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Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-16.23b-26)
Dalla legge all’amore
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre
ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà
e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.
Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia,

ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi.
Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome,
lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

La nostra vita e la Parola
angeli suonano cattedrale pc cravPentecoste. Cinquanta giorni dopo la Pasqua celebriamo la Pentecoste. L’evento del dono dello Spirito, narrato negli Atti degli apostoli, avviene in un giorno di festa per il popolo di Israele e quindi anche per gli apostoli che a quel popolo appartenevano. Sette settimane dopo aver celebrato l’uscita dall’Egitto gli ebrei celebrano ancora oggi la festa detta shavu’ot, cioè delle settimane. In questa solennità, che inizialmente era considerata la festa delle primizie, viene ricordato il dono della Torah, cioè della Legge, ricevuto sul Sinai il terzo mese dopo la liberazione dalla schiavitù. Il dono della legge, delle parole di vita, è lo scopo dell’uscita dall’Egitto.
L’esodo dall’Egitto non è fine a se stesso, ma è in vista del Sinai. È lì che Israele passa dalla dipendenza dal faraone all’obbedienza a Dio. Sugli apostoli scende lo Spirito Santo che li rende capaci di compiere ciò che Dio comincia a rivelare nella legge. La legge infatti, come dirà san Paolo, non può dare la vita, non può salvare e sanare l’uomo. È lo Spirito che dà la vita, è la vita di Dio che trasforma il cuore dell’uomo. Viene trasmessa quindi non una legge, non una dottrina, ma una vita, che è la vita stessa di Dio, vita di comunione e di amore. Noi facciamo molto fatica a passare da una vita vissuta come obbedienza ad una legge, come obbligo o dovere, a una vita che è espressione di una relazione di amore: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.
Lo Spirito Santo. L’uomo diventa così una dimora di Dio, un luogo dove Dio abita. Gesù è stato per tanto tempo presso i suoi discepoli, è stato accanto a loro, di fronte a loro: hanno mangiato con lui, hanno ascoltato la sua parola, lo hanno visto operare prodigi. Ma ora avviene molto di più: Dio entra dentro all’uomo. È il rapporto con lui, la vita che riceviamo dal Padre e che ci fa figli che ci insegna ad amare. Lo Spirito Santo è un insegnante di una materia che ignoriamo: amare. Noi abbiamo un modo di amare deformato e ammalato. Il peccato, cioè il rapporto con Dio ferito, ci ha toccato e ferito nella capacità di amare. E così l’amore si è trasformato in un possesso dell’altro, una dipendenza dall’altro, un uso dell’altro per salvare se stessi. La paura che è frutto del peccato condiziona l’uomo che è schiavo e incapace di amare. È necessario che qualcuno scriva dentro di noi parole nuove, diverse da quella che altri hanno scritto nel nostro cuore.

Don Andrea Campisi

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