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Mons. Tobji: «in Siria ora si sente la vera fame»

 ACS Siria

In occasione della festa di Santo Stefano, primo Martire cristiano, il 26 dicembre, mons. Joseph Tobji, arcivescovo maronita di Aleppo, si è collegato su Zoom con l’Associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre” (Acs) per parlare dei “fratelli cristiani di Siria, ancora oppressi da dure prove”.
“È un modo - ha affermato Alessandro Monteduro, direttore Acs-Italia, per rinsaldare i legami fra le comunità cristiane italiana e siriana, legami che nessun virus potrà aggredire o indebolire”.

Situazione economica disastrosa

“Adesso ad Aleppo tutti dicono: stavamo meglio sotto le bombe”. Così mons. Joseph Tobji, ha esordito nel suo intervento online, fotografando il sentimento prevalente nella popolazione della seconda città siriana. “Non abbiamo più - ha aggiunto - il conflitto armato dal 2016, non abbiamo più le bombe, anche se ci sono dei combattimenti al nord della Siria, ma la situazione economica è peggiorata notevolmente e quello che ammazza di più il nostro popolo ora è l’enorme inflazione”.
“Adesso, in Siria, si sente la fame vera,- ha proseguito Mons. Tobji - e milioni di persone hanno davanti agli occhi la prospettiva di guardarsi morire lentamente di una morte annunciata, senza possibili vie di fuga”. Il valore della lira siriana - racconta - è crollato in maniera vertiginosa: prima della guerra un dollaro equivaleva a 50 lire siriane, ora per acquistare un dollaro ne servono quasi tremila, e lo stipendio medio di un impiegato è rimasto quello di allora, pari a 50mila lire, praticamente circa 15 euro. Chiudono i negozi, chiudono le piccole imprese, ognuno prova a sopravvivere con quello che trova. Quelli che hanno i soldi depositati nelle banche del Libano non li possono neanche ritirare, per la crisi finanziaria libanese. Negli ospedali mancano medicine e attrezzature indispensabili per gli interventi salvavita, come gli stent. Un’operazione chirurgica costa il proibitivo prezzo di 10 milioni di lire siriane.

Le sensazioni

“Se si entra - ha spiegato il Vescovo - nell’intimo delle fatiche e delle sofferenze delle famiglie, si sentono storie da piangere. Le cose non possono andare peggio di così”. Il cosiddetto “Caesar Syria Civilian Protection Act”, che ha ottenuto il sostegno bipartisan al Congres Usa, si presenta come un pacchetto di sanzioni contro le truppe siriane e altri responsabili delle atrocità commesse durante la guerra civile in Siria. Per mons. Tobji, quella delle sanzioni ‘mirate’ è una bugia a cui non crederebbe neanche un bambino. Tutti vedono benissimo quale è l’obiettivo: aumentare le sofferenze nella popolazione per alimentare il malcontento popolare e produrre in questo modo il cambio di regime.
“Due anni fa - ha continuato mons. Tobji - mi trovavo al Parlamento Europeo e ho parlato con la Vicepresidente raccontando il dramma della popolazione siriana, sottoposta a sanzioni, dove manca il latte per i bambini, dove non ci sono medicine. L’ho invitata a venire in Siria e lei non ha risposto… Anche il Parlamento Europeo non sa che cosa fare”.

Il futuro è scappare

“Pensate al disagio della mancanza di corrente elettrica - ha sottolineato il presule - abbiamo passato 10 mesi al buio senza elettricità. Provate pensare come è possibile vivere... Non si può fare assolutamente niente; adesso la tolgono in media 10 ore e poi la rimandano per un’ora soltanto. È per questo che molti usano il generatore elettrico, ma anche il gasolio è scarso”.
La Siria è un paese dove i giovani scappano e - per mons. Tobji - cercano di andarsene a tutti i costi anche buttandosi in mare, perché dicono di non avere futuro.
Anche i cristiani sono diminuiti ed è un dato molto preoccupante per il Vescovo; infatti ad Aleppo prima della guerra c’erano 170 mila cristiani ora ce ne sono circa 40 mila. Anche in Iraq c’erano due milioni e mezzo di cristiani ora sono 300 mila...

Una guerra per procura

“Come mai ci sono 300 mila combattenti stranieri sia arabi che europei?” Si è domandato mons. Tobji. “Cosa sono venuti a fare? Sono mercenari, pagati dalle varie potenze, interessate alla Siria. Gli Stati Uniti vogliono il petrolio siriano e cambiare il regime, la Turchia sta occupando un striscia di 50 chilometri al Nord della Siria, l’Europa è inerte. Anche Arabia Saudita e Qatar pagano dei terroristi”. “Sono queste potenze che devono accordarsi, - evidenzia il presule - la soluzione dei problemi non è nelle nostre mani. È una questione che investe tutto il Medio Oriente”.

Un domani per la Siria?

“Sono di carattere ottimista - conclude mons. Tobji - mi appoggio al Signore se c’è Lui, chi sarà contro di noi? La speranza - assicura il Vescovo -, come cristiano e come uomo, la ripongo nella fede. Sono però triste per il nostro popolo che deve provare tanta sofferenza, portando persi insopportabili. Dentro di me ho questa serenità di fondo e affermo di essere un povero uomo, senza forze, che si affida al Signore”.

R.T.

Pubblicato il 28 dicembre 2020

 

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