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Venturi: «superare la crisi insieme»

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Il corso Cives dell’Università Cattolica ha ospitato il dottor Sergio Venturi, già assessore regionale alle Politiche per la Salute in Emilia Romagna, poi commissario regionale per l’emergenza del coronavirus sino al 9 maggio 2020. È stato nei momenti più difficili di questa pandemia il braccio operativo della nostra regione nella lotta contro questo nemico invisibile che ha messo così duramente alla prova l’intera umanità ed anche un punto di riferimento, grazie alle sue dirette Facebook di ogni sera, per i cittadini dell’intera regione. Dopo questa esperienza ha scritto un libro dal titolo “La goccia del colibrì, fare la propria parte durante e dopo l’epidemia”: un racconto di due mesi di lotta in prima linea, senza dimenticare ciò che dovremo fare in futuro per evitare il ripetersi di simili esperienze.

Tutti devono fare la propria parte

“Piacenza è stata colpita duramente dalla pandemia anche in ragione della sua vicinanza con il primo focolaio. L’evoluzione di questa malattia ha sorpreso un po’ tutti e all’inizio eravamo ignari che ciò che stava succedendo in Cina avrebbe potuto essere così concreto anche per tutti noi, purtroppo dopo la sorpresa è arrivato il panico. Abbiamo dovuto attrezzarci insieme per cercare di superare quel tragico momento, per questo nel mio libro uso la metafora della goccia portata dal Colibrì per spegnere l’incendio, perché tutti possono e debbono fare la propria parte. Il servizio sanitario del nostro paese ha dimostrato una solidità invidiabile garantendo interventi gratuiti per tutti, perché non conta dove si nasce, nè quanti soldi hai e nemmeno il colore della tua pelle, questa è un’idea che a noi pare scontata ma non è purtroppo così per tutti”.

Cosa succede oggi

“Oggi per fortuna sono cambiati gli strumenti che possiamo mettere in campo per combattere il virus, primo tra tutti il vaccino e poi cure come gli anticorpi monoclonali che rappresentano un farmaco molto evoluto che consente d’intervenire efficacemente nelle prime fasi dello sviluppo della malattia, in particolare sulle persone più fragili. In Italia siamo stati i primi ad affrontare il covid, consumando in due mesi i presidi di sicurezza ospedalieri che normalmente si utilizzano in un anno, non avevamo gli strumenti e ci siamo trovati all’improvviso nell’occhio del ciclone. Il lavoro dei nostri medici e le squadre di assistenza domiciliare sono stati un esempio anche per le altre nazioni, insegnando ciò che era necessario fare e cosa non lo fosse. Ora dovremo essere molto bravi a prendere tutte le risorse che ci arriveranno, avendo le idee chiare su come spenderle. Il nostro paese ha bisogno di rivalutare in particolare il protagonismo dei giovani, mi spiace pensare che nel mondo siamo stati i primi a chiudere le scuole e gli ultimi a riaprirle. I ragazzi devono avere un presente ed un futuro da protagonisti, non possiamo più permetterci che i più preparati se ne vadano lontano senza mai tornare, soprattutto perché non c’è reciprocità verso l’Italia. Bisogna dare a loro un concreto contributo per la rinascita del nostro paese".

Cosa sarà necessario fare domani

“È stato dimostrato che questo virus, come molti altri, si è sviluppato trasmettendosi dagli animali, la crescita del territorio urbanizzato, industrializzato e coltivato ha portato le diverse specie non domestiche a vivere sempre più a stretto contatto con l’uomo, questa commistione ha permesso lo sviluppo di differenti agenti patogeni sconosciuti e letali. Per questo penso che il vero cambiamento stia nel ripensare a questo sistema di sviluppo economico, modificando la cultura delle persone verso una transizione ecologica e sostenibile. Una trasformazione radicale che possa permettere ai nostri figli di vivere in equilibrio con tutti gli esseri viventi del pianeta. Saremo chiamati a riorganizzare il sistema sanitario, l’assistenza agli anziani, le modalità di lavoro. Abbiamo verificato ad esempio che l’home working è cosa possibile e permette di creare meno traffico ed inquinamento, consumando meno risorse ed energia, in quest’ottica dovremo anche ripensare alle nostre città creando nuovi spazi di socializzazione. Sarà inoltre necessario potenziare l’assistenza domiciliare ed i servizi territoriali, i poliambulatori, le case della salute, riservando gli ospedali a luoghi di cura specializzati per interventi acuti. Il decentramento e l’occupazione del territorio razionale saranno necessari per evitare di nuovo il diffondersi di pandemie fatali. Per fare tutto ciò sarà indispensabile ridisegnare le professionalità, in particolare quelle legate al sistema sanitario.

Stefania Micheli

Pubblicato il 21 febbraio 2021

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