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Il nostro Barabba

Amarsi 7

Doveva essere un Venerdì Santo quando mi ritrovai a meditare su quel brano della passione di Gesù dove si parla di Barabba.
Barabba era un assassino che si trovava in carcere proprio quando Cristo venne condannato a morte.
Riuscivo a immaginarmelo bene in tutto il suo orrore perché avevo visto di recente il film "The Passion" di Mel Gibson, e l'attore che interpreta Barabba era stato imbruttito ai limiti dell'umano.
Così meditavo sulla grande ingiustizia che Gesù aveva subito, perché secondo me era inaccettabile che fosse stato condannato al posto di quell'avanzo di galera meritevole, lui sì, della morte.
E mentre disgustata, in preghiera, dicevo queste cose al Signore, mi balenò in mente un pensiero che mai mi aveva attraversato prima: Letizia, Barabba sei tu. Io ho preso il tuo posto, perché tu non avessi a subire ciò che ti eri guadagnata tu con il tuo peccato.

Lì per lì quel pensiero mi sconvolse, ma man mano che ci riflettevo, scendeva nel mio cuore una dolcezza infinita.
Dio mi aveva detto che di me Lui amava anche il mio Barabba, anzi di più: Lui per amore del mio Barabba era disposto a dare la vita.

Il nostro Barabba

Tutti noi abbiamo nel cuore un Barabba: è quella parte di noi che non riusciamo ad accettare, che ci fa ribrezzo, che vorremmo seppellire una volta per tutte senza doverla guardare mai più.
Il nostro Barabba è quell'aspetto di noi che più detestiamo e temiamo. Può essere un tratto della nostra personalità che non riusciamo a cambiare e che ci tiene schiavi, o una dipendenza che non riusciamo ad abbandonare; può essere un modo di essere che è stato nostro in passato e che magari abbiamo anche abbandonato, ma che come un fantasma continua a ricordarci senza tregua ciò che siamo stati capaci di fare o di essere; può essere quell'errore del passato che ha incrinato per sempre la nostra fiducia in noi stessi, nella nostra bontà e nel nostro valore.
Lo vogliamo tenere nascosto. Non vogliamo guardarlo in faccia perché il nostro Barabba è lì a dirci, cinico e spietato, che non siamo poi così perfetti e buoni come vorremmo credere e far credere.

Meritare l'amore

Nel momento in cui quel pensiero - “Barabba sei tu” - mi raggiunse feci esperienza di una grande guarigione.
Avevo passato una vita a cercare di nascondere, anche a Dio, le parti di me che non erano amabili: i miei errori, le mie paure, il mio peccato, le mie debolezze.
Avevo dovuto farlo perché si impara in fretta nella vita che per farti amare, per essere ricercato devi essere vincente, non devi sbagliare.
La gente ama le persone forti, grandi, felici, di successo. E così tutti a nascondere le debolezze, le magagne, e tutti quegli aspetti di noi che riteniamo sgradevoli.
Peccato che quando ti trovi a dover meritare l'amore, non ti senti amato più.
Se l'amore, che per sua natura dovrebbe essere gratuito, te lo devi guadagnare c'è qualcosa che non torna. Ma è questione di sopravvivenza: sentirci amati è una necessità vitale. Ed ecco allora che ci mettiamo a sgomitare fin da piccoli per accaparrarci la nostra fetta di riconoscimento, ben consci del fatto che i nostri scheletri vanno tenuti ben chiusi nell'armadio perché se qualcuno li dovesse vedere ne avrebbe ribrezzo, come ne abbiamo noi, e ci disprezzerebbe, come ci disprezziamo noi.
E così procediamo con questa doppia identità: quella pubblica e amabile che mostriamo a tutti, e quella del nostro Barabba che teniamo ben serrata nell'armadio.

Il destino nel nome

Questo è esattamente ciò che ci preclude l'esperienza dell'amore.
Se non permettiamo a nessuno di raggiungerci in quella che, per quanto orribile, è pur sempre una parte di noi che ha bisogno di venire accolta e amata come tutto il resto, non ci sentiremo mai amati in maniera autentica e profonda. E di conseguenza non riusciremo ad amare così neppure gli altri.

Se Gesù riesce ad amare di cuore tutti è proprio perché si lascia amare profondamente in ogni parte di sé.
Non dagli uomini però, ma da Dio.
E Dio, che è l'unico capace di amarci senza limiti e riserve, ci attende ogni giorno nella preghiera, per riversare anche sul nostro Barabba l'amore capace di restituirgli la dignità di “figlio del Padre”, che è poi il significato del nome “Barabba”.

7 - Continua
La prossima tappa sarà online giovedì 23 luglio

amarsi autore L'Autore

Letizia Capezzali è pedagogista. Laureata presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con una specializzazione in Pedagogia Clinica, lavora da oltre 15 anni in ambito educativo.
A vent'anni fa un'esperienza forte di Dio che le stravolge la vita e la porta ad entrare a far parte della Comunità Magnificat, comunità di alleanza del Rinnovamento nello Spirito presente in tutta Italia e con missioni aperte in diverse parti del mondo.
All'interno della sua comunità è attualmente responsabile della Fraternità di Milano e si occupa di formazione e accompagnamento spirituale.
Collabora al settimanale di Piacenza Il Nuovo Giornale per il quale ha scritto numerosi articoli e un fascicolo della collana I Testimoni della Fede dedicato a Giuseppe Berti.

Pubblicato il 20 luglio 2020

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Le tappe già pubblicate

1. Un percorso per scoprire come imparare ad amare

2. Una scoperta sorprendente

3. «Non sei abbastanza», una grande bugia

4. «Mio padre è il padrone del mondo»

5. Amàti sempre. Così come siamo

6. Il perdono che guarisce

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