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Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,11-17)
Gesù, pane di vita
per l’uomo sfinito

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio
e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo:
«Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni,
per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare».
Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci,
a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente».
C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa».
Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo,
recitò su di essi la benedizione, li spezzò
e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.


La nostra vita e la Parola
20 2016paneLe folle. I Dodici sono appena ritornati dalla esperienza di missione e si sono riuniti attorno a Gesù per raccontare a lui ciò che hanno vissuto, ciò che hanno insegnato e fatto. Gesù infatti aveva chiamato i suoi in disparte nella zona di Betsaida perché potessero riposare. Il progetto di Gesù però fallisce: le folle intuiscono i movimenti dei Dodici e del loro maestro e si mettono sulle loro tracce. Quando Gesù vede le folle parla loro del regno di Dio e guarisce coloro che avevano bisogno di cure. La compassione è la sorgente dell’agire di Gesù. Egli guarda gli uomini e vede che sono come pecore senza pastore: ecco ciò che manca loro. È una condizione miserevole quella dell’uomo che non ha un pastore che lo conduca alle sorgenti e ai pascoli della vita. La stanchezza di chi procede come un vagabondo senza mai trovare un luogo dove dimorare, l’oppressione di chi invece di pastori trova aguzzini, lupi e mercenari a cui non interessa nulla della sua vera felicità sono due condizioni in cui spesso l’uomo si ritrova.
La lontananza da Dio sfinisce l’uomo che è costretto in qualche modo ad arrangiarsi per sopravvivere. Le folle erano sicuramente stanche ed affamate, ma Gesù comprende che la loro fame è più profonda: per questo parla loro del regno di Dio, cioè della vita nuova, del nuovo modo di vivere che è il frutto della accoglienza del Figlio di Dio e guarisce gli uomini dalle malattie che sono la conseguenza della vita senza di lui.
Il Pane.  Al declinare del giorno, i discepoli propongono a Gesù di congedare la folla. La zona è deserta e non c’è possibilità di procurarsi cibo. Gesù però sorprende i suoi con un nuovo compito: “date loro voi stessi da mangiare”.
È immediatamente evidente che quello che Gesù chiede è impossibile da realizzare: con il cibo che hanno a disposizione possono mangiare solamente gli apostoli. Ma Gesù vuole che i dodici scoprano che c’è in mezzo a loro un pane che quando viene spezzato non solo sfama la folla, ma addirittura sovrabbonda. Questo pane è Gesù stesso. Gesù non moltiplica i pani, ma li spezza e li fa distribuire ai gruppetti che sono seduti. Egli leva gli occhi al cielo, pronunzia la benedizione, spezza i pani e li dà ai discepoli. Questi 4 verbi sono i verbi dell’Eucaristia.
Il pane spezzato è una prefigurazione del corpo di Gesù che verrà spezzato, donato, sulla croce. I discepoli di Emmaus riconosceranno Gesù risorto al declinare del giorno di Pasqua proprio dallo spezzare il pane. È un pane che alimenta l’uomo, che sazia la sua fame di vita. È un pane che non può essere acquistato, ma che viene donato. “Furono portati via i pezzi avanzati: dodici ceste”: dal dono che Gesù fa di se stesso nasce una sovrabbondanza che è all’origine della evangelizzazione. Chi ha gustato questo pane di vita, può donarlo a coloro che incontra nel suo cammino.

Don Andrea Campisi

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