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Natale: perché non «basta la salute»

omelia 


“Basta la salute”: lo abbiamo sentito ripetere da tanti in questo tempo di pandemia. Eppure non è vero che basta la salute. La salute è fragile, e questa pandemia ce lo dimostra, generando in noi paure ed ansie. Ci serve invece un orizzonte di vita, un “oltre”, uno sguardo più in là, rivolto alla vita eterna. Lo ha detto il vescovo mons. Adriano Cevolotto alla messa della notte di Natale nella Cattedrale di Piacenza (clicca qui per il testo integrale dell'omelia). La celebrazione si è svolta alle ore 20 del 24 dicembre.

La logica di potere del censimento
Viviamo un tempo - sintetizziamo le sue parole - segnato dal buio e dalle tenebre. Un tempo che ci accomuna tutti, ovunque uno viva sulla faccia della terra. Nella notte in cui è nato Gesù duemila anni fa era in corso il censimento ordinato dall’imperatore romano. Il censimento si organizzava per due motivi: il primo, fiscale, per capire di quante tasse poteva usufruire l’impero; il secondo, militare, per capire su quanti uomini avrebbe potuto contare l’esercito. Il censimento perciò - ha proseguito mons. Cevolotto - è segno di potere. I numeri vogliono sempre in genere indicare un potere, una forza. Non a caso, ad esempio, oggi ci chiediamo: ma quanti amici hai su Facebook?


Un fatto che accade alla periferia dell’impero
Il Vangelo della natività parla di una scena che si svolge alla periferia dell’impero; è un fatto quasi insignificante per i dati statistici della storia. Eppure, quella notte, viene al mondo un Bambino che sarà decisivo per il cammino dell’umanità.


L’esperienza del limite
Anche noi facciamo esperienza del limite: il limite della durata della vita terrena, il limite della medicina perché non sempre si guarisce, i limiti personali che ciascuno di noi si ritrova. Il limite - ha proseguito il Vescovo - ci schiaccia se il nostro orizzonte è legato solo all’oggi, a quaggiù, e non guarda a un “oltre”. Ma se entriamo in contatto con il Bambino Gesù, la nostra vita può cambiare. Dio entra nel mondo come un Bambino perché non lo percepiamo come un concorrente, ma lo sentiamo vicino e l’accogliamo nella sua fragilità.


Una “buona notizia” per tutti
La Buona Notizia di questo Bambino che nasce e rivoluziona, se lo vogliamo, le nostre priorità e il nostro modo di affrontare la vita, è per tutti.

A tutti, in qualunque situazione esistenziale ci troviamo - ha concluso mons. Cevolotto nel suo primo Natale piacentino - rivolgo anch’io l’annuncio degli angeli: “Non temete. Oggi è nato per voi un Salvatore”.

D. M.

Ascolta l'audio   

Pubblicato il 24 dicembre 2020

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