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Arte e fede: il «Modello Piacenza» fa strada in Italia

L’architetto Manuel Ferrari è intervenuto a un convegno ai Musei Vaticani

MF relatore

Si è svolto il 9 maggio ai Musei Vaticani a Roma un forum dei responsabili dei beni culturali delle diocesi italiane. Fra i partecipanti, accolti dalla direttrice Barbara Jatta (nella  foto sotto), anche l’architetto Manuel Ferrari in rappresentanza della diocesi di Piacenza-Bobbio.
Tema dell’iniziativa, “La Chiesa e i suoi musei. Identità, governance e politiche culturali”.

Il nostro obiettivo – ha commentato a margine del convegno don Valerio Pennasso, direttore dell’Ufficio beni culturali della Cei – è di mettere a fuoco qua e là per l’Italia alcuni modelli di valorizzazione dei beni artistici legati alla Chiesa.
La diocesi di Piacenza-Bobbio ha saputo portare in questi anni l’attenzione della città attorno alla Cattedrale, coinvolgendo in modo positivo istituzioni e risorse, e a dar vita a una forma imprenditoriale (la cooperativa CoolTour, ndr) che collabora con la diocesi nella valorizzazione dei beni artistici ecclesiastici.

MF JattaSono oltre 200 in Italia i Musei diocesani, ma sono circa mille nella Penisola le proposte culturali da parte del mondo ecclesiale.
Con le diocesi collaborano anche i Musei Vaticani per proporre un’offerta culturale che va incontro alla domanda di migliaia di persone ogni anno.
A orientare le scelte in questo campo è il documento vaticano, pubblicato nell’agosto 2001, sulla funzione pastorale dei musei ecclesiastici.

A presentare l’esperienza piacentina è stato l’architetto Ferrari, che interverrà a dicembre anche a un forum nazionale sui beni culturali ecclesiali che sarà promosso dalla Cei a Matera nell’anno in cui la città lucana è capitale europea della cultura.

Insieme all’esperienza piacentina, nel corso dei diversi momenti della giornata sono intervenute le diocesi della Calabria, Molfetta, Terni-Narni-Amelia, Massa Carrara-Pontremoli, Caltagirone, Bergamo, Cuneo, Rossano-Cariati, la realtà di Amatrice a Rieti, colpita negli scorsi anni dal terremoto, Pitigliano e la comunità ebraica.

Proponiamo l’intervento dell’architetto Manuel Ferrari che ha preso le mosse dalla descrizione del patrimonio ecclesiastico della diocesi: 685 edifici di culto, prevalentemente costruiti dal X al XX secolo, che contengono circa 90mila beni mobili; tre seminari (Piacenza, Bobbio, Bedonia); 10 musei (Kronos – museo della cattedrale di Piacenza, museo della cattedrale Bobbio, museo dell’ex monastero di San Colombano a Bobbio, MCM - museo collezione Mazzolini a Bobbio, museo della basilica di Sant’Antonino, museo di arte sacra di Ottone, museo della collegiata di Castell’arquato, tre musei nel seminario di Bedonia); due archivi storici diocesani (Piacenza e Bobbio) e varie biblioteche.
In questi ultimi anni – sintetizziamo l’intervento dell’architetto Ferrari – grazie alla volontà del vescovo mons. Gianni Ambrosio, è nato il progetto di valorizzare la Cattedrale, a partire dalla cupola del Guercino, portato avanti con il coinvolgimento fattivo del Comune, della Fondazione di Piacenza e Vigevano e della Camera di Commercio. Molto buona la risposta da parte dei piacentini, ma non solo: il Museo della Cattedrale, che in quattro anni di vita ha visto interventi per 700mila euro grazie per lo più a sponsor pubblici e privati, è passato da 800 visitatori nel suo primo anno di attività ai 18mila del 2018. Per la gestione della visita all’intero complesso della Cattedrale, ma anche alla Collezione Mazzolini di Bobbio e, in questi ultimi mesi, al Pozzo d S. Antonino, si è promossa la collaborazione con un gruppo di giovani guide che hanno aderito a una cooperativa nata a Bobbio nei primi anni Duemila.
Sono queste sinergie istituzionali e imprenditoriali ad aver colpito la Cei e che fanno già parlare di una sorta di “Modello Piacenza”.

Una valorizzazione integrata per Piacenza


di Manuel Ferrari

9 maggio 2019, Musei Vaticani, Roma

La diocesi di Piacenza-Bobbio nasce per fusione, a partire dal 1991 delle due diocesi di Piacenza e Bobbio, a formare un territorio di complessivi 3.700 kmq che si sviluppa su tre regioni e quattro province. Delle 418 parrocchie 25 si trovano in provincia di Genova, 76 in provincia di Parma (alte valli del Taro e del Ceno), 10 in provincia di Pavia. Una configurazione piuttosto frammentaria come si può facilmente comprendere, con difficoltà di coordinamento reso ancor più complesso da problemi logistici con un capoluogo totalmente decentrato (a nord) rispetto al territorio diocesano.
Se consideriamo inoltre che è trascorso un lasso di tempo relativamente breve dalla fusione delle diocesi, ben risolta dal punto di vista pastorale ma con ancora una non ottimale riorganizzazione degli organismi amministrativi e degli istituti culturali, comprendiamo come il quadro complessivo sia di non facile lettura.

A Piacenza 685 edifici di culto

Per quanto concerne il patrimonio culturale ecclesiastico parliamo complessivamente di 685 edifici di culto (dati censimento CEI-A 2019, che abbracciano un variegato periodo di costruzione, prevalentemente dal X al XX secolo) che contengono circa 90.000 beni mobili (dati inventario CEI-OA 2013), tre seminari (Piacenza, Bobbio, Bedonia), 10 musei (Kronos – museo della cattedrale di Piacenza, museo della cattedrale Bobbio, museo dell’ex monastero di San Colombano a Bobbio, MCM - museo collezione Mazzolini a Bobbio, museo della basilica di Sant’Antonino, museo di arte sacra di Ottone, museo della collegiata di Castell’arquato, 3 musei nel seminario di Bedonia), 2 archivi storici diocesani (Piacenza e Bobbio), varie biblioteche.
Una realtà quindi estremamente variegata e complessa, ove fino a pochi anni fa non esisteva nessun progetto capace di una visione integrata, con nessuna relazione tra gli istituti.
Alle difficoltà sopra dette si aggiunge una bassa capacità di attrazione turistica del territorio attraversato da tre importanti tracciati di pellegrinaggio medievali quali la via Francigena, la via degli Abati, il cammino di San Colombano.

MF ferrariI passi compiuti

Da ormai qualche anno, per volere del vescovo mons. Gianni Ambrosio, è stato possibile un cambio di passo.
La prima azione è stata nella direzione di un potenziamento di organico dell’ufficio diocesano per i beni culturali ecclesiastici (di seguito ufficio).
Occorreva ormai dare pronte risposte a due questioni di rilevante interesse che attendevano da tempo adeguata soluzione. La prima relativa alla collezione Mazzolini, un’importante raccolta di arte del ‘900 donata alla diocesi nel 2005, con l’impegno di realizzarne un museo entro dieci anni dalla donazione.

Dopo una lunga gestazione e l’impossibilità di trovare una sede adeguata, finalmente nel 2014 la diocesi trova una soluzione in accordo con il comune di Bobbio e la parrocchia di San Colombano, all’interno del dormitorio dell’ex monastero di San Colombano (un lungo corridoio centrale di oltre 70 m, con cellette laterali).
Il museo viene inaugurato nel 2015 e collegato con il sottostante museo dell’abbazia (luogo anticamente sede del prestigioso scriptorium e biblioteca) allestito in occasione del Giubileo.

Il Museo della Cattedrale e la mostra sul Guercino

La seconda questione a cui dare pronta soluzione era la messa a dimora del museo della Cattedrale.
Dai primi anni’90 il Capitolo dei Canonici era impegnato nel tentativo di recuperare alcuni locali di loro proprietà all’interno di una palazzina sul retro della Cattedrale. I lavori procedettero a rilento a più riprese e nel momento in cui furono restaurati gli ambienti mancarono adeguate risorse per l’allestimento.
Nel 2014 la diocesi chiede di potersi sostituire in questo progetto. S
i redige una convenzione per l’uso dei locali recuperati e per gli spazi delle soprastanti sagrestie e si procede con l’allestimento.

Nel 2015 si inaugurano le prime 10 sale a pian terreno.
Fin da subito si ha la percezione che il percorso così realizzato non avrebbe potuto qualificarsi come luogo con sufficiente capacità attrattiva.
Nel 2017 matura l’dea di un grande evento per la città, una mostra sul Guercino, l’artista centese impegnato tra il 1626 ed il ’27 per la decorazione della grande cupola della Cattedrale.
Una mostra in due sedi, i musei civici di palazzo Farnese con l’esposizione di 25 opere del maestro, e la cattedrale con la realizzazione di un percorso di salita alla cupola per ammirarne da vicino gli affreschi.
È stato necessario circa un anno di lavoro per realizzare il percorso di salita che ha recuperato i camminamenti interni della cattedrale e li ha integrati con strutture lignee appositamente progettate per consentire gli affacci sulla città.
Tutto il progetto è stato concordato con la competente Soprintendenza e con il comando dei Vigili del Fuoco per gli aspetti relativi alla sicurezza dei fruitori.

Al fine di completare il percorso espositivo mancava solo la sezione sul patrimonio archivistico, straordinario per numero di carte di periodo longobardo e carolingio.
L’occasione fu un’ulteriore mostra nel 2018 che ha avuto come momento culminante la valorizzazione del “Codice 65” meglio conosciuto come “Libro del Maestro”. Un codice del XII secolo che si è scelto di raccontare attraverso un percorso esperienziale che è poi divenuto permanente.
L’offerta culturale complessiva che oggi integra il museo con la visita alla cattedrale, costituisce un unicum per caratteristiche di allestimento e contenuti, capace di richiamare l’attenzione di turisti, pellegrini, parrocchie.
Quanto sopra è stato possibile grazie all’attivazione di partnership a livello locale.

La sinergia tra Comune, diocesi e Fondazione

A partire dal 2015 è attivo un comitato di scopo, che viene rinnovato annualmente, finalizzato alla valorizzazione culturale di città e provincia, che vede tra i soggetti firmatari le principali istituzioni cittadine in particolare il comune di Piacenza, la diocesi di Piacenza-Bobbio, la fondazione di Piacenza e Vigevano, la Camera di commercio di Piacenza.
Questo ha consentito il reperimento di adeguate risorse economiche per la realizzazione dei musei e degli eventi.
Riassumendo possiamo dire che l’offerta culturale complessiva della diocesi di Piacenza-Bobbio si caratterizza per la presenza di tre importanti musei, uno a Piacenza e due a Bobbio (questi riunificati in un unico plesso) oltre ai musei minori e agli istituti culturali sopra detti e a un vasto patrimonio diffuso di edifici di culto e beni mobili in gran parte raccordati tra loro dai principali tracciati di pellegrinaggio. Questo patrimonio culturale è stato censito a partire dal ’98 ed oggi integralmente presente sul portale BeWeb.

Se da un lato si procedeva alla messa a dimora di questi percorsi espositivi, dall’altro maturava la preoccupazione di una loro gestione consapevole e sostenibile: una modalità efficace, capace di garantire adeguati servizi al pubblico ed anche favorire una visione diocesana complessiva includendo gli altri istituti culturali.

La collaborazione con una cooperativa

Un primo passo in questa direzione fu l’attivazione di una collaborazione con l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, al fine di predisporre uno studio di fattibilità.
Una prima parte di questa collaborazione è sfociata in due tesi di laurea che hanno preso in esame in particolare la sostenibilità di un museo diocesano, analizzando i dati messi a disposizione dalla diocesi e dall’ufficio cultura del comune di Piacenza. A questo è seguita una riflessione interna presieduta dal vescovo con il coinvolgendo l’ufficio beni culturali e dell’ufficio economato e amministrativo.

A fronte di una precisa scelta di non assumere personale stabile per i servizi culturali (per fondate ragioni tecniche) si è preso in esame l’opportunità di esternalizzarne la gestione, pur con l’attenzione di un coordinamento progettuale e di metodo da parte della diocesi.
La soluzione era sotto gli occhi ma non la si è immediatamente compresa; una cooperativa composta da tre giovani soci gestiva già dal 2005 il museo dell’abbazia di San Colombano in Bobbio.

Dopo molteplici incontri si è compreso e definito il modello gestionale più idoneo con la consapevolezza che lo stesso avrebbe avuto più rettifiche negli anni a seguire, per adeguarlo al meglio ai bisogni emergenti, ai contesti specifici, al riscontro sul territorio.
La cooperativa a fronte dell’affidamento dei tre musei e di una collaborazione con la libreria diocesana ha ampliato il proprio organico da tre ad undici soci differenziati per competenze in modo da offrire una vasta gamma di servizi.
Attualmente la cooperativa si occupa di apertura e gestione dei musei, didattica, restauri, servizi di vendita, comunicazione e grafica, progettazione di itinerari e percorsi tematici, organizzazione di eventi, oltre a fornire il personale necessario alla gestione di mostre e eventi organizzati dalla diocesi.

MF pubblicoI soggetti in campo

Per quanto concerne la governance la diocesi ha scelto di avvalersi di due soggetti operativi.
Da un lato l’ufficio per i beni culturali che coordina l’attività dei musei, degli istituti culturali e della cooperativa e capace di una visione complessiva del patrimonio diocesano.
Dall’altra l’Opera di Preservazione della Fede (soggetto di natura commerciale che amministra i beni provenienti dalla mensa vescovile, di seguito Opera) per le problematiche di carattere amministrativo, con la creazione di un nuovo ramo aziendale dedicato ai servizi culturali.
Il consiglio dell’Opera è formato da cinque membri, il presidente coincide con l’economo diocesano e tra i consiglieri è presente il direttore dell’ufficio beni culturali, quale figura di raccordo. Il primo passo è stato quello di formalizzare specifici contratti di gestione tra l’Opera e i soggetti detentori dei luoghi sede di musei (es. per il museo della cattedrale con il Capitolo dei Canonici). In secondo luogo attraverso opportuna convenzione l’Opera ne ha affidato la gestione alla cooperativa.

I proventi derivanti dalla gestione dei musei vengono introitati dall’Opera che per quanto concerne la gestione degli ingressi ha scelto di attivare una biglietteria elettronica.
A cadenza periodica mensile la cooperativa fattura all’Opera tutti i servizi erogati.
La diocesi ha ritenuto di favorire la fase di start-up del progetto riversando integralmente alla cooperativa tutte le entrate per i primi tre anni di attività.
La cooperativa sostiene tutti i costi derivanti dalla gestione del personale, piccoli oneri di manutenzione ordinaria, spese di funzionamento.

Un investimento di 700mila euro in 4 anni per il Museo Kronos

La diocesi non ha richiesto alla cooperativa un rapporto esclusivo lasciando la libertà di stipulare eventuali accordi con altri soggetti pubblici o privati, rientranti in determinate categorie specificate nella convenzione.
Ad oggi le uscite per il personale ammontano all’82% dei costi complessivi di funzionamento della cooperativa, questo in ragione del fatto che tutte le spese di manutenzione straordinaria e d’investimento sono sostenute dalla diocesi ed Opera.
Per dare una sommaria idea degli investimenti di avviamento fatti per il solo museo Kronos negli ultimi quattro anni, possiamo considerare una spesa di circa 150.000 € nel 2105, 300.000 € nel 2017, 250.000 € nel 2108, quasi totalmente derivanti da sponsor pubblici e privati. Somme utilizzate in parte per gli allestimenti ed in gran parte per adeguare gli impianti e restaurare molti ambienti della cattedrale.

18mila ingressi al Museo nel 2018

Un primo riscontro è dato del flusso dei visitatori: per il solo museo Kronos il primo anno di apertura sono stati registrati circa 800 ingressi, il 2018 si è chiuso con 18.000, complice anche la mostra “I Misteri della Cattedrale”. Prevalentemente visitano il museo gruppi organizzati provenienti dal nord Italia ma anche da altri paesi europei (soprattutto Svizzera, Francia, Germania).
Le spese che affronta l’Opera per la gestione ordinaria sono ridotte a circa 20.000 € l’anno (comprendenti utenze, piccole manutenzioni, imposte, sostegno all’organizzazione delle iniziative culturali), considerato che i costi del personale sono a carico della cooperativa.

Queste spese, dopo il terzo anno di attività, potranno essere assorbite dagli utili di gestione che potranno essere impiegati anche per restauri ed organizzazione di eventi.
Quest’anno è stato avviato un secondo progetto in collaborazione con l’Università Cattolica di Piacenza dal titolo “Dal business all’anima”, che ha preso in esame le iniziative proposte nel primo quadrimestre del 2019, per uno studio di carattere qualitativo e quantitativo.
Gli studenti coinvolti nel progetto somministrano questionari di gradimento ai partecipanti ed elaborano poi uno studio di gradimento accompagnato da una analisi di sostenibilità economica.

Le iniziative in corso nel 2019

Oggi il lavoro dell’ufficio beni culturali, quello degli istituti culturali diocesani e della cooperativa è sempre più armonico con l’obiettivo di giungere ad una valorizzazione integrata e sostenibile del patrimonio diocesano.
Mensilmente l’ufficio convoca il consiglio di amministrazione della cooperativa per una riunione di coordinamento di tutte le attività e iniziative, durante la quale si espongono le criticità e si cercano soluzioni per migliorare il servizio e l’offerta complessiva.
La progettazione avviene in maniera sincronica e può contare su una molteplicità di competenze.
Oltre a questo la cooperativa è affiancata da un sacerdote che sta formando i soci sulle tematiche arte e fede, al fine di predisporre percorsi di catechesi per parrocchie e catechisti.

Da quest’anno, dopo un primo periodo di sperimentazione, l’ufficio e la cooperativa hanno progettato un calendario di iniziative con particolare concentrazione delle attività in tre momenti dell’anno con le rassegne “natale ad arte” (dicembre-gennaio), “primavera ad arte” (aprile-maggio), “una cattedrale, una città” (settembre-ottobre).
Tutto questo consente una valorizzazione integrata di più siti mediante visite guidate, laboratori per ogni età, eventi musicali, esperienze multimediali legate al patrimonio storico-artistico espressione di fede della nostra comunità.
Sempre da quest’anno è stato possibile avviare anche un tavolo di coordinamento degli istituti culturali diocesani (musei, archivi, biblioteche).
La progettazione è stata sviluppata dai direttori e dal personale dei singoli istituti con il coordinamento dell’ufficio. Alla cooperativa sono state affidate le attività di promozione e comunicazione, cosa non possibile ai singoli istituti per mancanza di risorse e competenze.

La ricaduta sul territorio

Tra i punti di forza la possibilità di mantenere aperti siti culturali e valorizzare il patrimonio storico-artistico perché esso continui a comunicare con forza la fede attraverso la bellezza, favorendo in tal senso un nuovo umanesimo.
Evidenti anche le ricadute sociali ed economiche: la diocesi concorre a rendere più ricettivo il territorio e sostiene l’impiego di giovani in attività pertinenti al loro percorso di studi.
Attraverso la valorizzazione cresce la conoscenza e la consapevolezza dei luoghi e questo ne facilita la conservazione.
La comunità locale riconosce oggi alla diocesi un ruolo nuovo di soggetto trainante della vita culturale, con un radicale cambiamento di prospettiva rispetto a solo pochi anni fa, questo con evidenti ricadute positive.

Quanto esposto vuole essere una prima fase di un percorso di promozione che ha radici locali per una cultura di gestione dal basso del patrimonio culturale.
Una strada da valutare con sempre più attenzione e lungimiranza considerato le difficoltà economiche che caratterizzano molte diocesi ed il progressivo venire meno del sostegno alla chiesa tramite l’otto per mille e del volontariato.
Non è mancato in questi anni uno sforzo per esplorare e comprendere altre buone pratiche di gestione pur consapevoli che ogni territorio ed ogni realtà rappresenta un fatto a sé.
Riteniamo comunque che l’esperienza maturata nella diocesi di Piacenza-Bobbio sia significativa in quanto inserita in un territorio a limitata vocazione turistica e con una ridotta partecipazione del tessuto economico locale, e quindi particolarmente penalizzata dai fattori esterni.
Se qui sarà possibile proseguire negli anni con risultati questa esperienza, probabilmente sarà possibile farlo anche altrove purché si realizzino all’interno delle diocesi le imprescindibili condizioni di cui si è cercato di dare sommariamente conto.

Pubblicato il 9 maggio 2019

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