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Un lavoro paziente

Articolo21

Dopo aver liberato indemoniati, guarito malati, insegnato alla gente di Cafarnao, in un giorno solo la popolarità di Gesù è schizzata alle stelle. Tutti parlano di lui e tutti lo vogliono. Finalmente la giornata arriva al suo termine e anche Gesù riesce a coricarsi per qualche ora.
Il giorno seguente, quando è ancora buio e gli altri dormono, si alza e va in un luogo isolato per pregare, per stare alla presenza di suo Padre.
Non si sa bene quanto tempo sia passato quando Pietro, che non trovandolo a casa si è messo sulle sue tracce con gli altri discepoli, lo trova e gli dice: “Tutti ti cercano!”; come a dire: “ma che ci fai qui? Torna con noi a Cafarnao e continua a fare quello che hai fatto ieri, che la gente si aspetta questo da te!”


E se avessimo capito male?

È consolante sapere che anche a Gesù succede di trovarsi davanti persone che vogliono costringerlo a fare quello che vogliono loro. Pietro è una di quelle. Ha un carattere forte, è uno abituato a decidere per sé e per gli altri, e ci prova anche con Gesù.
Come quella volta in cui il Maestro annuncia ai suoi che di lì a poco avrebbe sofferto una morte atroce e Pietro lo prende in disparte e si mette a rimproverarlo: ma cosa stai dicendo? Che non ti accada mai!
In entrambe le situazioni Gesù dimostra di aver costruito dei confini ben solidi rimettendo subito al suo posto l'amico. E questo mi fa riflettere...
Infatti spesso noi cristiani abbiamo l'idea che di fronte alle richieste degli altri siamo chiamati a dire sempre di sì. D'altronde non ce lo siamo inventati. È Gesù stesso che dice: “dà a chiunque ti chiede” (Lc 6,30) e “se uno ti costringe a fare un miglio, tu fanne con lui due” (Mt 5, 41); però quando Pietro vuole costringerlo a fare il suo “miglio” verso la gente di Cafarnao, Gesù non ci sta: “Andiamocene altrove nei villaggi vicini perché io predichi anche là: per questo infatti sono venuto!” (Mc 1,38).
Gesù non si lascia manipolare da nessuno: ogni volta agisce liberamente, dicendo “sì” quando vuole dire “sì”, e “no” quando vuole dire “no”.
Potrebbe essere allora che il nostro modo di accettare tutto, per poi provare immancabilmente risentimento verso quelli che ci costringono a fare ciò che non vogliamo, sia frutto di un fraintendimento degli insegnamenti evangelici? E se avessimo capito male?
Gesù non guarisce le persone perché deve o perché ha paura che non facendolo verrà amato di meno. Non libera gli indemoniati per conquistarsi la stima delle persone che ha intorno: Gesù opera il bene perché sceglie liberamente di amare, come è stato amato dal Padre.
Alla fine offrirà la sua vita per salvare tutti, anche le persone che sono lì per ucciderlo. E lo fa, ancora una volta, liberamente, non per costrizione ma per amore.

In ascolto dei nostri sentimenti

È chiaro che una tale capacità di amare non si improvvisa. E infatti Gesù ogni giorno si ritaglia lunghi spazi di preghiera nei quali incontra il Padre. Tempi di preghiera davanti a Dio. In ascolto di Lui e di sé. In una relazione viva.
È da questa relazione di amore con Dio che Gesù trae la sua forza. È qui che prende le sue decisioni, come quella di non fare il “miglio” che vorrebbe fargli fare Pietro perché c'è un amore più grande che lo spinge a donarsi non solo a pochi ma a tutti.
Questa relazione è anche per noi. In essa abbiamo l'opportunità di ritrovare noi stessi, di scoprire chi veramente siamo e il senso e la direzione da dare alla nostra vita.
Alla presenza del Padre, abbiamo anche la possibilità di guardare in faccia i sentimenti che viviamo ogni giorno. Essi sono elementi preziosi, indicazioni utili per imparare a conoscerci.
Quando per esempio, di fronte alla richiesta di qualcuno, noi ci accorgiamo che dovendo opporre un legittimo rifiuto, proviamo paura o senso di colpa, quel sentimento ci sta dicendo qualcosa di noi: ci dice che forse lì c'è un condizionamento da superare o un passo di libertà che abbiamo l'opportunità di fare. È un lavoro paziente quello che siamo chiamati a fare su noi stessi in preghiera; ma, se lo vogliamo, abbiamo con noi un Maestro di libertà, Gesù, che ci può insegnare a scendere nelle profondità di noi stessi per imparare a conoscerci, ad amarci e ad amare veramente.

21 - Continua
La prossima tappa sarà online giovedì 10 settembre

amarsi autore L'Autore

Letizia Capezzali è pedagogista. Laureata presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con una specializzazione in Pedagogia Clinica, lavora da oltre 15 anni in ambito educativo.
A vent'anni fa un'esperienza forte di Dio che le stravolge la vita e la porta ad entrare a far parte della Comunità Magnificat, comunità di alleanza del Rinnovamento nello Spirito presente in tutta Italia e con missioni aperte in diverse parti del mondo.
All'interno della sua comunità è attualmente responsabile della Fraternità di Milano e si occupa di formazione e accompagnamento spirituale.
Collabora al settimanale di Piacenza Il Nuovo Giornale per il quale ha scritto numerosi articoli e un fascicolo della collana I Testimoni della Fede dedicato a Giuseppe Berti.

Pubblicato il 7 settembre 2020

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Le tappe già pubblicate

1. Un percorso per scoprire come imparare ad amare

2. Una scoperta sorprendente

3. «Non sei abbastanza», una grande bugia

4. «Mio padre è il padrone del mondo»

5. Amàti sempre. Così come siamo

6. Il perdono che guarisce

7. Il nostro Barabba

8. Rumore, rumore, rumore

9. Nella tenda con Gesù

10. Perdonare fa bene

11. Profugo e ricercato a 2 anni

12. Tu sei prezioso

13. I linguaggi dell'amore

14. Lasciarsi perdonare

15. Amàti nelle nostre miserie

16. Trovare il bene anche nelle difficoltà

17. Inutili rivendicazioni

18. Il nostro «condominio»

19. Amare sé per amare gli altri

20. Mettere in sicurezza il cuore

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