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Bono, 60 anni tra musica, impegno e spiritualità

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«All’inizio della nostra storia incocciamo in qualcosa di molto radicale senza rendercene conto. Era la fede. Avevamo fede in noi stessi, nella musica e anche in Dio. La spiritualità, in un mondo così materialista, è rivoluzionaria, è liberatorio riconoscere qualcosa di eterno negli esseri umani». I suoi nomi di battesimo sono Paul come “l’apostolo delle genti”, e David come il secondo re d’Israele, ma il mondo lo conosce più semplicemente come Bono. Il compositore, vocalist e frontman della rockband irlandese U2 – che domenica 10 maggio ha tagliato il traguardo dei 60 anni – è un personaggio unico nel panorama mondiale, grazie ad una convinta spiritualità e ad un carisma regale. Artista a tutto tondo, è assurto a una popolarità internazionale per tanti aspetti “collaterali” al suo lavoro ma per lui intimamente collegati: “Come rockstar ho due istinti”, ripete da tempo: “Divertirmi e cambiare il mondo”.
Per abbracciare il complesso intreccio di relazioni ed esperienze del cantante-attivista, da sempre schierato al fianco di organizzazioni non governative impegnate “sul campo” come Amnesty International e Greenpeace, un’ottima bussola è la prima biografia italiana a tutto tondo: Bono. La voce degli U2 tra musica, impegno e spiritualità (256 pagine, € 17,90), firmata da Loris Cantarelli e fresca di stampa per Hoepli Editore nella bella collana “La Storia del Rock - I Protagonisti”, unanimamente riconosciuta per il saper andare oltre la semplice analisi musicale (approfondendone i significati culturali e sociali).
L’adolescenza di Bono a Dublino è funestata a 14 anni dalla morte della madre, che vede accasciarsi al funerale del padre di lei (morto nella notte dopo la festa per i 50 anni di matrimonio) e persa per aneurisma cerebrale in ospedale, proprio nell’anno in cui i Disordini del terrorismo irlandese raggiungono la capitale. Dopo questo dolore, la strada della futura rockstar non farebbe presagire nulla di buono, ritrovandosi con il padre e il fratello maggiore in casa: “Tre uomini che si facevano lentamente del male a vicenda, non sapendo come gestire il senso di perdita e limitandosi a prendersela l’uno con l’altro”.
Dopo due anni di sbandamento, nella stessa settimana il giovane Bono riesce invece a incanalare in una direzione positiva la sua vita, fidanzandosi con l’amica Alison Stewart e formando gli U2 con altri compagni di liceo: l’amore e la musica instaurano un legame che in entrambi i casi prosegue con frutto ancor oggi. A metà anni Ottanta diventa un’icona della cultura pop internazionale, in particolare con il celebre concerto Live Aid nel 1985 (dove conquista un miliardo di telespettatori in mondovisione scendendo dal palco per abbracciare una fan tra il pubblico) e l’album pluripremiato The Joshua Tree con la band nel 1987. Nel disco, oltre a citazioni bibliche che si rincorrono a partire dal titolo (L’albero di Giosuè) si rinviene un tema ricorrente, la ricerca inesausta, il deserto luogo per antonomasia dell’assenza di vita e nel contempo  del possibile incontro con la vita, con Dio.
Lungo i decenni Bono riesce a non farsi ingabbiare dalla retorica e dalle aspettative, rispondendo con vitalità più unica che rara alle pressioni e alle sollecitazioni creative, senza temere di prendere posizione su argomenti fino ad allora quasi tabù per il rock, come la fede nel Dio di Gesù Cristo (cresciuto vedendo la possibilità concreta del dialogo tra un padre cattolico e una madre protestante, più attenti all’amore l’un l’altro anziché il contesto esacerbato della cultura attorno a sé) e l’attenzione agli ultimi, esplosa oltre ai concerti benefici nella campagna Drop The Debt portata avanti al volgere del millennio dall’associazione Jubilee 2000 (incontrando e coinvolgendo il presidente USA Bill Clinton e papa Giovanni Paolo II fra gli altri) per cancellare il debito estero dei Paesi più poveri sfruttati da decenni dal “primo mondo” dei Paesi industrializzati.
E negli ultimi vent’anni le nuove iniziative – talmente tante e variegate che il capitolo finale della biografia si affranca opportunamente dalla carriera musicale degli U2 per raccontarne lo sviluppo specifico e non far girare la testa al lettore – in particolare l’agenzia d’intervento DATA (Debt, Aids & Trade for Africa) con l’investitore Bobby Shriver parente ai Kennedy e la ONE Campaign con Bob Geldof per continuare a propagandare le associazioni benefiche, oltre alla linea di abbigliamento equo e solidale Edun (“Nude” scritto al contrario e con una voluta assonanza all’Eden, per suggerire un ritorno alla natura e gli spazi aperti) lanciata da Bono insieme alla moglie Alison, già a capo del maggior convoglio di aiuti irlandese per l’associazione Chernobyl Children International.
Alla musica e l’impegno, da sempre il musicista dublinese affianca inestricabilmente un sincero afflato spirituale, non nuovo per chi ama il mondo delle sette note ma decisamente inusuale nelle dimensioni, tra canzoni e tormenti spirituali soprattutto nei primissimi anni in cui, insieme al chitarrista The Edge e al batterista Larry Mullen, Bono leggeva e commentava la Bibbia ogni giorno con il gruppo Shalom, insofferente verso la carriere “mondana” insieme all’agnostico Adam Clayton. Il superamento delle intransigenze misero le ali alla band, ma Bono non smise di interrogarsi nei decenni, anche attraverso interviste e articoli firmati in prima persona in riviste religiose e prefazioni a volumi come il libro dei Salmi, rivelando di essere stato affascinato a 12 anni dal re Davide (“l’Elvis della Bibbia, se dobbiamo credere al cesello di Michelangelo”) e che i salmi l’hanno preparato “all’onestà di John Lennon, il linguaggio barocco di Bob Dylan e Leonard Cohen, la gola aperta di Al Green e Stevie Wonder”.
Non raramente l’esempio di Bono produce frutto: ispirati dal suo viaggio con il Segretario del Tesoro USA in Africa, nel 2002 un gruppo di fan ha creato l’African Weel Fund, che a ogni 10 maggio gestisce una donazione per il Continente Nero: fino a oggi l’organizzazione ha raccolto un milione di dollari, avviando 314 pozzi e progetti sanitari per oltre 335.000 persone in 15 Paesi.
La biografia di Cantarelli racconta e analizza senza estremismi (né agiografici né antipatizzanti per partito preso) le tante componenti della sua personalità, giungendo fino alla reclusione da Coronavirus nella sua casa di Dublino, con un brano inedito ispirato al canto degli italiani ai balconi condiviso nella festa di San Patrizio: “Si, c’è isolamento... ma tu canta e non sarai mai solo”.
Quasi una dichiarazione freudiana.
Auguri, Bono.

 Paolo Guiducci

Pubblicato il 18 maggio 2020

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