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Il nuovo anno dell'Azione Cattolica

 il mandatp dell'A.zione Catolica, i relatorirelatori

“Se mi fosse stato chiesto di parlare del servizio 40 anni fa, alla vigilia del mio sacerdozio, avrei sottolineato, in modo particolare, la gioia, la felicità che viene dal servire il Signore, raccontando qualche episodio gratificante”. In questo modo ha esordito don Gigi Bavagnoli, nella sua testimonianza, durante la celebrazione del mandato per l’Azione Cattolica diocesana, al Seminario Vescovile di via Scalabrini, il 20 settembre, a Piacenza. “Oggi, dopo tanti di sacerdozio, - ha proseguito - con tutte le fatiche, le preoccupazioni, le incomprensioni, i dubbi e anche gli sbagli che si compiono nella vita, d’istinto, parlerei di servizio dal punto di vista della fatica e del sacrificio”. Quindi - per don Gigi - gioia e fatica sono due aspetti che si compenetrano, non sono così alternativi, fanno parte dell’esistenza. “Allora servire, dare la vita - ha aggiunto il sacerdote - significa obbedire a qualcuno e restituisce una grandissima libertà. Il servizio, nell’obbedienza, mi ha salvato dal narcisismo, dalla solitudine, dalla tristezza e, positivamente, mi ha regalato i doni della comunità, di tanti fratelli e tanti figli”.

Servire è ascoltare
“Servire è ascoltare, creare dei percorsi a dei ragazzi con cui la vita non è stata buona”. Così Paola Gemmi, pedagogista, vicepresidente di Kairos Piacenza, comunità e servizi educativi per minori, ha capito come mettersi a servizio dei più piccoli. “Ho imparato ad andare al loro passo, ad aiutarli e comprenderli. “Dedico molto tempo a questi ragazzi conciliandolo anche con la vita familiare. La logica del servizio - ha aggiunto - è sicuramente uno stile di vita che cerco di far mio, accompagnata dal Vangelo che mi piace tenere nella borsa, infatti tutte le le mattine, quando esco, lo porto con me, perché mi possa nutrire a livello personale”.

Le parole del diacono Idda
“Sono nato in Sardegna da una famiglia umile e, negli anni '60, ci siamo spostati a Piacenza: mi sento anch’io un immigrato”. Sono le parole di Mario Idda, diacono, direttore della Caritas diocesana. “Ho compreso cosa significa prendere coraggio e partire per per dare ad una famiglia prospettive di vita migliori. È l’eredità di amore e di servizio che mi hanno lasciato i miei genitori. Poi - ha aggiunto - il matrimonio: due figli e adesso 5 nipoti, un sesto in arrivo. Nel 2000, in un periodo esistenziale difficile, ho capito che dovevo affidarmi e ho cominciato a leggere i diversi segni che, nel tempo, accadevano. Dapprima sono diventato ministro straordinario dell’Eucaristia per stare accanto agli ammalati e alle persone anziane, poi il percorso di preparazione al diaconato e, nel 2014, l’ordinazione per vivere in pienezza il servizio. Lo scorso anno il mandato, affidatomi dal Vescovo, di direttore della Caritas, capitato proprio durante la pandemia che mi ha colpito con la malattia. Mi sono reso conto della fragilità umana e ho vissuto la preoccupazione di dover aiutare ancora più poveri che venivano a bussare alle uniche porte aperte della Caritas. È stato un momento forte in cui ho scoperto come il Signore non ci abbandona e la provvidenza esiste. Siamo riusciti a dar da mangiare sempre a tutti, riprendendo anche i servizi di ascolto e accompagnamento delle persone”.

La forza dell'amore
“Servizio, dal latino “servitium”, è il lavoro che il servo doveva fare in base ad un “imperium” (comando) del padrone, pena la punizione”. È la riflessione di Francesco Giangregorio, medico gastroenterologo di Piacenza, che voluto andare alle origine del termine servizio. “Il Vangelo - ha sottolineato - però propone un servizio, un sacrificio sollecitato da una forza che non è la paura, ma l’amore. Io come tanti colleghi medici e operatori sanitari - ha aggiunto - non siamo stati obbligati a fare quello che abbiamo realizzato, ci ha animato proprio lo spirito dell’amore e del servizio”. Infatti - per Giangregorio - le cose fatte con amore assumono un significato profondo: sono come il sale che da sapore al cibo e la luce che irradia speranza.

L'esempio di Bachelet
La presidente, Ilaria Massera, prima del rito del mandato, ha evidenziato la grande gioia del ritrovarsi insieme, per la prima volta in presenza, dopo il lockdown, e anche l’emozione di salutare il Vescovo Gianni che, come pastore, ha sempre manifestato la sua affettuosa vicinanza all’Azione Cattolica della diocesi di Piacenza-Bobbio. “Il servizio, sull’esempio di Vittorio Bachelet, per tre mandati, presidente nazionale dell’Azione Cattolica, è l’espressione concreta e ideale dell’agire come cristiani”. Cosi il vescovo mons. Ambrosio, nella sua riflessione, ha posto l’accento sull’offerta di sé. “Bachelet - ha aggiunto - è stato anche vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura e ha cercato, dal punto di vista giuridico, di far valere, a livello civile, la carica rivoluzionaria del servizio”.

Il potere nelle sue varie forme - ha puntualizzato il Vescovo - affascina sempre, ma la proposta di Cristo è un amore che si fa servizio non per primeggiare. Riprendendo ancora le parole di Bachelet il presule ha sottolineato come: “Si dovrà coltivare l’umiltà, che implica un vero spirito di servizio, la sola che può evitare il pericolo di trasferire l’attiva generosità di impegno del singolo, in una sorte di identificazione della propria persona e della propria affermazione”. Il tempo che si sta vivendo è quindi - per mons. Ambrosio - un appello all’umiltà e, concludendo, ha invitato gli aderenti all’Azione Cattolica a camminare con Cristo nella Chiesa, confidando nello Spirito Santo.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 23 settembre 2020

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