Menu

Il «padre» nella persona del Vescovo illustrata dal Gianelli

immagine del vescovo Antonio Maria Gianelli

In preparazione all’accoglienza del nuovo Vescovo nella diocesi di Piacenza-Bobbio proseguono gli interventi di don Aldo Maggi dedicati al santo Gianelli  nel giorno del suo ingresso a Bobbio: questo ci può aiutare a vivere i giorni dell’attesa. In questo intervento si parla della figura del "padre" nella persona del vescovo: "Vi devo essere padre, tutti vi amo, anche gli stolti e gli ingrati"

L’ultima immagine utilizzata da Sant’Antonio Gianelli per delineare la figura del Vescovo, che in qualche modo intende comprendere anche le altre (Maestro e Pastore) è quella di “Padre”. Sappiamo bene quante volte Gesù ha usato questa espressione per rivolgersi a Dio: «Io ti rendo lode Padre...» (Lc 10,21), «Padre, ti ringrazio perché mi hai ascoltato...» (Gv11,41). «Padre è giunta l’ora glorifica il Figlio tuo...» (Gc 17,1), «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice» (Mc 14,36), «Padre nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46). Gesù si rivolge a Dio con questo tono famigliare, confidenziale, pieno di fiducia e invita i discepoli, insegnando la preghiera del Padre Nostro, ad avere questo atteggiamento di filiale abbandono, ma anche di totale obbedienza, così come lui, il Figlio, si è fatto obbediente al Padre fino alla morte di croce. Anche il popolo di Israele, pur utilizzando poco il termine “Padre”, ha consapevolezza della paternità di Dio. Quando il Signore manda Mosè dal Faraone gli fa annunciare: «Israele è il mio Figlio primogenito... lascia partire il mio figlio perché mi serva (Es 4,22-23). E nel profeta Osea si legge: «Quando Israele era fanciullo io lo ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio» (Os 11,1). È un Padre premuroso, ricco di tenerezza, che si prende amorevole cura del Figlio (il popolo di Israele): «A Efraim insegnavo a camminare tenendolo per mano... Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare» (Os 11,3-4).

«Sarò un padre premuroso, dolce, appassionato»
È un Padre capace di compassione che nonostante le manchevolezze gravi del figlio, il popolo di Israele, non lo può abbandonare: «Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione» (Os 11, 8).
Se Dio, chiama Israele con il nome di Figlio, il popolo lo riconosce come padre: «Signore, tu sei nostro Padre, noi siamo l’argilla e tu colui che ci dà forma» (Is 64,18). È Gesù tuttavia, come già abbiamo detto, che utilizza molte volte il termine Padre (Abbà) con quel tono famigliare che risveglia un mondo di affetti, di fiducia, di abbandono e insegna ai discepoli a fare altrettanto.
Il Vescovo Antonio Gianelli solidamente ancorato alla Sacra Scrittura, predilige l’immagine del “Padre” per dire il modo con cui egli vuole porsi dinanzi ai suoi figli, quelli che il Signore gli ha affidato inviandolo come vescovo a Bobbio.
Nell'omelia del giorno dell'ingresso così si esprime:  «Voi mi siete Figli, voi mi chiamate Padre: Io vi sono e immancabilmente vi devo esser padre, e padre tanto più buono, tanto più premuroso, tanto più dolce, affezionato, appassionato per voi quanto voi siete più cari e diletti al Padre celeste che ha dato per voi il suo Divin Figlio, cui non siete costati meno del sangue e della vita... ed io non abbraccerò con tutta l’espansione del mio cuore, questi miei figli che Dio mi ha dati e che all’Unigenito Figlio di Dio sono sì cari? Ah! Sì, venite tutti al mio seno, che tutti vi abbraccio e tutti vi stringo nelle viscere di Gesù Cristo. Venite, che troppo mi siete cari, e sento che, per la grazia di Dio, già tutti, tutti vi amo... tutti? Anche gli stolti? Anche gli ingrati? Quelli pure che, forse, col tempo potessero anche odiarmi, anche calunniarmi, anche offendermi? Sì, miei cari Figliuoli anche quelli, perché anche stolti, anche ingrati, anche odiosi, anche oltraggiatori, non lascerebbero di essermi Figli; e, se a Dio piace, non lascerò di amarli per questo, non lascerò di curarli per tutti guadagnarli a Gesù Cristo».

«Sarò un padre che vi correggerà, vi rimproverà, vi difenderà»
Un padre, per compiere la sua missione dovrà anche correggere i suoi figli come dice la scrittura «Il Signore corregge colui che egli ama e percuote colui che riconosce come figlio... e qual è il figlio che non viene corretto dal Padre?» (Eb 12,6-7). Così anche il Gianelli con tono accorato, così continua la sua omelia: «Forse io qualche volta sarò contrario ai vostri pensieri, ai vostri desideri, ai concepiti vostri divisamenti; ma sarà sempre da Padre. Forse ancora vi sgriderò, impugnerò forse ancora la sferza; voi forse mi crederete pastore disamorato, maestro indiscreto, ma spero che questo mai non sarà e che anche allora vi sarò Padre e che la sferza sarà da Padre non da Pastore, non da Maestro.  Vi sarò empre a difendervi, sempre a salvarvi. E anche allora che un qualche lampo di zelo potesse accendermi e trasportarmi a qualche rimprovero, a qualche minaccia, a qualche castigo, voi ricordare che anche allora vi sarò Padre e forse ancora Padre migliore che quando saprò sopportarvi. Deh! Secondatemi, dunque sempre, arrendetevi, abbracciatevi meco, e siete salvi, che alla fin fine io non voglio, io non cerco se non la vostra eterna salute». 
Il vescovo Adriano viene a noi come maestro nella fede, pastore premuroso e sollecito, ma anche come “padre” buono e amorevole e ci invita ad affidarci come figli, attraverso di lui al Padre che è nei cieli, a corrispondere all’amore incondizionato del Padre che egli viene a mostrarci, a lasciarci condurre amo- revolmente per mano per camminare insieme verso il Signore.
La paternità che egli verrà ad esercitate trovi in noi dei figli docili e fiduciosi capaci di lasciarci guidare con tenerezza e fermezza, per camminare insieme verso l’unico grande Maestro, Pastore e Padre, il Signore Dio.

Aldo Maggi

Pubblicato il 18 settembre 2020

Ascolta l'audio   

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente