Menu

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,25-33)
Cristo “moltiplica” la tua vita
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù.
Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre,
la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita,
non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me,
non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa
e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine?
Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro,
tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo:
“Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re,
non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini
chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano,
gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

La nostra vita e la Parola
29 2016vgEssere discepoli. In gioco c’è la possibilità di essere discepoli di Cristo: è discepolo chi segue Cristo, chi pone al centro della propria vita il rapporto con Lui: Egli è diventato la radice da cui ogni esperienza che vivo prende senso e forma. È molto di più di un maestro: è lui il compimento della mia vita, per questo lo seguo. Essere discepoli di Cristo non significa quindi appartenere a un partito, a un club di persone che hanno in comune la stessa idea di vita; seguire Cristo significa andar dietro a colui che ho intuito essere la risposta di Dio al mio desiderio di felicità. Ma la mia vita di cosa è fatta? È fatta di mio padre e mia madre, dei miei fratelli, di mia moglie e dei miei figli, del lavoro che faccio e quindi dei miei beni.
Proprio a proposito di ciò che costituisce la nostra vita, Gesù dice: “chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna” (Gv 12,25). Gesù dice: vuoi conservare per la vita eterna ciò che credi di amare? desideri che ciò che vivi non subisca la corruzione della morte? Trovare la vita è l’anelito che c’è nel cuore di ogni uomo, ma ogni volta che l’uomo cerca di afferrarla gli sfugge: quando vogliamo possederla come un tesoro geloso (cfr. Fil 2,6) la perdiamo. Così rischiamo di passare gli anni cercando di guadagnare il mondo intero senza aver compreso che cosa farne, senza aver trovato qualcuno per cui spendere la vita, senza aver incontrato qualcuno che la vita invece di rubarla o rovinarla ce la dona in abbondanza.
Odiare la propria vita. Siamo dunque davanti ad una alternativa: o vivere ponendo al centro del nostro mondo noi stessi o Cristo, o il nostro progetto o il suo disegno, la sua volontà. “Egli è morto per tutti perché non viviamo più per noi stessi ma per colui che è morto e risorto per noi” (2 Cor 5, 15) dice San Paolo parlando della nuova creazione inaugurata dalla morte e risurrezione di Gesù. Il discepolo vive dunque la sua esistenza in rapporto a Cristo, non più a partire da se stesso o in funzione del mondo e della ricchezza o degli affetti anche più preziosi come il padre o la madre, la moglie, il figlio o la figlia.

Il punto di partenza e lo scopo della sua vita è l’amore di Cristo, il legame con lui. Vivendo così, tutto viene ritrovato già su questa terra centuplicato. In Cristo essere padre o madre, figlio o figlia, amico o collega assume una dimensione nuova e più vera, trasfigurata, cioè più bella e più grande. Lascia dunque la tua idea di vita, la tua idea di famiglia, di lavoro e ama il progetto di Cristo: avrai molto di più rispetto a quello che avevi pensato di ottenere. Tutto ciò avviene solo se accogliamo nella nostra vita la logica della croce che è il luogo dove, in Cristo, siamo chiamati a perdere la vita per riceverla nuova da Colui che ha vinto la morte.
Don Andrea Campisi

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.