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«Mio padre è il padrone del mondo»

amati

Avrebbe voluto stare ovunque piuttosto che lì, in quella clinica, per abortire, ma a 17 anni un bambino proprio non lo poteva avere.
Forse era un po' tardi, in sei mesi la pancia era cresciuta parecchio, ma per i dottori non sembra un problema. Le consigliano un aborto salino tardivo.
Le avrebbero iniettato in grembo una soluzione di sale che avrebbe corroso il bambino. In ventiquattro ore sarebbe tutto finito.
Le cose poi prendono una piega inaspettata: la giovane partorisce dopo 18 ore. È una bambina. Viva. Miracolosamente ancora viva.
Il medico non è ancora entrato in servizio e non è lì per terminare la sua opera.
Suo malgrado dovrà certificare più tardi la nascita della indesiderata creaturina: “nata per aborto salino”.

La madre naturale, come è prevedibile, la rifiuta.
La piccola, con paralisi cerebrale per la mancanza di ossigeno al cervello sofferta mentre lottava per la vita, viene mandata in una casa di accoglienza e sta lì, come un peso morto, per 17 mesi finché una donna non posa su di lei il suo sguardo amorevole e la prende con sé.

Quella di Gianna Jessen è una vicenda a dir poco miracolosa.
Scampata alla morte che le avrebbe inflitto la sua stessa madre, lottando disperatamente per affermare il suo diritto alla vita e ad essere amata, gira il mondo raccontando la sua storia e scuotendo le coscienze di chi si riempie la bocca di parole come “diritto” e “dignità”, dimenticandosi che i diritti di una persona finiscono là dove iniziano quelli di un'altra, per quanto piccola e indifesa sia.

Un bisogno insopprimibile

Probabilmente la maggior parte di noi non ha alle spalle una vicenda tanto drammatica, tuttavia l'esperienza del rifiuto l'abbiamo vissuta tutti. E più eravamo piccoli e maggiore è stata la sofferenza che abbiamo provato.
Siamo venuti alla vita con un bisogno insopprimibile di essere amati, totalmente e incondizionatamente. Perché? Perché tutti quanti sentiamo nel cuore questo desiderio?
Perché veniamo tutti alla vita con questa necessità?

Gesù ci parla di un Dio che ha creato tutto e ci ha amato e desiderato fin dall'eternità; un Dio che è Amore e Padre e che ha viscere di misericordia per ogni uomo.
Creati dunque dall'Amore, lo cerchiamo per tutta la vita e non troviamo riposo finché non viviamo in una relazione stabile con Lui. Nel frattempo tentiamo di barcamenarci nelle tante relazioni che intrecciamo nelle nostre vite e da qualcuna più profonda traiamo qualche nutrimento per il nostro cuore, che non smette mai di desiderare di essere amato totalmente e incondizionatamente.
Le persone però sono quello che sono: anche amandoci tantissimo, prima o poi finiscono per ferirci. Ed ecco che tanti di noi camminano nella vita portandosi dietro ferite che, anche a distanza di anni, continuano a sanguinare quasi fossero state appena inflitte.
E gli effetti continuano a ripercuotersi sulle relazioni d'amore che abbiamo oggi con i nostri sposi, con i nostri figli, con le persone care che fanno parte della nostra vita.

“Mio padre è il padrone del mondo!”

In un passaggio della sua bella testimonianza Gianna dice: «Sono stata odiata fin dal concepimento da così tanti, ma amata da molti di più, ma più di tutti da Dio. Sono la Sua bambina. La bambina di Dio non si tocca! Sulla mia fronte è scritto: "Trattatemi bene perché mio Padre è il padrone del mondo"».
Mi colpisce perché quello che dice Gianna è quello che, con parole diverse, ci ha detto anche Gesù.
E Gesù, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non ha avuto certo un'infanzia facile, basta leggere i vangeli. Eppure da adulto, non sembra portarsi dietro come noi gli strascichi dei traumi vissuti nella sua infanzia, perché come Gianna, nel corso della sua vita si è lasciato amare. Non dagli uomini, ma da Dio.
Nella relazione con il Padre, il cuore dell'uomo Gesù ha trovato finalmente qualcuno capace di amarlo come desiderava, completamente e incondizionatamente. E questo è un amore capace di guarire il cuore. Anche il nostro.
Sì, perché questa esperienza non è solo per Gesù o per Gianna: il Padre non vede l'ora di riversare il suo amore, la sua guarigione, la sua consolazione anche su di te e su di me.

4 - Continua
La prossima tappa sarà online lunedì 13 luglio

amarsi autore L'Autore

Letizia Capezzali è pedagogista. Laureata presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con una specializzazione in Pedagogia Clinica, lavora da oltre 15 anni in ambito educativo.
A vent'anni fa un'esperienza forte di Dio che le stravolge la vita e la porta ad entrare a far parte della Comunità Magnificat, comunità di alleanza del Rinnovamento nello Spirito presente in tutta Italia e con missioni aperte in diverse parti del mondo.
All'interno della sua comunità è attualmente responsabile della Fraternità di Milano e si occupa di formazione e accompagnamento spirituale.
Collabora al settimanale di Piacenza Il Nuovo Giornale per il quale ha scritto numerosi articoli e un fascicolo della collana I Testimoni della Fede dedicato a Giuseppe Berti.

Pubblicato il 9 luglio 2020

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Le tappe già pubblicate

1. Un percorso per scoprire come imparare ad amare

2. Una scoperta sorprendente

3. «Non sei abbastanza», una grande bugia

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