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ACS: “Zoom on persecution”, Nigeria

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“Sono quasi trecento milioni i cristiani perseguitati nel mondo e la situazione è in grave peggioramento”.
Sono le parole di Alessandro Monteduro, Direttore di “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (Acs), fondazione di diritto pontificio che dal secondo dopoguerra soccorre le comunità cristiane vessate.
“I Paesi - aggiunge - in cui si registrano gravi o estreme violazioni della libertà religiosa sono trentotto”.
Monteduro, aprendo l’incontro online, a livello nazionale, del 9 dicembre, su
Join Zoom Meeting, ha sottolineato come attualmente sono quattro le aree più colpite dalla violenza contro i cristiani.
“In Nigeria vi è un terrorismo di matrice islamica. In Eritrea è il regime, paragonabile a quello della Corea del Nord, che genera violenza. Il 30% dei cristiani in Cina è privato di libertà e in Pakistan assistiamo alla sofferenza di molte donne cristiane violate nel corpo e nello spirito”.
“Va riconosciuto e testimoniato - ha proseguito Monteduro - che 300 cristiani al mese vengono imprigionati solo perché appartenenti a Gesù. Non è una battaglia confessionale: è una difesa della libertà religiosa, e quindi della libertà senza aggettivi. Ignorare quanto accade equivale a esserne complici”.
Che tipo di persecuzione stiamo affrontando? Si è chiesto don Joseph Fidelis Bature, Sacerdote della Diocesi di Maiduguri in Nigeria, collegato all’incontro online.
“Ci sono due gruppi che insanguinano il mio Paese: i Boko Haram e i pastori islamisti Fulani. Dal 2009 hanno provocato migliaia di morti e milioni di persone sono sfollate: uomini, donne e bambini che per la paura e le minacce sono stati costretti a scappare lasciando tutto. Una fuga che fa espandere e accrescere sempre più il potere di questi gruppi: i primi sono i più noti e agiscono nel Nord-est del Paese con l’obiettivo più esplicito di creare uno Stato islamico: rapiscono, riducono in schiavitù le donne, impongono la conversione… I secondi agiscono principalmente nella fascia centrale dello Stato, la Middle Belt nigeriana, qui uccidono per conquistare terreni su cui dominare, ma non manca comunque nella loro azione la matrice anticristiana. Tutto ciò non viene riportato dai mass media, però la persecuzione sta aumentando e le persone hanno bisogno anche di assistenza psicologica che riusciamo a dare grazie al nostro Centro Diocesano di Riabilitazione Psico-sociale Post-trauma”.
Molta gente - ha proseguito don Joseph - è sfollata e vive come in campi profughi. In uno di questi ci sono 3400 persone che non hanno nessun aiuto, neanche dal governo. “Proprio in questi giorni - ha aggiunto - sono venute a parlarmi delle famiglie e mi hanno presentato sei casi di loro figlie rapite e forzate a convertirsi all’Islam. Recentemente sono stati sequestrati anche dei sacerdoti. La settimana scorsa sono venute tre persone a fare spionaggio nella mia parrocchia per rapire ragazzi. Mi sono recato al governo locale per denunciare il fatto, ma non mi hanno aiutato e non hanno mandato nessuna protezione”.
“So cosa vuol dire la paura, - ha affermato il sacerdote - ho visto terribili violenze, ma credo che questi attacchi contro i cristiani non cancelleranno la fede del popolo nigeriano, anzi la cosa meravigliosa è proprio la fede di questa gente che riempie le chiese e sempre mi commuove”.
In conclusione il ringraziamento sentito di don Joseph è andato alla fondazione ACS che ha sostenuto e continua a sostenere il popolo della Nigeria.

R.T.

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Pubblicato il 10 dicembre 2020

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