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Un nuovo pensiero per la rinascita

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A fronte del cambiamento d’epoca e del periodo pandemico, a causa del COVID-19, è richiesto un nuovo pensiero, una nuova cultura. Proprio per venire incontro a questa esigenza è importante la bussola che ci offre una nuova sintesi della Dottrina sociale della Chiesa (Dimensione sociale della fede, LAS, Roma 2021), predisposta da  mons. Mario Toso, incaricato per la Pastorale sociale e del lavoro della CEER, vescovo di Faenza-Modigliana. Un tale sussidio verrà presentato il 4 settembre prossimo alle ore 9,45, presso l’Istituto Veritatis splendor di Bologna, ai vari rappresentanti delle organizzazioni ecclesiali, ma non solo. Aiuteranno ad approfondire le urgenze di questo periodo storico e la rilevanza dell’Insegnamento sociale della Chiesa, il cardinale Matteo Zuppi arcivescovo di Bologna, il presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali Stefano Zamagni, il Presidente dell’UCID Gian Luca Galletti, già ministro per l’ambiente.
La sintesi di Dottrina sociale della Chiesa che verrà presentata, è «nuova» nel senso di aggiornata, specie con riferimento al magistero sociale di Benedetto XVI e di papa Francesco. Infatti, il noto Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, voluto da san Giovanni Paolo II, è fermo all’anno 2004, anno di promulgazione e di pubblicazione.

Il ponderoso volume di Mons. Mario Toso, già Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, si propone anzitutto come strumento per la formazione e per l’insegnamento. In particolare, sollecita la ripresa dell’azione sociale e politica dei cattolici, non ristretta ai temi sensibili ed identitari (inizio e fine della vita, famiglia, libertà di insegnamento, tutela delle scuole paritarie), bensì comprensiva dei grandi temi dell’ecologia integrale, della pandemia, del cibo e della terra, dell’acqua, dell’energia sostenibile, delle migrazioni, della tratta degli esseri umani, del land grabbing, delle diseguaglianze, della riforma profonda dell’economia, del sistema finanziario e monetario internazionale, delle istituzioni giuridiche e politiche del mondo. A fronte di un pianeta in crisi e della necessità di costruire una comunità di popoli, vivificati dalla convivialità e della fraternità, diventa sempre più imprescindibile far comprendere che la Dottrina sociale della Chiesa è il germe di una nuova visione e di una nuova cultura politica.

La specificità della Dottrina sociale della Chiesa 

È tempo di superare il pregiudizio che la Dottrina sociale della Chiesa sia una mera silloge di testi sociali senza la proposta di una progettualità interna. Si tratta, invece, di un sapere sapienziale che enuclea ideali storici e concreti di società, di economia e di politica. Queste non acquisiscono senso e forma casualmente o in maniera meccanica. Il loro sviluppo richiede di essere configurato corrispondentemente alla dignità delle persone e dei popoli, alle esigenze del bene comune mondiale. Per realizzare questo non basta la buona volontà. Occorre bypassare la cultura odierna, segnata da una progettualità discontinua e fluida. La Dottrina sociale della Chiesa intende sorreggere e potenziare la capacità necessaria di ideazione architettonica del vivere sociale e di alimentare l’esperienza incessante di buone pratiche, a partire dalla fecondità plasmatrice della fede. Essa porta nella storia la potenza della profezia che deriva ai credenti dalla loro partecipazione al completamento della nuova creazione che Cristo risorto ha iniziato e prosegue nell’oggi.

Riguardo a ciò quanto la comunità cristiana è cosciente e reattiva?

Pare che una tale coscienza non sia sempre viva presso la maggioranza dei credenti. Non a caso il volume, che si presenterà nei primi giorni di settembre, muove dalla dimensione sociale della fede, la cui rilevanza spirituale e culturale è già stata messa in luce da papa Francesco nel IV capitolo dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium. Ciò che oggi sconcerta è che spesso non si reputa che la propria fede possa avere incidenza sulla vita sociale e politica. Non pochi credenti ritengono che la propria fede sia un ostacolo per la costruzione di una società degna delle persone. La fede non sarebbe fonte di un nuovo pensiero, di rinnovamento sociale, di nuovi umanesimi, all’altezza delle aspirazioni più profonde della gente. Sulla base di questi pensieri qualcuno è giunto a scrivere che la politica e la società non hanno più bisogno dei cattolici!
La dottrina sociale aggiornata ha, invece, tutte le potenzialità per arricchire, potenziare, trasfigurare gli ethos sociali, le democrazie. La stessa storia del continente europeo ha mostrato che è stata proprio la fede cristiana a seminare i tessuti socio-culturali dei Paesi europei di quelle nozioni e di quei valori (persona, libertà, fraternità, uguaglianza, solidarietà) che hanno propiziato la nascita della democrazia (cf J. Maritain, Cristianesimo e democrazia). Papa Benedetto XVI e papa Francesco l’hanno ribadito più volte. Per essi, se la fede cristiana venisse meno, la stessa democrazia diverrebbe un guscio vuoto.

Ma la Dottrina sociale è solo un inizio

Essa necessita di essere assunta e tradotta in progetti sociali e in prassi politica. Rispetto a ciò già Giuseppe Lazzati notava che i cattolici, pur essendo dotati di un prezioso tesoro, spesso si mostravano incapaci di tradurlo in linguaggio politico. Per compiere una simile traduzione è necessario un passaggio precedente. Ossia che la Dottrina sociale sia studiata e venga elaborata dal punto di vista culturale, in maniera da generare una cultura cattolica. Solo se questa viene, poi, diffusa e tradotta in processi di vita e in compattazione di associazioni e di movimenti, può fiorire e diffondersi nella società un’adeguata cultura cattolica politica. I movimenti, le prassi culturali sono imprescindibili per supportare l’apporto dei credenti nella società e nelle istituzioni. Solo così possono essere in grado di proporre visioni originali e ambiziose. Solo così possono partecipare al dibattito pubblico articolando e presentando progetti aggiornati, integrali, in grado di affrontare le molteplici questioni sul tappeto. L’apporto della Chiesa non va ristretto alle opere di carattere assistenziale. Un cristianesimo fatto solo di assistenza verrebbe meno alla fondamentale vocazione di annunciare il Vangelo e di favorire una vita buona per tutti i cittadini.
La Dottrina sociale, ben approfondita e articolata dal punto di vista spirituale e culturale, può aiutare a proporre una Chiesa non in formato ONG; a valorizzare il ruolo e la presenza del cattolicesimo nell’attuale società italiana, senza incapsularli in etichette di parte, di sinistra o di destra.

Il ruolo delle comunità ecclesiali e delle aggregazioni

In vista di rendere la Dottrina sociale fermento di vita nuova, scaturigine di una nuova cultura, è imprescindibile il ruolo delle comunità ecclesiali e delle varie aggregazioni, associazioni e dei movimenti. Non tanto per una conoscenza nozionistica, bensì per una ricezione e per una sperimentazione della Dottrina sociale come vita che scaturisce dall’unità di vita con Gesù Cristo. In particolare, con la celebrazione dell’Eucaristia. La Dottrina sociale si impianta nelle culture, negli ambienti di vita, allorché viene sperimentata come fede che partecipa all’azione redentrice, trasfiguratrice e ricapitolatrice di Cristo, che fa nuove tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra.

                                             Luca Tentori

Pubblicato il 27 agosto 2021

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