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Mons. Cevolotto ha ricordato il predecessore Pellizzari

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Un ritratto del vescovo Giovanni Maria Pellizzari alla luce della Parola proposta dalla Liturgia: è quello che ha offerto mons. Adriano Cevolotto, vescovo eletto di Piacenza-Bobbio, ai fedeli di San Zenone degli Ezzelini sabato 19 settembre, nel centesimo anniversario della morte, avvenuta a Piacenza il 18 settembre 1920. La messa nella chiesa parrocchiale è stata concelebrata dal parroco, don Antonio Ziliotto.Mons. Cevolotto ha ripercorso nell’omelia le tappe della  vita del vescovo Pellizzari. Nato nel 1851 a San Zenone, ai piedi dei colli asolani, ordinato sacerdote nel 1873, laureato in matematica e fisica, Pellizzari fu professore al Seminario di Treviso e poi rettore nello stesso per otto anni. Nel 1905 fu scelto da papa Pio X come pastore della diocesi piacentina, che guidò fino alla morte, nel 1920.

Il suo insegnamento: custodire Gesù
Le parole di san Paolo, nella liturgia della XXV domenica del Tempo ordinario, sottolineavano il cuore della missione di un vescovo: “Per me il vivere è Cristo”. Parole forti – ha sottolineato mons. Cevolotto – in cui l’apostolo tende a identificarsi con la persona, l’agire e il pensiero di Gesù che è glorificato nel mio corpo, manifestato nella sua potenza. Nel Vescovo, nel prete, nel consacrato, nella consacrata, in ogni battezzato che vive la propria vocazione noi dovremmo poter vedere Cristo. E come si è manifestato Cristo nella persona e nel ministero di mons. Pellizzari? All’inizio del secolo scorso egli ha vissuto in un periodo storico non molto diverso dal nostro, attraversato da vicende dolorose come la Grande Guerra e, a Piacenza, dalle inondazioni del Po. La Chiesa, inoltre, viveva la preoccupazione per il modernismo. Il vescovo Pellizzari cercò di custodire l’autenticità della fede. “Ecco il suo insegnamento: dobbiamo custodire Gesù, il suo Vangelo, l’autenticità del suo messaggio, preoccupati di non perdere per strada la rivelazione di Dio che è Gesù”.

L'attenzione alle povertà generate dalla Grande Guerra
Mons. Pellizzari – il racconto del suo successore, Cevolotto - fu un uomo determinato, ma insieme alla fermezza visse una grande passione per i poveri, in un tempo segnato da molti problemi e fatiche. Sostenne la popolazione durante la Grande Guerra, fu “sul fronte”, il fronte delle popolazioni che vivono le conseguenze drammatiche dei conflitti: conseguenze famigliari, economiche, sociali, attento alle situazioni di povertà che si determinavano nelle famiglie, anche come conseguenza della mancanza di forze giovani, impegnate al fronte. Il vescovo crea un clima di vicinanza nella preghiera, dispone che in ogni messa si reciti la preghiera per la pace, invita a pregare per i soldati, conosce e sostiene madri, mogli, figli di chi combatteva, crea quello che è il primo servizio di un pastore: un legame spirituale, un sostegno di fede. Il Vescovo promuove anche collette per le necessità delle famiglie. “Devoto al Sacro Cuore e a Maria, è stato un figlio di questa terra che ha vissuto la conformazione a Gesù nella carità pastorale. In lui possiamo riconoscere il volto del Buon samaritano” ha sottolineato il vescovo Adriano.

«La testimonianza di chi mi ha preceduto»
A Piacenza Pellizzari portò la stagione veneta dell’associazionismo laicale, perché la cura per l’umano è fatta di relazioni sociali, politiche, economiche.
“A me, che sarò chiamato tra poco a presiedere quella Chiesa, insegna a non dimenticare la testimonianza di coloro che mi hanno preceduto. «Comportatevi dunque in modo degno del Vangelo di Cristo»: l’appello di san Paolo è per ciascuno di noi, perché troviamo il nostro modo di rendere vivo il Vangelo di Gesù, che è testimoniato e reso credibile dalla nostra vita”.
A San Zenone degli Ezzelini molti luoghi parlano di mons. Pellizzari, la casa natale (che mons. Cevolotto ha visitato con i famigliari), il convento dei Padri Passionisti, donato alla congregazione dal vescovo Andrea Giacinto Longhin dopo che Pellizzari, nominato vescovo a Piacenza, aveva lasciato quella sua residenza alla diocesi di Treviso.
Al termine della celebrazione la parrocchia di San Zenone ha donato a mons. Cevolotto una copia dell’immagine della Madonna del Monte, che è custodita nel santuario locale e che da sempre protegge la comunità e tutti coloro che a lei si rivolgono.

Alessandra Cecchin

Pubblicato il 24 settembre 2020.

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