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Il 17 febbraio rientra in diocesi mons. Dallospedale

dallospedale

Domenica 17 febbraio rientra in Italia mons. Giancarlo Dallospedale, missionario piacentino a Roraima in Brasile. Rientrerà in Sud America il 13 giugno.
Classe 1943, prete dal 1968, mons. Dallospedale è vicario generale della diocesi di Roriama e rettore del Seminario di Nostra Signora Aparecida.
Nei giorni scorsi ha inviato una lettera alla comunità diocesana piacentina attraverso il Centro missionrio in cui  spiega la situazione della Chiesa brasiliana impegnata ad affrontare gravi situazioni come l'emigrazione dei rifigiati del Venezuela. E lancia un appello: la presenza in Roriama di qualche giovane piacentino che volesse fare un'esperienza di solidarietà.
Di seguito la lettera.

Carissimi,

sto per rientrare a Piacenza. La saggezza della Chiesa, attraverso il Diritto Canonico, orienta per questo passo che può essere doloroso ma opportuno per il maggior bene della stessa missione, giacché l’età porta con sé limiti imprevedibili. In Brasile dal 1979, e sacerdote da 50 anni, non mi resta che dire: “servo inutile”. Certamente avrei potuto fare di più e meglio, se non ci avesse giocato dentro la mia parte di fragilità umana e avessi avuto più apertura alla grazia di Dio. Mi consola la testimonianza de Teresa di Calcutta, citata da papa Francesco nella sua esortazione apostolica “Gaudete et exsultate”: “Sì, ho molte debolezze umane, molte miserie umane... Ma Lui si abbassa e si serve di noi, di te e di me, per essere suo amore e sua compassione nel mondo, nonostante i nostri peccati, nonostante le nostre miserie e i nostri difetti. Lui dipende da noi per amare il mondo e dimostrargli quanto lo ama. Se ci occupiamo troppo di noi stessi, non ci resterà tempo per gli altri”. (n.107). Spero aver lasciato, nelle diverse comunità dove sono stato inviato, un piccolo segno dell’amore di Dio, nella certezza che il Signore farà maturare i semi del Regno, nonostante le mie possibili contro-testimonianze.
In un primo momento, avevo fissato la data del mio rientro definitivo per il giorno 16 febbraio, comprando il biglietto aereo, senza ritorno, per quella data.
Ancora molte urgenze, però, sta affrontando questa chiesa di Roraima, aggravate ultimamente, con l’arrivo continuo di migranti e rifugiati dal Venezuela. Ancora scarse sono le forze missionarie disponibili, davanti alle enormi sfide dell’evangelizzazione nell’attuale contesto di questa regione amazzonica. Per questo il vescovo dom Mario Antonio mi ha chiesto di poter prolungare, ancora per qualche mese, fino a Pentecoste, la mia permanenza in attesa dell’arrivo di nuovi aiuti. Direte: mese in più, mese in meno... fa poca differenza! E‘ vero, ma appunto perché mi si chiede tanto poco, non vedo come avrei potuto negare questa richiesta...!
Come sarebbe stato bello se la Chiesa di Piacenza avesse potuto dare continuità alla collaborazione con la Chiesa di Roraima fino al costituirsi di un presbiterio locale, in grado di rispondere alle esigenze dell’evangelizzazione in questa parte del Brasile! Purtroppo, in questa esperienza di gemellaggio con le Chiese particolari del Brasile (dal 1967 ad oggi), ci stiamo “ritirando” prima di aver raggiunto l’obiettivo che sempre ci siamo proposti: aiutare le Chiese sorelle ad essere “auto-sufficienti”. Così abbiamo fatto con la Chiesa di Bragança (Parà), di Vitoria da Conquista (BA), di Picos (PI).
Qui, a Roraima, siamo venuti con l’obbiettivo specifico di aiutare la formazione del clero locale: é stato questo il motivo dell’invito del vescovo Mons. Mongiano! Roraima, creata diocesi nel 1979, l’unica in tutto lo Stato, con una estensione uguale all’Italia peninsulare, ha avuto il suo primo sacerdote diocesano nel 1998. Grazie a Dio, e con la collaborazione della nostra Chiesa, a partire dal nostro arrivo in 1997, oggi abbiamo 10 sacerdoti diocesani, ma ancora tanto pochi, per questo immenso territorio! A questo si aggiunge la necessità di interventi differenziati con gli indios, con gli abitanti dei fiumi, con i piccoli agricoltori, con le popolazioni urbane e ultimo, in ordine di arrivo, con i migranti e rifugiati dal Venezuela.
Molta gratitudine, da parte mia, alla Chiesa di Piacenza, per l’opportunità di questa ricca esperienza missionaria! E un grazie alla chiesa di Roraima che mi ha accolto con materna tenerezza. Il grazie e riconoscimento della Chiesa di Roraima alla nostra Chiesa di Piacenza, credo sia ben esplicito nel desiderio di prolungare il più possibile, la nostra permanenza qui!
Siamo arrivati a un tempo, purtroppo, che sembra sia venuta meno, nella nostra diocesi di Piacenza, la chiamata alla missione oltre confine, o forse noi siamo diventati sordi a questa chiamata. Papa Francesco ci invita a vivere con fede anche questi momenti di buio e allo stesso tempo ci invita ad aprirci sempre più al soffio dello Spirito. Così scrive nella sua Esortazione apostolica “Gaudete et exsultate": “Lo Spirito può curarci da tutto che può disanimarci nell’impegno missionario...Non c’é maggior libertà che il lasciarci condurre dallo Spirito, rinunciando a calcolare e controllare tutto e permettendo che Lui ci illumini, ci guidi, ci conduca, ci spinga per dove Lui vuole. Lo Spirito Santo ben sa quanto manca in ogni epoca e momento! E questo significa essere misteriosamente fecondi!” (E.G.280). Ci affidiamo fiduciosi all’opera dello Spirito, invocandolo costantemente, come ci esorta Papa Francesco, nel testo citato.
Vorrei allora comunicare che manterrò la data del 16 febbraio solo per una visita di pochi giorni, anche per una attenzione alle mie sorelle, rientrando in Brasile il 3 marzo e già con il rientro definitivo in Italia prenotato per il 13 giugno prossimo.
Nei prossimi mesi, mi dedicherò particolarmente alla parrocchia di confine con il Venezuela, Pacaraima. La presenza di molti rifugiati e migranti dal Venezuela, ha creato una nuova situazione che esige anche una rinnovata attenzione pastorale e la ricerca di nuovi cammini per l’evangelizzazione. In um contesto di ostilità, risuona forte più che mai quanto ci ricorda l’apostolo Paolo: “Lui é la nostra pace: di due popoli ne há fato uno solo, avendo distrutto il muro di separazione e soppresso nella sua carne l’inimicizia...” (Ef.2,14).
Mentre vi scrivo, siamo ancora profondamente costernati per la tragedia di Brumadinho (MG), dove, con la rottura delle dighe che trattenevano i detriti minerali della Compagnia  Vale; tante vite umane sono state strappate alle loro famiglie. La nostra bella “Casa Comune”, la Creazione, ancora una volta é stata sacrificata all’ingordigia del guadagno a tutti i costi. La “creazione intera” geme fino ad oggi...ed anche noi” (Rom.8,22), in conseguenza del grande peccato sociale che sembra vanificare il Progetto  di Dio Creatore! Speriamo che siano i “dolori del parto”, secondo l’immagine paolina, capaci di spronarci ad un impegno corresponsabile per un “diversamente vivere”. La preghiera possa renderci sempre più realisti ed ottimisti . Ci incoraggia papa Francesco con le sue sabbie parole: “I mali del nostro mondo...dobbiamo vederli come sfida per crescere... Siamo sfidati a intravvedere il vino in cui può essere trasformata l’acqua, e scoprire il grano buono che cresce in mezzo alla zizzania” (E.G.84).
Permettete che lanci un invito: qualora qualche giovane piacentino volesse fare una esperienza di solidarietà fraterna con i migranti venezuelani, e trascorrere con me questo ultimo tempo della missione piacentina in Roraima, certamente sarebbe una grazia e un mutuo arricchimento. Grazie! A tutti assicuro il ricordo nella preghiera e saluto affettuosamente.

don Giancarlo Dallospedale

Pubblicato il 7 febbraio 2019

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