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Mettere in sicurezza il cuore

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Un amico ti invita a casa sua e ne approfitta per chiederti l'ennesimo prestito. Non sono tanti soldi, però quelli che gli avevi prestato l'ultima volta non te li ha ancora restituiti. Ti dice che te li renderà al più presto, appena troverà un altro lavoro.
Intanto guardandoti intorno noti che il televisore di prima, che già era grande, è stato sostituito dall'ultimo gigantesco modello a schermo ultra piatto, e ti ricordi anche di averlo visto qualche giorno prima in un bar davanti alle macchinette del gioco d'azzardo.
Vorresti dirgli di no, quei soldi servirebbero anche a te; ma lui si fa insistente, ti implora di aiutarlo e tu ti senti in colpa: “come faccio a dirgli di no?”. E poi la rabbia: “Perché quando ha bisogno di soldi viene sempre da me? Non può chiedere ai suoi parenti?”.
Alla fine, tuo malgrado, glieli dai. Lui ti ringrazia: “Tu sì che sei un vero amico! Grazie! Mi hai salvato la vita!”. E te ne vai.
E ti trovi a riflettere su ciò che è appena accaduto: “Certo ho fatto la cosa giusta. Se uno ha bisogno, lo devi aiutare: lo dice anche il Vangelo! Ma se è giusto, perché adesso nel cuore provo rabbia? Perché mi sento come se mi avessero appena estorto qualcosa?”.


"Sì" estorti

Quante volte, di fronte a richieste o inviti altrui, ci è capitato di dire “sì” quando tutto in noi ci avrebbe detto di rispondere “no”? A volte veniamo presi in contropiede e finiamo per ritrovarci con impegni di cui volentieri avremmo fatto a meno.
E allora ci arrabbiamo con gli altri: “ma proprio a me doveva chiederlo? Perché non se la sbriga da solo?”; oppure con noi stessi: “perché mi sono lasciato incastrare anche questa volta? Mi ero ripromesso di non cascarci più!”.
Dall'esterno potremmo sembrare anche persone buone e generose, che si spendono per gli altri, e forse è anche il motivo per cui diciamo sempre di “sì”: magari ci fa paura l'idea che gli altri possano pensare che siamo cattivi ed egoisti; o forse abbiamo timore che un nostro rifiuto scateni la rabbia altrui, o che allontani la persona da noi, o che incrini la nostra relazione con lei; a volte è la nostra stessa coscienza che è eccessivamente severa e, quando proviamo a sottrarci alle richieste altrui, ci fa sentire in colpa: “Non è così che ci si comporta! Non sei una brava persona!”. Ma è vero?


Mettere in sicurezza il cuore

È vero che quando doniamo il nostro tempo e le nostre risorse con questi sentimenti nel cuore non stiamo già più parlando dell'amore che ci chiede di avere Gesù. Quando noi amiamo “per paura”, in pratica non stiamo amando. Lo dice anche San Giovanni: “chi teme non è perfetto nell'amore” (1Gv 4). L'amore per essere tale ha bisogno di libertà. Amare comporta una decisione libera.
Ma come possiamo essere liberi se i nostri bisogni e le nostre necessità non sono soddisfatti?
Prima di ogni decollo, su ogni aeroplano ai passeggeri si raccomanda in caso di pericolo di mettere in sicurezza prima se stessi, e solo dopo, di provvedere alla salute degli altri: è un principio valido anche nel nostro quotidiano.
Anche Gesù, quando indica all'uomo ciò che deve fare per essere felice, per avere la vita in sé, mette come prima cosa l'amare Dio con tutto se stessi: in questa relazione viva noi abbiamo la possibilità di “mettere in sicurezza” il nostro cuore. Nella preghiera veniamo ricolmati di tutto l'amore di cui il nostro cuore ha bisogno: veniamo confermati del nostro valore immenso e incontriamo un Padre che ci conosce e ama profondamente, “sa ciò di cui abbiamo bisogno” (Mt 6,32) e provvede alle nostre necessità.

Amare davvero

Quando ci sentiamo profondamente amati, indipendentemente da quello che facciamo, è più facile iniziare a mettere dei giusti confini nella relazione con gli altri.
Quando sappiamo che a prescindere dai nostri “no”, “non sono d'accordo”, “non lo farò”, “adesso basta!”, noi siamo comunque amati, ecco che il mettere dei limiti a chi ci vuol far fare ciò che non vogliamo diventa possibile. E quando le nostre scelte non sono più guidate dalla paura di perdere l'amore di chi ci sta davanti, perché l'amore di cui abbiamo bisogno ce l'abbiamo già, allora il nostro donarci agli altri diventa frutto di una decisione libera: diventa un amore autentico.

20 - Continua
La prossima tappa sarà online lunedì 7 settembre

amarsi autore L'Autore

Letizia Capezzali è pedagogista. Laureata presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con una specializzazione in Pedagogia Clinica, lavora da oltre 15 anni in ambito educativo.
A vent'anni fa un'esperienza forte di Dio che le stravolge la vita e la porta ad entrare a far parte della Comunità Magnificat, comunità di alleanza del Rinnovamento nello Spirito presente in tutta Italia e con missioni aperte in diverse parti del mondo.
All'interno della sua comunità è attualmente responsabile della Fraternità di Milano e si occupa di formazione e accompagnamento spirituale.
Collabora al settimanale di Piacenza Il Nuovo Giornale per il quale ha scritto numerosi articoli e un fascicolo della collana I Testimoni della Fede dedicato a Giuseppe Berti.

Pubblicato il 3 settembre 2020

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Le tappe già pubblicate

1. Un percorso per scoprire come imparare ad amare

2. Una scoperta sorprendente

3. «Non sei abbastanza», una grande bugia

4. «Mio padre è il padrone del mondo»

5. Amàti sempre. Così come siamo

6. Il perdono che guarisce

7. Il nostro Barabba

8. Rumore, rumore, rumore

9. Nella tenda con Gesù

10. Perdonare fa bene

11. Profugo e ricercato a 2 anni

12. Tu sei prezioso

13. I linguaggi dell'amore

14. Lasciarsi perdonare

15. Amàti nelle nostre miserie

16. Trovare il bene anche nelle difficoltà

17. Inutili rivendicazioni

18. Il nostro «condominio»

19. Amare sé per amare gli altri

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