curatore della mostra, critici d’arte, collezionisti prestatori delle opere, i veri protagonisti della kermesse, i “cercatori di perle”.
Doppia inaugurazione perché attraverso la mostra “LA RIVOLUZIONE SIAMO NOI. Collezionismo italiano contemporaneo” ha debuttato anche l’avvenuto restauro del palazzo “XNL” della Fondazione di Piacenza e Vigevano, che ospiterà fino al 24 maggio 2020 questa sua prima eclatante rassegna, definita da Tullio Reggeri, uno dei collezionisti presenti, “La prima biennale del collezionismo europeo, perché - ha giustamente spiegato - l’arte contemporanea è di per sé fugace e ogni due anni va ridiscussa”.
“XNL” è la contrazione (col salvataggio delle sole consonanti) di Ex Enel il nome con cui era noto il palazzo di via Santa Franca 36. La nuova denominazione si inserisce così con taglio innovativo sul suo importante passato industriale.
La Fondazione, ha detto Massimo Toscani, ha creduto con forza nell’utilità pratica di XNL, in cui ha conseguentemente investito risorse, idee, passione.
L’ampio e pregevole Spazio XNL è stato aperto alla città, alla Regione, all’Italia, a tutti, attraverso questa mostra, in sé rivoluzionaria, che nella sua estrosità provocatoria fa certamente rumore, nelle sue proposte simboliche fa pensare e parlare (in bene o in male), nel suo incuriosire sorprende e diverte, nella sua destinazione e funzione desta interesse, sia emotivo che intellettuale.
La struttura è multifunzionale: non solo esposizioni, anche convegni, proiezioni, concerti, spettacoli teatrali, insomma centro culturale, fabbrica di idee, sperimentazione e laboratorio continui, piattaforma di analisi critica, il tutto guidato da un’unica stella polare: l’arte contemporanea.


È stata colmata una lacuna cittadina, avvertita soprattutto dal mondo giovanile, ma da tempo segnalata da Stefano Fugazza, compianto direttore della Ricci Oddi, che pensava fosse naturale per la galleria, che ospita opere dall’800 al primo 900, collegarsi all’arte contemporanea. Un sogno realizzato. E’ bastata l’apertura di una porta per rendere fisicamente comunicanti le due realtà. Una delle otto sezioni in cui la mostra si articola, “Spazi di Monocromia”, già si è insinuata con garbo e anche rispetto nella Ricci Oddi. Così almeno può apparire inciampando nell’opera di marmo che porta l’incisione: “Tutti i passi della mia vita mi hanno portato qui, ora”.
La mostra è densissima di opere, più di 170, tra dipinti, sculture, fotografie, video e installazioni di autori di notorietà internazionale quali Piero Manzoni, Maurizio Cattelan, Marina Abramovic, Tomàs Saraceno, Andy Warhol, Bill Viola, Dan Flavin, William Kentridge, provenienti da 18 collezioni d’arte, tra le più importanti in Italia. Le opere sono raggruppate in sezioni (Complicità, Domestiche alterazioni, Rovesciare il Mondo, Enigma, L'altro visto da sé, Controllare il caos, Esplorazioni, la già citata Spazi di Monocromia) e disseminate ovunque: anche sul tetto. Sono prestate da collezionisti privati. Se un tempo le loro raccolte rimanevano gelosamente custodite in spazi inaccessibili, ora, attraverso prestiti a musei e manifestazioni pubbliche, diventano il tramite fondamentale della diffusione dell’arte contemporanea. A individuare in una miriade di proposte il percorso evolutivo dell’arte sono il gusto dei collezionisti, la loro lungimiranza, le loro antenne, capaci di sintonizzarsi con le percezioni di dove va il vento captate dalla sensibilità degli artisti.
L’esposizione di XNL è una “collezione delle collezioni”, gigantesca documentazione del fenomeno collezionistico che, sopperendo alle carenze istituzionali, è diventato il tramite fondamentale di diffusione dell’arte.
Tra i prestatori di opere c’è anche la collezione Mazzolini, donata alla diocesi, recentemente trasformata in museo presso l’ex monastero di San Colombano di Bobbio.
Ogni scelta è rivelatrice. All’ingresso della mostra un’opera esposta sopra la porta comunica attraverso la scritta: “Je suis ambitieux” (sono ambizioso).
Potrebbe essere che rappresenti l’ambizione di Piacenza, totalmente condivisa, di conquistare il futuro.

Luisa Follini

Pubblicato il 3 febbraio 2020

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