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L'Antonino d'Oro

L’Antonino d’Oro

L’edizione numero 30 a Giancarlo Bianchini

bianchini

La passione per l’educazione. L’impegno politico vissuto secondo quanto raccomandava Paolo VI, ovvero come “la forma più alta di carità”. La dedizione al volontariato con le persone disabili nell’Assofa, l’Associazione Solidarietà Famiglie.
È Giancarlo Bianchini - delegato dei giovani dell’Azione Cattolica diocesana negli anni ‘60, docente universitario, parlamentare dal 1983 al 1992, già presidente della Camera di Commercio e dal ‘93 presidente dell’associazione Assofa - l’Antonino d’Oro dell’anno del Giubileo straordinario della Misericordia. Il Capitolo dei canonici della basilica intitolata al patrono vogliono così premiare anche tutta la famiglia di disabili, genitori, volontari che hanno condiviso con lui il cammino di solidarietà e di fede.

Il riconoscimento - patrocinato dalla Famiglia Piasinteina e giunto alla trentesima edizione - sarà consegnato dall’arcivescovo di Bologna mons. Matteo Zuppi il 4 luglio al termine della messa patronale delle ore 11 in basilica. Mons. Zuppi fino alla nomina alla guida della Chiesa bolognese è stato assistente ecclesiastico della Comunità di Sant’Egidio, una realtà che Giancarlo Bianchini ha incontrato alla fine degli anni Ottanta a Roma e con cui ha condiviso l’attenzione alle “periferie esistenziali” del nostro tempo, partecipando anche alla delegazione di osservatori internazionali alle elezioni in Mozambico.

“Nella testimonianza di vita del prof. Bianchini - spiega don Giuseppe Basini, parroco di Sant’Antonino - riconosciamo alcuni ‘tratti’ che possono essere presi come riferimento da tutti coloro che, giovani e adulti, hanno a cuore il bene della nostra città. Innanzitutto la passione dell’educatore, preoccupato non solo di trasmettere nozioni ma di attivare processi finalizzati a far emergere le potenzialità proprie di ogni persona considerata nella sua integrità e unicità. In secondo luogo, l’impegno politico orientato a favorire un reale e possibile bene comune di tutti i cittadini, interpretato alla luce dell’idea che la politica è «la forma più alta di carità» (Paolo VI) e non occasione per alimentare interessi personali o di parte. E da ultimo, la dedizione nel volontariato non solo per difendere il diritto di integrazione delle persone disabili nel nostro tessuto sociale ed ecclesiale, ma per mostrare fattivamente la bellezza dei doni e i preziosi insegnamenti che le persone più fragili sono in grado di offrire quando sono adeguatamente sostenute attraverso un’esperienza di comunità (luogo di perdono e di festa) e di preghiera. Il suo agire schietto, tenace e appassionato, non disponibile a facili accomodamenti quando in gioco c’è il bene delle persone più deboli e delle loro famiglie, lo riteniamo uno stimolo positivo per la vita della nostra città e della nostra Chiesa”.


Un servizio sarà pubblicato sull'edizione de "il Nuovo Giornale" di venerdì 10 giugno 2016

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