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«Il 2020 non è da dimenticare»

tedeum


“Ricordare, non dimenticare”: è questo l’invito lanciato dal vescovo mons. Adriano Cevolotto alla messa di fine anno in Cattedrale.


Perché ringraziare
Questa celebrazione - sintetizziamo le sue parole - prende il nome dal canto che intoneremo dopo la comunione, il “Te Deum” che inizia così: “
Noi ti lodiamo, Dio ti proclamiamo  Signore”. In questi giorni i titoli dei giornali sottolineano che questo anno è proprio da dimenticare. L’agenzia Ansa diceva chiaramente: “Addio 2020, l’anno più brutto delle nostre vite”. Se è un anno da dimenticare, che senso ha - si è chiesto mons. Cevolotto - lodare Dio? Il motivo - ha precisato il Vescovo - sta proprio nella nostra fatica e incapacità di lodarlo sotto il peso delle sofferenze vissute dalle nostre comunità, dalle famiglie, da noi stessi. Il testo del “Te Deum” si conclude con una certezza: “Pietà di noi, Signore, pietà di noi. Tu sei la nostra speranza, non saremo confusi in eterno”. Se rendiamo grazie, Dio trova spazio in noi e ci permette di non essere soffocati e confusi dall’emergenza e dalla paura, ma di aprirci alla speranza.
I fatti accaduti ce lo dimostrano: la sofferenza è stata davvero tanta, ma nelle corsie degli ospedali si sono verificati innumerevoli gesti di dedizione, di sacrificio e di dono. Il dolore è stato pesante ma ha generato anche tanta prossimità e ha fatto nascere in molti domande di senso. Ci siamo accorti di tanta vita sprecata dietro a cose inutili. La coscienza della nostra precarietà ci aiuta così a non sentirci onnipotenti.

L’anno di una nuova chiamata
Per me il 2020 è stato l’anno di una nuova chiamata - ha detto il Vescovo, che a luglio è stato nominato da papa Francesco alla guida della nostra diocesi -. “Per me - ha aggiunto - si è trattato di lasciare determinate sicurezze e di rimettere in gioco la mia vita, la mia fede, le mie relazioni.

“Siamo tutti interconnessi”
Ma c’è un’altra scoperta che ha caratterizzato il 2020: abbiamo capito che siamo tutti interconnessi e profondamente uniti. Chi conosceva prima d’ora la città cinese di Wuhan
dove si sono registrati i primi casi del coronavirus? Piacenza - si potrebbe dire - si è scoperta alla periferia di Wuhan.
“Fratelli tutti” è stato l’appello lanciato in questi mesi dal Papa affinché ci sentiamo uniti non solo nel pericolo che ci minaccia (l’altro mi potrebbe contagiare), ma anche nel costruire: insieme siamo più forti.
L’arrivo del vaccino - ha concluso il Vescovo - ci infonde fiducia. L’amnesia collettiva, il voler dimenticare tutto quanto molto in fretta, non ci servirà a nulla. Piuttosto occorre che apriamo gli occhi sulle tante emergenze che la nostra società deve affrontare, oltre a quella sanitaria. Ci sono emergenze sociali, economiche, formative e culturali da vivere con la stessa dedicazione con cui abbiamo affrontato il problema coronavirus. Buon anno a tutti.

D. M.

Pubblicato il 1° gennaio 2021

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