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Don Eraldo: «ero già prete e poi ho incontrato Dio»

mons. erasmo carpanese


84 anni, originario di Santo Stefano d’Aveto, dove era nato il 19 ottobre 1936, don Eraldo era affetto dal morbo di Parkinson dal 2006, che ha affrontato con grande serenità dopo una vita non priva di sfide, vissute sempre con prontezza e senza mai tirarsi indietro. Il sacerdote è morto improvvisamente il 29 luglio; venerdì 30
alle ore 20 nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano si tiene la veglia di preghiera. Nella stessa chiesa i funerali si svolgono sabato 31 luglio alle 15 e sono presieduti dal vescovo mons. Adriano Cevolotto.

Il vero incontro con Dio

L’incontro di don Eraldo con Dio e con la vera fede, che metterà in moto tutta la sua vita di sacerdote, risale a dopo l’ordinazione sacerdotale, avvenuta il 27 maggio 1961. La formazione in Seminario è vissuta alla ricerca di Dio, ma senza sperimentare fino in fondo sul piano personale il suo amore: un Dio che giudicava di cui sentiva parlare negli anni della sua formazione non soddisfaceva le ricerche di giovane prete, che, scoraggiato, si stava rassegnando a una fede vuota. Il vero incontro con la fede cristiana avviene solo nel 1965, quando don Eraldo è invitato da alcuni amici alla “Scuola sacerdotale”, esperienza di formazione per preti provenienti da diverse nazioni, nata nel Movimento dei Focolari fondato da Chiara Lubich.

Una rivoluzione copernicana

In quella compagnia avviene per don Eraldo una vera e propria “rivoluzione copernicana”: Dio non è il giudice severo a cui ancora molti credono, ma si rende visibile nell’amicizia degli altri sacerdoti che stanno con lui, è un padre che ama i suoi figli, e un fratello in Cristo. Le parole di don Silvano Cola, allora responsabile della “Scuola sacerdotale”, e di Chiara Lubich, sono la più grande testimonianza di questa fraternità. All’interno del Movimento don Eraldo scopre una nuova famiglia in Cristo e un punto di riferimento che manterrà per tutta la vita.

In missione nel nord Europa
Dopo quest’esperienza il sacerdote comincia a vivere la fede in modo diverso, e senza esitare accetta l’invito del vescovo di Bobbio mons. Pietro Zuccarino a partire missionario fra gli emigranti italiani in Germania. Dopo aver vissuto per due anni in una famiglia di Mulacher, viene chiamato a Londra, dove rimane per tre anni, vivendo nella capitale inglese nel pieno delle contestazioni del ’68.

In Svezia le piccole meraviglie di Dio

Ma il vero periodo di prova nella missione parte dal 1970, quando a don Eraldo viene chiesto di nuovo di spostarsi, questa volta tra gli emigranti italiani in Svezia, per occuparsi della chiesa di Sant’Erik, cattedrale cattolica della capitale. Don Eraldo viene accolto nel Paese scandinavo, affronta anche la mancanza di cibo e riscaldamento, ma la comunità non manca di mostrare la sua vicinanza, e a Sant’Erik nasce il movimento parrocchiale dei Focolari. Quest’esperienza aiuta italiani e non a trovare nella Chiesa una famiglia, e don Eraldo viene in aiuto di parrocchiani con problemi di alcool, droga o tendenze suicide. In Svezia rimane 18 anni, assistendo al miracolo di una Chiesa nata dal nulla, animata da una fede sincera e autentica. Fino ad oggi fedeli dal nord Europa arrivavano a Santo Stefano d’Aveto per venire a trovare il loro sacerdote.

La vocazione di don Roberto Isola
Nel 1988 don Eraldo viene richiamato in Italia dal vescovo di Bobbio mons. Giacomo Barbarino. Fino al 1993 è parroco nel piccolo paese di Rovegno in val Trebbia (200 abitanti), dove vede crescere la vocazione di Roberto Isola, oggi parroco della Concattedrale di Bobbio.
Dal ’93 al 2000 è parroco moderatore di Bardi insieme a don Carlo Tagliaferri e don Dante Concari. Insieme coordinano 13 parrocchie e vivono la comunione cristiana all’insegna delle parole di Gesù: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”.

Gli anni della malattia
Dal 2000 è chiamato a guidare la parrocchia del suo paese natale, Santo Stefano d’Aveto, e solo il morbo di Parkinson riesce a fermare la sua azione sacerdotale nel 2006.
A dispetto della malattia, negli anni non aveva mai smesso di comporre e di creare: è del 2008 “San Stè”, inno a santo Stefano dedicato al suo paese, e del 2011 il pezzo per corale polifonica “Ti voglio bene”. Nel 2013 ha concluso una tavola di due metri per quattro dedicata a Maria Madre delle Genti, che oggi decora la facciata del santuario di Strà in val Tidone. La sua esperienza di vita è raccontata nei libri “La luce vera”, “La luce in tutte le cose” e “Meditazioni”, uscito nel giugno 2020, in cui sono pubblicati anche i suoi dipinti. Fin dagli anni ’60 la pittura, insieme alla musica, è stato infatti il mezzo che ha utilizzato per esprimere la bellezza che portava dentro di sé.

“Il Dio che cercavo”
“Il Dio che cercavo - spiegava in un’intervista al nostro settimanale - l’ho trovato nell’amore scambievole. L’ho visto incontrando i sacerdoti di diverse nazioni che erano con me alla «Scuola sacerdotale». Lì ho sperimentato qualcosa che rimane per sempre, e che per questo ho identificato come Dio: il bene che ci siamo voluti e che ci vogliamo come cristiani non morirà mai, e questo bene è Dio. La miglior condizione per capirlo è avere un’anima aperta e disponibile a tutto, in un atteggiamento di ricerca. Su questo deve fondarsi la nostra fede”.
A Maria è dedicata una delle ultime opere di don Eraldo, la Madonna Madre delle Genti posta sulla facciata del santuario di Strà in val Tidone. L’amore per l’arte e la musica è stato un altro punto fermo nella vita di don Eraldo: “L’arte fa uscire quello che di bello c’è in noi, è un modo per esprimere la bellezza che portiamo dentro”.

Anche la malattia si trasforma
“La missione per me - raccontava ancora - ha voluto dire cogliere tutto quello che arrivava: non sono partito per una mia scelta, ma ho sempre risposto a un altro che mi chiamava. Questo mi ha permesso di passare momenti bellissimi e conoscere persone e culture straniere”.
“Vedo la malattia - sottolineava ancora - come un discorso tra me e Dio. È molto bello, perché mi ha permesso di incontrare persone nuove e profonde, e soprattutto di accettare in positivo quello che mi sembra negativo”.

(ha collaborato Alberto Gabbiani)

Pubblicato il 29 luglio 2021

Commenti   

0 # Ben 2021-08-01 17:06
Una grande persona e veramente come uno padre per me. L’ho amerò per sempre! Riposa in pace Paddan!!
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