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«I venerdì di marzo» con incontri legati al «Pozzo» di S. Antonino

pighi

“Pozzo di Sant’Antonino”, ma non solo. All’interno della chiesa di Santa Maria in Cortina, oltre alla discesa nell’ipogeo romano che conservò le reliquie del patrono di Piacenza – aperto al pubblico dallo scorso 22 dicembre – sono infatti in programma per il mese di marzo una serie di iniziative di carattere storico – culturale che vogliono stimolare ulteriormente l’interesse dei piacentini nei confronti del proprio patrimonio artistico e religioso.
A partire da venerdì 1° marzo, e poi ogni venerdì durante tutto il mese, prenderà quindi il via un ciclo di incontri organizzato dall’Ufficio beni culturali della diocesi di Piacenza-Bobbio, che si focalizzerà su alcuni aspetti di natura storica, artistica o architettonica della chiesa collocata di fronte al Teatro Municipale. Oltre alle conferenze in Santa Maria in Cortina – che saranno in tutto quattro – a metà mese ci sarà inoltre una speciale giornata di studi a Palazzo Vescovile, organizzata insieme alla Diocesi di Massa Carrara e Pontremoli, sullo scultore fiammingo settecentesco Jan Geernaert, attivo con le sue opere sia nel piacentino sia nella zona della lunigiana.
L’iniziativa è stata presentata a Palazzo vescovile nella mattinata del 25 febbraio dalla storica dell’arte dell’ufficio diocesano Susanna Pighi e da Manuel Ferrari, direttore dell’Ufficio Beni Culturali della diocesi. Si inizia quindi il° 1 marzo, con la conferenza tenuta da Annamaria Carini dal titolo “Il suburbio meridionale di Placentia da necropoli romana a centro di culto cristiano”, incentrata sulla storia dell’area sud orientale dell’antica Placentia e sul suo fondamentale ruolo di sito catacombale, prima romano e poi cristiano.
L’8 marzo, invece, Anna Riva e Manuela Veneziani incentreranno il dibattito intorno ai lacerti degli affreschi medioevali della chiesa con un incontro dal titolo “Gli affreschi medioevali di Santa Maria in Cortina e Sant’Antonino tra fede e cultura”. Tanti infatti sono i quesiti intorno ai lacerti a causa del loro cattivo stato di conservazione: in quale contesto decorativo e culturale si collocavano? Qual era l’apparato pittorico originale della chiesa? Che rapporto c’è con gli affreschi della vicina chiesa di Sant’Antonino?
Il 15 marzo, come detto, sarà invece la volta della giornata di studi dedicata allo scultore Jan Geernaert, che vedrà la presenza del direttore dell’Ufficio Nazionale per i Beni Ecclesiastici e della Soprintendenza. A Palazzo Vescovile – dalle 9 e 30 fino alle 18 – verranno fatti diversi interventi di carattere tecnico e stilistico sulla figura di questo scultore, vissuto nella nostra città dal 1727 fino alla morte, avvenuta nel 1777. Numerose sono le sue opere sparse per il territorio: si pensi al “gruppo della Crocifissione”, presente in Santa Maria in Campagna, o all’”Angelo custode”, oggi conservato all’interno del Museo Kronos della Cattedrale.
Il 22 marzo, poi, si torna in Santa Maria in Cortina, con l’incontro “Santa Maria in Cortina: dipinti e arredi tra Cinque e Settecento”. In questa occasione Susanna Pighi farà un excursus sulle opere sinora trascurate dagli studi presenti nella chiesa, a partire dal ciclo pittorico cinquecentesco del presbiterio. Si chiude il 29 marzo, insieme a Federica Gennari, con la conferenza “La gelida mano degli ottocenteschi”: restauri e restyling neogotico in Santa Maria in Cortina e in Sant’Antonino”. L’incontro ruoterà intorno al tema dei restauri di fine ottocento compiuti all’interno dell’edificio religioso. La rivisitazione dell’edificio in chiave gotica suscitò all’epoca diverse critiche, sia da parte di alcuni cittadini, sia da parte di studiosi accreditati, come il Cerri, che riconobbe in queste operazioni uno stravolgimento della struttura.

Pubblicato il 26 febbraio 2019

Federico Tanzi

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