Menu

L'immagine del Vescovo-Buon Pastore

museo cattedrale bobbio, pastorale del vescovo  mondani  del 1479

In preparazione all’accoglienza del nuovo Vescovo nella nostra diocesi, proseguono gli interventi di don Aldo Maggi dedicati al santo Gianelli  nel giorno del suo ingresso a Bobbio: questo ci può aiutare a vivere i giorni dell’attesa.

Accanto all’immagine del vescovo-maestro, il Gianelli nella sua omelia tenuta il giorno del suo ingresso in Bobbio dà rilievo anche a quella del vescovo-pastore. L’immagine del pastore e del gregge attraversa tutta la Bibbia, dalla Genesi (49,24) all’Apocalisse (7,17), per significare la cura e la premura di Dio (il pastore) nei confronti del suo popolo (il gregge).
Almeno due testi biblici sono assai significativi ed esprimono in modo stupendo la sollecitudine di Dio nei confronti del suo popolo e dell’intera umanità: il profeta Ezechiele e il Vangelo di Giovanni.
Ezechiele esprime così il pensiero e la decisione del Signore, profondamente deluso e amareggiato nei confronti dei pastori che hanno «pascolato se stessi», anziché prendersi cura del gregge: «Così dice il Signore Dio: Ecco io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna… le farò uscire dai popoli e le radunerò da tutte le regioni… le condurrò in ottime pasture… Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare… Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte, le pascerò con giustizia… Susciterò per loro un pastore che le pascerà, il mio servo Davide…» (cfr Ez,34).
Dio stesso si prenderà cura del suo popolo, il gregge che egli ama, inviando nel mondo un “nuovo” Davide, il Messia, suo figlio Gesù che sarà il “pastore” del suo popolo. Gesù stesso nel Vangelo di Giovanni parla di sé come del Pastore che non solo si prodiga con premurosa sollecitudine di tutto il gregge così come di ogni singola pecora, ma addirittura è pronto a dare la vita per il gregge che ama: «Io sono il Buon Pastore. Il Buon Pastore dà la vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde, perché è un mercenario e non gli importa delle pecore…» (Gv 10,11-13).

Il Buon Pastore dà la vita per il proprio gregge
A differenza del mercenario, al Pastore Buono “importa” delle pecore; esse sono importanti, preziose ai suoi occhi, egli vive per loro ed è disponibile a dare la vita per ciascuna di esse. Gesù darà la vita morendo sulla croce in un’eccedenza d’amore per il suo gregge, ma l’intero suo ministero è stato un prendersi cura, un ridare la vita a coloro che segnati dalla malattia e dalla sofferenza non potevano vivere con dignità, a coloro che stretti dalla malattia dello spirito, il peccato, non potevano viverla in pienezza la vita. Gesù nello stesso discorso afferma: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». (Gv 10,10).
Antonio Gianelli inviato a Bobbio come vescovo, dopo la ricca e feconda esperienza di Chiavari, si lascia trafiggere il cuore dalle parole di Gesù contenute nel Vangelo e con un messaggio vibrante e commovente inviato ai bobbiesi il giorno della sua ordinazione episcopale così afferma: «Veniamo dunque a voi, Figli Dilettissimi, non solo per pascervi con la parola di vita e nutrirvi col cibo dei Sacramenti ma anche per soffrire con voi. Il Buon Pastore dà la vita per il suo gregge e Colui che dava questa norma disse: ‘Ed io do la mia vita per le mie pecore’. Se vedo arrivare il lupo e fuggo, significa che sono un mercenario. Vengo dunque, come pastore, vengo al più presto per vedere tutte le mie pecore, per conoscerle e perché esse conoscano me. Dio voglia che io le trovi tutte nell’ovile! Ma, se per caso, una qualunque si sarà perduta, o sarà stata rapita dal lupo, non l’abbandonerò. La chiamerò di giorno, griderò durante la notte, non risparmierò cura o fatica finché non l’abbia trovata e, presala sulle spalle, la riporterò all’ovile. Se troverò qualche lupo sulla mia strada, non mi farò indietro, né stimerò la mia vita più di me stesso. Fatto tutto a tutti, sono pronto a morire per tutti, anzi, per ognuno di voi! O morte, più preziosa di ogni vita!»

L'omelia del Gianelli il giorno dell'ingresso
Anche nell’omelia del giorno dell’ingresso con lo stesso afflato e la stessa passione per il gregge affidatogli così esclamava: «Dio mi manda vostro pastore. La scelta dei pascoli e delle pasture, la scorta a pure sorgenti mi è confidata, raccomandata, intimata. Mi è intimata la guardia, la cura, la salute del gregge. Guai se per mia trascuranza o per la mia sonnolenza, per la mia infingardaggine o per la mia pusillanimità, una sola delle affidatemi pecore venisse a mancare, venisse a perire. Sono dichiarato un mercenario, un traditore, un assassino, un furfante. Non posso esser buono se non sono pronto a morire per voi e per ciascuno di voi. Il Buon Pastore del Vangelo è il mio solo esemplare».
Nel Rito dell’Ordinazione, al vescovo Adriano sarà consegnato il pastorale, segno della cura e della dedizione al gregge che gli è affidato e certamente egli come il Gianelli, come il Buon Pastore, spenderà la vita per la sua chiesa, ma dovrà poter trovare in noi una corrispondenza generosa, una disponibilità piena a lasciarsi coinvolgere nel cammino verso il Signore. È ancora Gesù, nel Vangelo di Giovanni, a suggerirci il modo giusto di “stare” con il Pastore: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono» (Gv 10,27). Noi tutti, popolo di Dio che è in Piacenza-Bobbio siamo chiamati ad offrire al Pastore che verrà un’adesione profonda espressa attraverso la trilogia di parole che nel linguaggio biblico sono di forte intensità, perché appartengono al vocabolario della fede: ascoltare-conoscere-seguire.
Si tratta di costruire un legame che esprime relazione profonda e vera (conoscere in senso biblico dice questo), di coltivare il desiderio di sintonizzarci con la Parola che egli spezzerà per noi, di allenarci ad una sequela entusiasta e appassionata per un cammino fecondo e gioioso.
A tutto questo ci vogliamo preparare in questo tempo di attesa.

Aldo Maggi

Nella foto: Bobbio, Museo della Cattedrale, Pastorale gotico del Vescovo Giovanni Mondani del 1479. Sviluppa il bel ricciolo in filigrana d’argento dorato chiudendolo con la raffinata statuetta del buon pastore.

 

Pubblicato il 15 settembre 2020

Ascolta l'audio   

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente