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Intrepida suor Leonella


Il ricordo di mons. Bertin, amministratore apostolico di Mogadiscio

Mogadiscio

“Ho cominciato a conoscere suor Leonella da quando lei si recava a Mogadiscio. Io ci andavo due o tre volte l’anno e in genere ci passavo quasi una settimana. Era molto impegnata, devota, amava il suo lavoro, credeva nelle possibilità che dei giovani somali potessero diventare buoni infermieri. Aveva molte idee, era ricca di iniziativa, sapeva il rischio che correva. Ma l’amore per la missione, l’amore per il Signore la rendevano intrepida, pronta a dare la sua vita. Come in effetti accadde. Fin dal momento della sua uccisione ero convinto che fosse morta come martire. Quindi la sua beatificazione per me non è una sorpresa; è la logica conseguenza di coloro che hanno dato la vita per amore di Dio e dei fratelli, a qualsiasi popolo o religione appartengano”. Il francescano monsignor Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti (piccolo Stato tra Eritrea, Somalia ed Etiopia) e amministratore apostolico di Mogadiscio, è un profondo conoscitore del Corno d’Africa. Giovane missionario, ha conosciuto il tempo in cui la capitale somala aveva una Cattedrale e un vescovo, Pietro Salvatore Colombo, ucciso nel 1989. L’insicurezza e l’intreccio di interessi stranieri sul Paese in posizione strategica nel continente africano, unito all’infiltrarsi del fondamentalismo, rendono la vita delle persone insicura e incera. “Chi soffre di più in questa situazione è la gente semplice, agricoltori, pastori, membri di clan non tipicamente somali”.

Pubblicato il 25 maggio 2018.

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