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Il nostro «condominio»

Amarsi 18

Sei al parco e vedi che c'è un bambino di circa cinque anni che sta giocando da solo con una palla.
A un certo punto prende la rincorsa e calcia con tutta la sua forza il pallone, che colpisce in pieno una coppetta di gelato al cioccolato che un ragazzino si sta mangiando lì vicino: il gelato finisce tutto sulla maglietta del dodicenne che passa dalla sorpresa alla rabbia nel giro di un secondo. Appena individuato il piccolo colpevole, gli lancia un'occhiata furibonda.
Il bimbo resta impietrito, visibilmente spaventato si guarda intorno per cercare aiuto, ma non sembra esserci lì vicino nessuno che lui conosca. I
ntanto il ragazzino inizia a dirigersi verso il bimbo minacciando di fargliela pagare: tu cosa fai?

Probabilmente tu, come tutti quanti, ti alzeresti in fretta e andresti a difendere quel bambino e, appena possibile, lo prenderesti per mano e lo porteresti al sicuro, lontano dal pericolo, cercando di consolarlo e di rassicurarlo.

È chiaro che quella appena descritta non è una situazione ordinaria: grazie a Dio, le mamme di solito non lasciano i loro piccoli da soli al parco.
Tuttavia ogni giorno tutti noi ci troviamo ad affrontare situazioni o persone che possono risultare nocive o dannose: una persona violenta o aggressiva che ci svaluta e ci offende, una relazione soffocante che ci impedisce di prendere in libertà le decisioni che ci spettano, una situazione particolarmente stressante, un ambiente negativo e svilente.
Abbiamo mai pensato che quello che, senza pensarci due volte, faremmo in difesa del bimbo del parco, è quello che dovremmo fare ogni giorno anche verso noi stessi?


Il nostro «condominio»

Come mi disse una volta un amico psicologo, ognuno di noi è come un condominio nel quale abitano tutte le persone che siamo stati, dagli zero anni alla nostra attuale età.
Nella persona che siamo oggi potrebbero convivere, per fare un esempio, l'adulto responsabile che affronta ogni giorno i propri doveri, il giovane che perde il controllo ogni volta che la sua squadra del cuore vince una partita, il bambino che si diverte a fare gli scherzi agli amici e il piccolo che si spaventa quando si trova davanti qualcuno che inizia ad alzare il tono della voce e a diventare aggressivo.
Ogni “condominio” ha le sue caratteristiche uniche e peculiari, frutto della storia, degli incontri e delle scelte di ciascuno.

Da piccoli c'è stato qualcuno che si è preso la responsabilità di farci crescere e darci ciò di cui avevamo bisogno, ma ben presto, diventati adulti, quella responsabilità passa a noi: i piani alti del nostro “condominio”, la parte adulta in noi, devono iniziare a prendersi cura dei piani bassi, cercando di dar loro ciò di cui hanno bisogno.
È un passo di libertà, perché quando smettiamo di cercare fuori di noi le cause di ciò che non va nella nostra vita e ci prendiamo la piena responsabilità della persona che siamo diventati, abbiamo anche l'opportunità di cambiare, se quello che vediamo non ci piace.
Nel “condominio” che siamo abbiamo tante risorse che possiamo mettere in campo per continuare a prenderci cura di noi stessi. In che modo?


Piccoli passi per volersi bene

Un primo passo consiste nel fare ciò che un buon genitore farebbe nei confronti di suo figlio: fare entrare nella sua vita tutto ciò che è buono e positivo, sia in termini di persone che di esperienze, e tenere ben a distanza tutto ciò che invece può nuocere alla sua persona.
Diventati adulti, questo compito spetta a noi. Si tratta di mettere dei confini ben visibili in modo da permettere a chi ci sta accanto di capire chiaramente ciò che può e ciò che non può fare, quando si vuole relazionare con noi.
Di fronte a situazioni di violenza, a persone che calpestano ripetutamente la nostra dignità, l'amare se stessi si può tradurre proprio nel mettere dei buoni confini, nel mettere distanza tra noi e il male, come si legge anche nella Bibbia: “L'uomo accorto vede venire il male e si nasconde” (Prov 22,3).
Di fronte a situazioni o persone che si rivelano per noi nocive è bene imparare ad agire verso di sé come avremmo fatto per il bimbo del parco: prendersi per mano e portarsi lontano dal male.
È un piccolo gesto d'amore verso se stessi che può fare la differenza.

18 - Continua
La prossima tappa sarà online lunedì 30 agosto

amarsi autore L'Autore

Letizia Capezzali è pedagogista. Laureata presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con una specializzazione in Pedagogia Clinica, lavora da oltre 15 anni in ambito educativo.
A vent'anni fa un'esperienza forte di Dio che le stravolge la vita e la porta ad entrare a far parte della Comunità Magnificat, comunità di alleanza del Rinnovamento nello Spirito presente in tutta Italia e con missioni aperte in diverse parti del mondo.
All'interno della sua comunità è attualmente responsabile della Fraternità di Milano e si occupa di formazione e accompagnamento spirituale.
Collabora al settimanale di Piacenza Il Nuovo Giornale per il quale ha scritto numerosi articoli e un fascicolo della collana I Testimoni della Fede dedicato a Giuseppe Berti.

Pubblicato il 27 agosto 2020

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Le tappe già pubblicate

1. Un percorso per scoprire come imparare ad amare

2. Una scoperta sorprendente

3. «Non sei abbastanza», una grande bugia

4. «Mio padre è il padrone del mondo»

5. Amàti sempre. Così come siamo

6. Il perdono che guarisce

7. Il nostro Barabba

8. Rumore, rumore, rumore

9. Nella tenda con Gesù

10. Perdonare fa bene

11. Profugo e ricercato a 2 anni

12. Tu sei prezioso

13. I linguaggi dell'amore

14. Lasciarsi perdonare

15. Amàti nelle nostre miserie

16. Trovare il bene anche nelle difficoltà

17. Inutili rivendicazioni

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