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Percorso biblico a Castel San Giovanni: incontro con don Lorenzo Flori

la collegiata di castel

Prosegue il percorso biblico a Castel San Giovanni dedicato all’importanza dei luoghi per la vita cristiana: l'ultimo appuntamento è in programma martedì 18 febbraio alle ore 21 in Collegiata con don Lorenzo Flori che parlerà di “La casa, luogo per Dio o per l’uomo?”.


La città, luogo ambivalente. La città è un luogo di cui facciamo esperienza ogni giorno, un luogo di ambivalenze che compare spesso nella Bibbia. Il discorso biblico sulla città è molto realistico perché in essa si ritrovano le contraddizioni dell’animo umano. Questo è stato il tema del quarto incontro del percorso biblico settimanale che si tiene il martedì sera a Castel San Giovanni, in Collegiata. Martedì 11 febbraio, il relatore è stato il parroco mons. Giuseppe Busani, che ha articolato la sua lectio divina in cinque momenti. Il primo è la città come luogo di contraddizioni: essa offre protezione con le sue mura, ma al loro interno può aggirarsi la violenza e l’oppressione; Gerusalemme è prima città di pace e giustizia, animata da legami stabili e fraterni, poi è luogo di corruzione e ingiustizia; inoltre, essa è centro sia della vita religiosa con il suo tempio, sia di perversione della religione.
Il secondo tema è la città come rifugio. Nella Genesi, Caino è in fuga dopo aver ucciso suo fratello e ha bisogno di un rifugio che lo protegga da una possibile vendetta. Quindi Caino costruisce la prima città: essa è forse una tana, un rifugio per un uomo che fugge dalla fraternità? No, anzi è una benedizione: lui la chiama con il nome di suo figlio Enoc, perché la città è nata per proteggere la vita che rinasce; è luogo di custodia. Sempre nella Genesi, l’umanità unita e coesa vuole costruire una città, la torre di Babele, per contrastare la diversità. Per conservare cioè la sua uniformità e soffocare le differenze. Subito il Signore scende sulla terra, per confondere le pretese di quegli uomini e facendo così, ironizza e relativizza il loro prepotente progetto. La città quindi, non è nemmeno un rifugio per chi rifiuta la diversità.
Il terzo momento è la città prima benedetta, poi infedele, infine ricostruita. Gerusalemme è città benedetta, fondata in Dio e da Lui amata: in essa possono vivere persino i nemici egiziani e babilonesi. Dopo però, essa si corrompe, diventa città infedele, diventa “prostituta”: anche le sue cose migliori non sono più genuine perché corrotte. Tuttavia, c’è sempre una speranza: Gerusalemme può essere ricostruita come città più aperta, in cui le spade saranno spezzate per farne aratri. Allora il Signore non sarà più solo nel tempio, ma in tutta la città.
Il quarto momento è la caduta di Babilonia, narrata nell’Apocalisse. Babilonia crolla perché è prepotente, perché lì si sono accumulate oppressione e ingiustizia. Babilonia ha peccato di idolatria e autoesaltazione, ma soprattutto di mancanza di ospitalità: come Sodoma e Gomorra, viene punita per non aver accolto lo straniero.
Il quinto momento è, sempre dall’Apocalisse, la Gerusalemme Celeste: nonostante i peccati e gli sbagli, la città viene ricostruita. In questo nuovo luogo si vivono relazioni intime, affettuose, solide come quelle degli innamorati: ecco perché Giovanni ci presenta la “città nuova” come “una sposa adorna per il suo sposo.” (Apocalisse 21, 2) In essa non vi sono prepotenze ma alleanze ed è bellissima. È protetta dalle mura, ma è anche aperta verso l’esterno da dodici porte. Lì, ogni cosa piccola e bella viene valorizzata. Cosa manca? Non c’è un tempio, perché la città stessa è il tempio, e al suo centro c’è un giardino con l’Albero della Vita, che è Cristo. Giovanni qui non ci parla della nostalgia di un paradiso perduto, ma della speranza di un futuro in cui si possa ricostruire.

Pubblicato il 12 febbraio 2020

Paolo Prazzoli

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