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Maestri di preghiera

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Disabili, fede e catechesi: cantiere aperto

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“Uno degli ambiti dell’handicap che mi ha sorpreso fin dall’inizio è l’autismo. Sono persone che sembrano bloccate e il blocco, dall’esterno, ci fa dire che non sono in grado di capire, che non sentono nulla, perfino che sono vuote. In tutti questi anni di frequentazione ho imparato a misurarmi sui fatti. E ho toccato con mano che le loro preghiere sono espressione di un vissuto interiore, di una profondità capaci di sorprendere. Se segregassimo le persone disabili, non solo faremmo un torto gravissimo a loro, privandole di relazioni e di stimoli di cui hanno bisogno, ma noi stessi ci priveremmo di una profondità di fede, di una sensibilità religiosa, che possono fare un gran bene alle nostre comunità”.
Mons. Carlo Tarli - presidente del Capitolo della Cattedrale e delegato diocesano per il diaconato permanente e i ministeri laicali - da 26 anni ogni mercoledì nella chiesa di San Raimondo sul Corso celebra la messa dell’associazione Assofa. È un rito speciale, che - applicando il metodo del fondatore della comunità “L’Arche” Jean Vanier - combina gesti, parole, drammatizzazione del Vangelo.
Il tutto per aiutare le persone disabili, specie quelle che non sono in grado di esprimersi pienamente con il linguaggio verbale, a vivere in pienezza il loro incontro con Gesù.

Sull’onda dell’invito di Papa Francesco al Giubileo dei disabili, abbiamo cercato di raccogliere alcune esperienze di educazione alla fede ed integrazione in atto nella nostra diocesi.


Leggi il servizio alle pagine 12 e 13 dell’edizione di venerdì 1° luglio 2016.

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