Menu

Mons. Vezzoli, la speranza per il cristiano è Gesù Cristo

vezzoli

 

Il vescovo di Fidenza, mons. Ovidio Vezzoli, sarà in città, nella Sala Panini di Palazzo Galli, lunedì 7 ottobre alle ore 18, invitato dalla Banca di Piacenza, a trattare il tema “Rendere ragione della speranza” dalla Prima Lettera di Pietro, capitolo 3.
Nato ad Adro, in provincia di Brescia, nel 1956, è cresciuto a Palazzolo sull’Oglio. Ha studiato nel seminario di Brescia ed è stato ordinato presbitero, nel 1980, dal vescovo mons. Luigi Morstabilini. Ha proseguito gli studi presso l’Istituto santa Giustina di Padova dove ha conseguito, nel 1991, la laurea in teologia con specializzazione liturgica. È stato insegnante, dal 1991 al 2017, di liturgia in Seminario a Brescia e presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose promosso dall’Università Cattolica a Brescia. “Sono stato un prete molto normale – dice di sé mons. Vezzoli - impegnato nella diocesi di Brescia come docente di Liturgia. Ci tengo però a dire che, accanto a questa attività legata all’insegnamento e alla ricerca, il sabato e la domenica ho sempre chiesto di svolgere un servizio pastorale in parrocchie lontane dalla città. Sono stato anche per 9 anni a Bagolino, in alta Valle Sabbia, ad aiutare un parroco anziano e malato. Queste esperienze di parrocchia, a contatto con la gente, sono state importanti e di grande aiuto per il mio sacerdozio”. “Poi inaspettatamente - aggiunge il presule - il 5 marzo del 2017, è arrivata la richiesta di colloquio con il Nunzio apostolico in Italia in cui mi veniva comunicata la decisione di Papa Francesco di affidarmi la diocesi di Fidenza, nella quale sono presente dal 16 di luglio del 2017. L’ordinazione episcopale è avvenuta il 2 luglio 2017, nella cattedrale di Brescia, grazie all’imposizione delle mani dal Vescovo Luciano Monari, del quale ho sempre nutrito una stima profondissima, a cui sempre sarò sempre riconoscente e grato”.
A lui abbiamo posto alcune domande

Cosa significa rendere ragione della speranza?
L’invito che l’autore della prima lettera di Pietro, rivolge alle comunità cristiane, è di un’attualità sorprendente. Innanzitutto, senza giri di parole, la speranza per il cristiano è Gesù Cristo, è il Vangelo, la buona notizia di Dio per l’umanità di ogni tempo. Rendere ragione significa offrire, con il proprio comportamento, con le proprie scelte, un atteggiamento di vita fatto di mitezza e rispetto, senza arroganza, che favorisca lo stile del dialogo.

In una udienza del 2017, che aveva lo stesso tema, papa Francesco ha affermato che la speranza non può rimanere nascosta deve sprigionarsi al di fuori. Cosa ne pensa?
Non è possibile, infatti per i cristiani, mantenersi in una condizione di autoreferenzialità, non si può più pensare ad una pastorale caratterizzata dalla conservazione dell’esistente. Tutto ciò è in contraddizione con la stessa fisionomia della chiesa, la quale è per costituzione missionaria e non preoccupata solo di conservare la propria identità, chiusa in sé stessa.

Il Papa diceva che una persona senza speranza non riesce a perdonare. Cosa significa?
Rendere ragione della speranza significa accettare la sfida del perdono. Il volto concreto degli atteggiamenti da vivere, che scaturiscono dalla lettera di Pietro, sono proprio la riconciliazione e il perdono che superano i pregiudizi di confini, di culture, di credo religioso… Il che non significa abbassare la tensione della dimensione missionaria, perché, anche se il dialogo non è inficiato da prevenzioni, non si deve rinunciare alla testimonianza cristiana.

Veniamo ora a Mons. Ovidio, Vescovo di Fidenza, come sta vivendo il suo ministero episcopale?
Certamente l’episcopato è stato un passaggio di vita notevole, significativo, carico di responsabilità. Però il fatto che io non abbia cercato e voluto nulla di tutto questo, mi ha permesso di entrare nella diocesi di Fidenza con molta libertà, con l’atteggiamento di colui che ascolta e impara. Tuttavia cerco di assumermi le mie responsabilità, anche pagando di persona, senza delegare nessuno a quel che mi compete decidere. Sono stato sempre abituato a vivere nella schiettezza, nell’onestà, ad esser uomo di parola e affrontare in faccia le situazioni, lasciando perdere tanti pettegolezzi. La nonna, rifacendosi alla saggezza popolare, mi diceva: “La bocca la si chiude solo ai sacchi”, quindi la verità viene sempre a galla… Ed io cerco di vivere con questo stile.

La Chiesa di oggi in che direzione sta andando? Alcuni dicono che il prossimo sinodo per l’Amazzonia potrebbe realizzare una mezza rivoluzione: laici che possono officiare riti liturgici, l’ordinazione di viri probati, il diaconato alle donne… Però nello stesso tempo ci sono forti resistenze in ambito cattolico, addirittura movimenti, espressamente contro il papa, dicono che Francesco sta portando la chiesa fuori dai binari dell’ortodossia. Cosa ne pensa?
Faccio mia la risposta che Francesco ha dato, a domanda simile, ad un gruppo di giornalisti. Prima di tutto bisogna precisare che il sinodo per le chiese dell’Amazzonia non potrà portare a decisioni universali. Il sinodo è un cammino insieme, di ascolto e discernimento con l’obiettivo di verificare, con molta chiarezza, la realtà dei problemi, le complessità, anche la bellezza e la ricchezza di tanti doni che la chiesa esprime in quella terra. In secondo luogo è vero che, nei lineamenti di quel sinodo, sono state espresse alcune istanze, ma sono semplicemente alcuni orientamenti sui quali decidere. Dietro a chi esprime forti criticità e contestazioni a Francesco, si nasconde uno spirito fortemente fondamentalista e conservatore, che ha paura di perdere il poco che ritiene di avere. Tutto ciò esprime una forma di polemica gratuita, fine a sé stessa che palesa, in modo eloquente, una incapacità di ascolto e di dialogo che invece papa Francesco intende perseguire…

 Arriverà la Chiesa, nel prossimo futuro, all’ordinazione di viri probati? Al diaconato alle donne?
Non lo so e penso che sia l’ultimo dei problemi che riguarda il cammino ecclesiale…
Papa Francesco, o chi per lui, dovesse giungere a una scelta di questo genere credo che però non andrebbe contro il cammino di verità della chiesa.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 3 ottobre 2019

   

Ascolta l'audio   

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente