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Terremoto in Croazia: popolazione angosciata

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Una nuova scossa violenta stavolta con magnitudo di 6.2 ha colpito la Croazia dopo il terremoto di ieri, l’epicentro è nuovamente nella zona di Petrinja, a 44 chilometri da Zagabria.
Le prime notizie dai media croati parlano di una vittima, una ragazzina di 12 anni. Notizia confermata da parte del sindaco di Petrinja Darninko Dumbovic, anche se potrebbe non essere la sola. Nella città sono arrivati le forze dell’esercito e della Croce Rossa.
L’agenzia stampa dei vescovi croati Ika riporta di strade piene di rovine, tanti sono gli edifici danneggiati mentre i soccorritori stanno cercando dei superstiti.
“Metà della città è distrutta, non ci si può più vivere!” dichiara alla televisione nazionale croata il sindaco. Il primo ministro croato Andrej Plenkovic che è arrivato in Petrinja ha detto su Twitter: “Abbiamo mobilitato tutte le forze dello Stato per aiutare le persone ed estrarle dalle rovine. La cosa più importante è salvare vite umane. E’ una tragedia immane, faremo tutto per aiutare le persone e trovare rifugi”.
La scossa è stata sentita fortemente anche a Zagabria, si riportano danni agli edifici ma per ora non ci sono notizie di vittime. Sono state ripristinate anche le connessioni telefoniche e internet perché dopo la scossa c’è stato un blackout di più di un’ora. Il terremoto è stato sentito in tutta la Croazia, ma anche nei Paesi vicini  come Serbia, Bosnia-Erzegovina e Italia. In Slovenia è stata temporaneamente fermata una centrale nucleare.

Mons. Kosic (Sisak), “grande sciagura, ci sono persone sotto le macerie”

“Siamo stati colpiti da una grande sciagura, molte chiese e palazzi sono distrutti”: sono le prime parole del vescovo di Sisak, mons. Vlado Kosic, pastore della zona più colpita delle due scosse violente, quella di oggi di 6,3 che hanno fatto tremare la Croazia da ieri. Il presule ha pubblicato un video sulla pagina Facebook della diocesi, stando di fronte alla cattedrale dell’Esaltazione della Santa Croce. “Ci sono delle persone sotto le macerie – ha aggiunto – speriamo che siano vivi”. Dal vescovo anche una esortazione a restare uniti per superare il momento: “Come siamo stati insieme nella guerra e in altre difficoltà, in questa pandemia, restiamo uniti anche adesso in questo terremoto che ha colpito gran parte della nostra diocesi di Sisak, ma anche altre località nella Croazia del Nord”. La scossa è arrivata mentre mons. Kosic con il portavoce della diocesi Stjepan Vego e l’economo, mons. Zdravko Novak, visitavano le chiese danneggiate. “Di fronte ai nostri occhi – racconta Vego all’agenzia cattolica Ika – è caduta la croce della chiesa di San Lorenzo a Petrinja, dopo abbiamo visto la chiesa di Sela completamente distrutta e anche la chiesa di Odra, (due paesini della zona). Per quanto riguarda la cattedrale di Sisak invece, “manca una buona parte della torre e del tetto”. Secondo Vego “non ci si può neanche entrare e nel frattempo da tutta la diocesi arrivano le notizie di chiese distrutte, non sappiamo se potranno essere celebrate le messe”.

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Don Tanjic: "Ricominciare da capo come dopo la guerra”

“Le notizie sono ancora frammentarie e confuse, i collegamenti telefonici ed elettrici sono saltati. Ma la situazione è grave”: a parlare al Sir è don Zeljko Tanjic, rettore dell’Università cattolica di Zagabria. Prova a fare un primo resoconto della potente scossa di terremoto delle 12.19 di oggi di magnitudo 6.2. Sisma che si è sentito anche in Bosnia e Erzegovina, Serbia, Ungheria, Slovenia, Austria, oltre che in molte regioni italiane. L’epicentro è situato nella cittadina di Petrinja, a circa 50 km dalla capitale Zagabria, regione che aveva già subito un altro terremoto il 22 marzo scorso. “I danni sono notevoli e ci sarebbero vittime” aggiunge il Rettore che parla di “una bambina morta”. Le notizie più drammatiche arrivano proprio dalla zona dell’epicentro: “sono in contatto con persone di mia conoscenza a Petrinja – dice don Tanjic -. Mi parlano di una città distrutta con persone sotto le macerie”. “La cosa più angosciante e scioccante – aggiunge – è che questa zona aveva già subito gravissimi danni durante la guerra dei Balcani negli anni ’90. A lungo occupata, l’area fu al centro di combattimenti. La popolazione rientrata lentamente dopo la fine delle ostilità ha ricostruito e ha ripreso a vivere. Adesso dovrà ricominciare da capo. La popolazione è angosciata. La guerra, la pandemia e ora il terremoto”. L’angoscia tutte nelle parole di un abitante di Petrinja, riportate dal rettore: “Ricostruire dopo la guerra è stata dura ma ce l’abbiamo fatta perché eravamo giovani, adesso che siamo più vecchi come faremo? È tutto distrutto, abbiamo perso tutto. Mi restano solo le macerie”.

Pubblicato il 29 dicembre 2020

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