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Un cardinale costruttore di ponti

Maria Vittoria Gazzola ha incontrato il porporato di Addis Abeba in Etiopia

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“Oh Europa Europa! Hai dimenticato le tue radici cristiane, lo straniero è mandato da Dio, non cacciarlo”.
Sono le accorate parole con le quali il cardinale di Addis Abeba, Berhaneyesus Demerew Souraphiel, richiama il vecchio Continente alla sua storia e ringrazia la Chiesa piacentina-bobbiese per i molti suoi segni nella sua terra: l’Etiopia.

Ho incontrato il porporato, nel semplice studio al palazzo vescovile della capitale, poche ore prima della mia partenza per la Tanzania, dopo due settimane di visite alle numerose missioni della congregazione delle Suore della Provvidenza per l’infanzia abbandonata di Piacenza, sostenuta nelle sue opere sociali da gruppi ed associazioni di benemeriti volontari (laici) (nella foto, Maria Vittoria Gazzola con il card. Souraphiel e suor Elfinesh, responsabile della Casa di Addis Abeba delle Suore della Provvidenza per l'infanzia abbandonata).
L’occasione dell’incontro è la recentissima nomina governativa, caduta improvvisamente sulle spalle del Cardinale, a presidente della Commissione nazionale per la riconciliazione e pace.
Un incarico delicato sommato alle già molte presidenze, più spinose che prestigiose: Consiglio della Chiesa Etiopica, Conferenza episcopale di Etiopia e di Eritrea, Conferenze Episcopali dell’Africa Orientale, nonché arcivescovo metropolita di Addis Abeba.
La sua è la più alta figura della cattolicità in un’area caratterizzata dall’ortodossia, dal protestantesimo e dall’islam.
Un incarico laicissimo, di cui l’eminente esponente della Chiesa di Roma è stato investito poche settimane fa dal primo ministro etiopico, Abiy Ahmed, a capo del governo dall’aprile 2018.

La commissione è una novità, nel panorama politico africano, come la figura chiamata a presiederlo; una novità è anche la figura del (della) vicepresidente: una donna, avvocato, non vedente, esperta di diritti umani: Yetnebersh Nigussie, premiata dal Parlamento svedese con il prestigioso “Right Livelihood award”.
E tra le novità aggiungiamo la prima presidente donna dell’intero Continente nominata in tutta libertà dal Parlamento: Sahle-Work Zewde.

Un combinato degno della più alta democrazia, se si considera che i cattolici sono meno dell’1% in Etiopia, al quarto posto dopo ortodossi (43%), protestanti (19%) e musulmani (34%).

Nelle foto, alcune immagini scattate durante il viaggio in Etiopia, suor Maristella con un'insegnante, alcuni bambini della scuola per l'infanzia delle "suore di mons. Torta" e il palazzo dell'Unionte Africana ad Addis Abeba.


— Eminenza, quali sono le ragioni della creazione della Commissione?
L’Etiopia ha bisogno di pace e di stabilità per progredire, perciò è necessaria la riconciliazione fra persone di idee politiche diverse, di diverse etnie, di diverse religioni. La popolazione chiede pace.
L’Etiopia è un Paese antico, con una storia di oltre 3mila anni, ha radici profondamente cristiane, ma anche musulmane e tutti dobbiamo lavorare insieme per la convivenza pacifica. Solo cosi possiamo andare avanti con lo sviluppo.
Ci sono molti progetti, riguardano le comunicazioni, le grandi strade, l’elettricità. Grazie a Dio, questo primo ministro, appena eletto, ha compiuto un gesto determinante ai fini della pace interna: ha fatto liberare i prigionieri politici detenuti nelle carceri, ha chiesto a quelli espatriati di rientrare in libertà.
Ha stabilito buone relazioni con i Paesi confinanti, ma dobbiamo avere anche la pace interna per continuare in questa visione.

— A che cosa si deve la scelta, quale rappresentante della religione fortemente minoritaria, alla guida della Commissione?
So che il governo ha interpellato gli altri prima di prendere una decisione, ortodossi, protestanti e musulmani. Sono stati loro ad indicare la mia persona. Credo mi abbiano visto come persona neutrale, super partes. “Lui è amico di tutti, non prende posizioni”, questo il commento che mi è stato riferito”.

Veniamo alle dighe, soprattutto quella sull’Omo, definita la più grande dell’Africa che produce una elevata quantità di energia elettrica, utilizzata sia per l’interno che per ottenere ricavi imponenti dalla vendita all’estero. Si sarebbero consumati risvolti negativi a danno delle etnie locali, a suo tempo deportate...
Il Paese ha bisogno di tanta energia elettrica. Da prassi, so che il governo prima della costruzione aveva parlato con gli anziani capivillaggio del territorio e so che erano stati presi impegni per lo sviluppo locale, attraverso l’elettrificazione dei territori, per far evolvere la gente dal sistema pastorale e sfruttare il territorio diversamente, soprattutto riducendo le fatiche fisiche, per costruire scuole, strade.
Mi pare che tutto ciò sia in corso, il dialogo c’è stato.

Il compianto cardinale piacentino Ersilio Tonini diceva che, se l’Europa non aiuterà l’Africa naufragherà con essa. Ora, una parte del nostro continente è presa di mira da un fiume di migranti, provenienti dall’Africa, che fa paura alle popolazioni e ai governanti. È una profezia che si sta avverando?
L’Africa ha ricevuto tanti profughi dal mondo, pure Gesù, Maria e Giuseppe, la Sacra Famiglia si rifugiò in Egitto: sono stati i primi profughi della storia cristiana.
L’Etiopia ha accolto anche i primi profughi musulmani dalla Mecca.
E poi tanti sono venuti dall’Europa, da Inghilterra, Francia, Germania, Portogallo, Germania, Italia (il riferimento è alla colonizzazione - ndg).
Adesso è il tempo degli africani di andare fuori. Per esempio, in Etiopia siamo in tanti, più di 100 milioni di abitanti, c’è povertà, la gente che vede la televisione pensa che lì da voi ci sia il paradiso.

Vanno via pensando di trovare lavoro, di stare bene. Scappano, vanno in Italia, maggiormente nei Paesi arabi o in Sudafrica.
Piuttosto la domanda è: come si riceve lo straniero?
Secondo la tradizione biblica, in Etiopia, nelle zone rurali la gente è sempre pronta a ricevere lo straniero, gli danno il benvenuto porgendogli la sedia per riposare, gli lavano i piedi.
In Etiopia si pensa che lo straniero sia mandato da Dio, in Europa subito lo vogliono mandare via, non danno la sedia per riceverlo.
Dove è andata la civiltà cristiana in Europa?
Non c’è più il cristianesimo. Noi diciamo: oh Europa Europa! Hai dimenticato le tue radici cristiane, hai lasciato la fede. Non la ricchezza e il benessere di questo mondo rimarranno, ma l’amore.
I muri non sono cristiani.

— Due giorni fa avete festeggiato la battaglia di Adua, cos’è l’Italia per voi?
Un Paese col quale ci sono state due guerre, in Adua l’Etiopia ha vinto, e, al tempo del fascismo, cinque anni di occupazione. Ciò è triste, perché molti sono morti, da entrambe le parti, anche molti italiani hanno sofferto; la guerra non è mai buona.
Qui in Etiopia alcuni della Chiesa ortodossa dicono che papa Pio XI aveva benedetto soldati e armamenti in partenza per l’Etiopia; questo non è vero, forse cardinali o vescovi lo avevano fatto, ma non il Papa, che era amico dell’Etiopia. Per esempio, ha costruito in Vaticano il collegio etiopico.
Credo ci sia molta confusione sulla relazione tra l’allora governo fascista e il Vaticano, noi cattolici d’Etiopia soffriamo quando sentiamo queste affermazioni.

In questi giorni papa Francesco ha annunciato l’apertura degli archivi del suo predecessore che dovrebbero fare chiarezza su quel triste periodo italiano. Da Addis Abeba come vedete l’operato di questo pontefice?
È un grande Papa, semplice, umile, un vero pastore che pensa al suo popolo e non solo ai cattolici, leggiamo la “Laudato si’” (la terza enciclica ndg).
Papa Francesco è anche una voce morale del mondo. Il primo ministro l’ha incontrato e l’ha invitato a visitare l’Etiopia (ironizza sulla povertà di mezzi che troverebbe, ndg).
Anche se lui non potrà stare sulla nostra macchina troppo “lussuosa”, lui è semplice, si accontenterà di mangiare l’ingera, starà nella casa di Madre Teresa invece di andare al palazzo. Noi saremo contenti di accoglierlo, nessun Papa ha mai visitato l’’Etiopia, speriamo che venga presto.

— Eminenza, le chiediamo un messaggio da portare ai piacentini.
Un grazie a tutti, un caro saluto al vostro vescovo mons. Gianni Ambrosio, e grazie soprattutto alle Suore della Provvidenza per l’infanzia abbandonata che lavorano molto e da molto tempo per l’Etiopia.
Piacenza per noi è città di fede, di grandi missionari.
Anche le Figlie di Sant’Anna qui presenti da molti anni sono di Piacenza, ringrazio tutti e chiedo le loro preghiere per l’Etiopia, per la riconciliazione, la pace e per uscire dalla povertà.

Maria Vittoria Gazzola

Pubblicato il 13 marzo 2019

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