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L'ordinazione a Treviso: come partecipare

mons. Adriano Cevolotto

Sono aperte le iscrizioni per partecipare all’ordinazione episcopale di mons. Adriano Cevolotto, che si terrà sabato 26 settembre, alle ore 10, nella chiesa di San Nicolò a Treviso.
La Diocesi, tramite l'Ufficio Pellegrinaggi, mette a disposizione due pullman per i fedeli. Si viaggerà nel rispetto delle normative predisposte dal Ministero dei Trasporti per la prevenzione del contagio da Covid19.

Per iscriversi e per ulteriori informazioni, occorre rivolgersi direttamente all'Ufficio Pellegrinaggi al numero 0523.308335 o tramite mail all'indirizzo
Le iscrizioni rimangono aperte fino a martedì 22 settembre 2020.

Il tempio di San Nicolò e i Domenicani

Il tempio monumentale di San Nicolò è il più grande edificio religioso di Treviso, più vasto anche del Duomo. Le sue origini sono legate ai frati Predicatori, noti come Domenicani, dal fondatore Domenico di Guzman. A Treviso andarono a  combattere l’eresia catara o albigese, presente anche in questo territorio. Probabilmente  fecero la loro comparsa fin dai primi anni ’20 del XIII secolo. Non ebbero però una sede fissa prima del 1230, quando il Comune di Treviso decretò l’assegnazione di un terreno e di 500 lire all’Ordine, ove avesse voluto costruirsi chiesa e convento.

La prima chiesa di S. Nicolò - più piccola dell’attuale - fu costruita subito dopo il 1230 a partire dal contributo iniziale del Comune; nel 1244 i Domenicani avevano già realizzato parte del loro convento. Nel 1303-1304 venne demolita tutta o gran parte della chiesa originaria, per sostituirla - su progetto dell’architetto Fra’ Benvenuto della Cella - con il tempio attuale, che è orientato con l’abside verso il sorgere e la facciata verso il tramonto del sole. La nuova edificazione subì diverse interruzioni e rimaneggiamenti nei secoli. Alla caduta della Repubblica di Venezia (1797) il complesso fu occupato dalla guarnigione francese e più tardi il decreto napoleonico del 25 aprile 1810 tolse ai Predicatori il monastero annesso al tempio di S. Nicolò: i beni patrimoniali della congregazione soppressa e della chiesa vennero affidati allo Stato e i Domenicani abbandonarono definitivamente Treviso.

Da Napoleone agli austriaci

Gli Austriaci mantennero a lungo le destinazioni napoleoniche e dunque la chiesa fu destinata a magazzino, con la conseguenza di vari danni dovuti all’asportazione di un certo numero di pezzi artistici, rubati o distrutti dalle varie truppe occupanti. Se dopo il 1839 il convento tornò alla Curia per diventare il nuovo - e attuale - Seminario vescovile, un primo restauro del tempio fu realizzato solo nel triennio 1847-1849, con la riparazione del tetto e delle finestre, cosa che consentì nel giugno del 1850 il ritorno al culto del tempio di san Nicolò, divenuto Vicarìa del clero secolare.
Il Governo Austriaco nel 1856 finanziò altri grandi lavori di completamento e di restauro. Il tetto della navata centrale venne elevato tutto ad uno stesso livello, fu alzata la facciata aprendo anche la trifora sommitale, il soffitto originale, a capriate, venne sostituito con l’attuale a carena rovesciata, si rifecero le volte delle navate laterali e venne anche stesa una nuova pavimentazione di marmo, con i colori rosso, nero e bianco che richiamano ai colori della veste dell’Ordine ed il sangue del martire dominicano san Pietro di Verona (1205–1252).

treviso san nicolo

Le due guerre e i restauri

Già colpito durante la prima guerra mondiale quando fu nuovamente usato come magazzino militare, il tempio di S. Nicolò nel corso della seconda subì ancora danni al tetto, al campanile, al pavimento, ad alcuni altari e alle vetrate, quasi tutte distrutte, nel corso di due bombardamenti aerei  che colpirono Treviso il 7 aprile e 27 dicembre 1944.
Durante i due conflitti un certo numero di dipinti, asportati e custoditi in luoghi designati alla loro custodia dalle autorità civili e religiose, furono invece preservati con successo da possibili distruzioni o danneggiamenti.
Fra il 1945 e il 1960 si procedette alla riparazione dei danni, al ripristino della funzione del tempio e finalmente all’asportazione della calce che ne copriva le pareti, riportando a vista il cotto che ne caratterizza oggi il caldo aspetto interno.

Pubblicato il 14 settembre 2020.

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