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Gesù Cristo
è la nostra strada

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,1-12)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore.
Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio
vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”?
«Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù:

«Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me,
perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».

Gli disse Tommaso:
Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete
e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?
Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”?
Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico,
non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me.
Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio
e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

La nostra vita e la Parola
gesuUn posto. All’inizio del libro del Deuteronomio viene riportato il lungo discorso che Mosè rivolge al popolo alle soglie della terra promessa. Mosè ripercorre le tappe del cammino svolto. In particolare ricorda ciò che è accaduto nel momento in cui il popolo si è trovato davanti la terra di Israele ed è stato invitato da Dio a prenderne possesso. Siccome quella terra era abitata da popoli che la occupavano, gli Israeliti, impauriti, avevano accusato Dio: “Il Signore ci odia, per questo ci ha fatto uscire dalla terra d'Egitto per darci in mano agli Amorrei e sterminarci”. Mosè aveva incoraggiato i suoi: “non spaventatevi e non abbiate paura di loro. Il Signore, vostro Dio, che vi precede, egli stesso combatterà per voi”. Li aveva poi rimproverati: “Nonostante questo, non aveste fiducia nel Signore, vostro Dio, che andava innanzi a voi nel cammino per cercarvi un luogo dove porre l'accampamento”.
Gesù sembra proprio ispirarsi a quelle parole di Mosè: come Dio aveva preceduto il suo popolo e cercato un posto dove potersi accampare, così Gesù sta precedendo i suoi discepoli perché abbiano un luogo dove abitare. E come il popolo aveva paura ad entrare nella terra di Israele, così i discepoli sono turbati e hanno paura per la Pasqua, il passaggio, che Gesù sta compiendo da questo mondo al Padre. Gesù infatti non parla di un luogo geografico, ma parla del Padre: “nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Allora quel posto che Gesù sta preparando perché i suoi discepoli possano dimorarvi è il Padre. Si tratta quindi di diventare figli. Il frutto della Pasqua, della morte e resurrezione di Gesù, è proprio quello: la possibilità per coloro che lo accolgono di diventare figli di Dio. Nessun uomo per quanto si impegni con costanza, fatica e abnegazione può diventare figlio del Padre. Nessuno si salva da solo.
Dove vai? Questo tema della dimora attraversa tutto il vangelo di Giovanni: i primi discepoli chiedono a Gesù “dove dimori? Dove rimani?” e Gesù risponde loro: “venite e vedrete”. Stando con Gesù si capisce che abita in un “luogo” sconosciuto agli uomini. Da lì attinge il vino per gli sposi (“chi dirigeva non sapeva da dove venisse”), l’acqua per la samaritana (“da dove prendi quest’acqua viva?”). Per questo Gesù dice ai giudei: “voi non sapete da dove vengo o dove vado” e a Pietro dice: “dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi”. Quindi l’uomo non conosce il Padre e non può andare al Padre. E non basta nemmeno dare una mappa, un libretto di istruzioni per diventare figli. Infatti Gesù non dice: “ecco vi indico la strada, percorretela” ma dice “io sono la via”.

È molto diverso dire “quella è la strada” o dire “io sono la strada”. Non si tratta quindi di fare una scalata faticosa per raggiungere la vetta di figli, ma di abitare nel Figlio, di essere in comunione con lui accogliendo la sua vita e il suo amore. Lui è nel Padre e il Padre è in lui. Per poter vivere da figli e abitare nel Padre è necessario accogliere il dono che Gesù ci offre, il dono di abitare in lui: “voi in me e io in voi, rimanete nel mio amore”. Questa condizione, che Paolo chiamerà “essere innestati in Cristo”, è quella che ci è stata donata nel Battesimo e che viene vissuta nell’Eucaristia. È un dono che va accolto.
Don Andrea Campisi

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