Menu

Il Vescovo, Maestro nella fede e nell’annuncio della Parola

La cattedra, riservata in Cattedrale al vescovo, posta sul lato sinistro del presbiterio, è la stessa usata dal santo Gianelli.

In preparazione all’accoglienza del nuovo Vescovo nella nostra diocesi don Aldo Maggi propone un commento all’omelia del santo Gianelli sulla figura del vescovo nel giorno del suo ingresso a Bobbio: questo ci può aiutare a vivere i giorni dell’attesa.

Il modo più appropriato per vivere i giorni dell’attesa dell’incontro con il Vescovo eletto Adriano, designato a guidare la nostra chiesa di Piacenza-Bobbio, mi sembra quello, da una parte, di accompagnare questo tempo con l’invocazione orante, perché, ricolmato dello Spirito, possa essere pastore secondo il cuore del Padre; d’altra parte mi sembra opportuna una riflessione che ci aiuti a riscoprire il senso di appartenenza ad una chiesa-comunione in cui, accanto al ministero ordinato (vescovi-presbiteri-diaconi), possa emergere sempre più la ricchezza di un ministero che è di tutti e scaturisce dal battesimo e fa sì che insieme, pastore e gregge, nella molteplicità e nello scambio dei doni, possano camminare alla sequela dell’unico grande Pastore, Cristo Signore.
La chiesa bobbiese che ha celebrato nel 2014 il millennio della fondazione come chiesa diocesana, senza dimenticare nessuno dei vescovi che l’hanno guidata ininterrottamente nell’adesione al Vangelo, ricorda in particolare il vescovo Antonio Gianelli proclamato santo da Pio XII il 21 ottobre 1951. Ordinato Vescovo il 6 maggio 1838, faceva il suo ingresso in Bobbio l’8 luglio successivo e nell’omelia dell’eucarestia di insediamento, qualificava il proprio servizio episcopale attraverso alcune immagini: Maestro, Pastore, Padre.

I Vescovi araldi della fede
A partire dal testo dell’omelia del Gianelli vorrei commentare in queste settimane di attesa del vescovo Adriano queste immagini per cogliere da una parte il servizio specifico del vescovo nella comunità diocesana e dall’altra come tutti noi possiamo corrispondere adeguatamente al suo ministero di maestro, pastore, padre, per essere un solo gregge che cammina sotto la guida di un solo pastore.
Il vescovo è anzitutto
Maestro nella fede, attraverso l’annuncio autorevole della parola di Dio. Così afferma il Concilio Vaticano II: «Tra i principali doveri dei vescovi eccelle la predicazione del Vangelo. I vescovi infatti sono gli araldi della fede che portano a Cristo nuovi discepoli, sono dottori autentici, cioè rivestiti dell’autorità di Cristo che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella pratica della vita e la illustrano alla luce dello Spirito Santo, traendo fuori dal tesoro della Rivelazione cose nuove e vecchie (Mt 13,32), la fanno fruttificare e vegliano per tenere lontano dal loro gregge gli errori che lo minacciano» (Lumen Gentium 25). Anche il Gianelli nella sua accorata omelia nel giorno dell’ingresso a Bobbio afferma: «Io sono il vostro Maestro… quello che deve sorvegliare e dirigere e correggere se fosse d’uopo, onde la santa Divina Parola registrata nelle Divine Scritture, affidata alle apostoliche tradizioni, dichiarata dai Padri, sancita dai Concili, illustrata dai Dottori e dagli Interpreti, venga insegnata nella sua purità e nella sua integrità tramandata alle future generazioni».

Il Gianelli, interprete autorevole della Parola
Il Gianelli è profondamente consapevole di essere custode e interprete autorevole della Parola e di dover vigilare affinché l’annuncio di essa risuoni nella sua integrità e verità in tutta la sua Diocesi. In una lettera inviata il giorno della sua consacrazione episcopale ai bobbiesi (6 maggio 1838) Antonio Gianelli esprimeva il desiderio di giungere al più presto per annunciare la Parola e alimentare la fede del popolo a lui affidato, perché a nessuno venisse a mancare il nutrimento della Parola: «Non ci sfugge… che voi, quasi bambini testé generati, bramate il latte della Divina Sapienza, desiderate ardentemente che vi si spezzi il pane della Parola Divina…». Spezzare il pane della Parola, far sì che essa risuoni ovunque, esortare, ammonire, insegnare insistendo, come dice l’Apostolo, in ogni occasione opportuna e non opportuna: questo il servizio principale del vescovo nella sua comunità come emerge dal Concilio e anche dall’omelia del Gianelli. La “Cattedra” riservata in ogni chiesa cattedrale al vescovo, sulla quale egli si “insedia” al momento dell’ordinazione e nella Diocesi al cui servizio è chiamato all’inizio del suo ministero, è il luogo simbolico da cui egli compie il suo specifico ministero di annunciatore autorevole della Parola.
Se il servizio dell’annuncio costituisce il compito precipuo del Vescovo, quale deve essere l’atteggiamento di noi, popolo di Dio che cammina sotto la sua guida, se non quello di un ascolto attento, assiduo, docile, di un’adesione piena al suo “magistero” che sotto l’azione dello Spirito, conferitogli in pienezza nell’ordinazione, egli esercita nella sua Chiesa?
Alleniamo l’orecchio, la mente, il cuore ad un ascolto accogliente e docile all’annuncio che il Vescovo Adriano farà risuonare nella sua chiesa così che il pane della Parola e il pane dell’Eucarestia spezzati dal Pastore ci aiutino a divenire un corpo solo, un’unica comunità che cammina insieme al suo pastore verso il Signore.

Aldo Maggi

Nella foto, la cattedra, riservata in Cattedrale a Bobbio al Vescovo, posta sul lato sinistro del presbiterio, è la stessa usata dal santo Gianelli.

Pubblicato l'8 settembre 2020

Ascolta l'audio   

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente