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Osservare i sentimenti

Amarsi23

Qualche anno fa mi capitò di raccogliere un vecchio straccio dal balcone. Lo stavo sciacquando nel lavandino del bagno quando sentii che qualcosa mi stava salendo lungo il braccio. Di scatto mi scrollai di dosso quella “cosa” facendo un balzo indietro. Guardai sul muro e mi si gelò il sangue nelle vene. La vista di un enorme ragno mi paralizzò dalla paura. Feci lentamente un passo indietro e cominciai a gridare con tutto il fiato che avevo nei polmoni. Appena mia madre, accorsa alle mie grida, si rese conto del motivo di tutta quella scena, in tutta tranquillità, si sfilò una ciabatta e del ragno non restò altro che il ricordo sul muro.


Emozioni e sentimenti? Reali ma non sempre veritieri

Mi stupisce sempre constatare quanto le persone siano assolutamente uniche e irripetibili.
Di fronte a una stessa situazione, come quella appena descritta, potremmo avere un'infinità di reazioni legate alle emozioni e ai sentimenti di ciascuno. Tu potresti trovare assurdo pensare che un ragnetto possa terrorizzare qualcuno, come io considerare eroico il gesto di sfilarsi una ciabatta per affrontarlo. Ogni persona reagisce alle circostanze della vita in maniera soggettiva.
Per conoscersi e di conseguenza prendersi cura di sé, è importante imparare ad osservare le emozioni e i sentimenti che abitano il nostro cuore.
Essi sono sempre soggettivi e reali, ma non sempre sono veritieri. Prendiamo per esempio l'emozione di paura e il sentimento di terrore che provo ogniqualvolta vedo un ragno nei paraggi o lo immagino avvicinarsi a me: io ho veramente paura! L'emozione è assolutamente reale: ho una paura da morire! Tuttavia nella realtà quel ragno non è in grado di mettere in pericolo la mia vita. In questo senso il sentimento non è sempre veritiero.


Una porta sull'interiorità

Spesso proviamo sentimenti spiacevoli che ci fanno soffrire e condizionano la nostra serenità e le nostre relazioni: un sentimento di gelosia verso il coniuge, invidia nei confronti di un collega sul lavoro, ansia in vista di una prova che dobbiamo sostenere, paura all'idea che una persona cara possa trovarsi in pericolo.
Non sempre questi sentimenti sono giustificati dalle circostanze: quanti sposi fedeli subiscono i sospetti infondati di un coniuge geloso? O quante volte pur avendo piena consapevolezza di essere pronti e preparati per una prova veniamo comunque sopraffatti dall'ansia?
A volte pensieri non veritieri su noi stessi (“Di certo fallirò!”) possono causare sentimenti intensi (ansia e paura), reali ma altrettanto non veritieri, che possono sabotarci nelle nostre decisioni e nelle relazioni con gli altri.
Altre volte invece i nostri sentimenti sono sia reali che veritieri, ma per il fatto che talvolta possono essere spiacevoli e faticosi da vivere cerchiamo di metterli a tacere.
In genere non è una buona idea perché tutti i sentimenti, anche quelli spiacevoli, sono sempre una preziosa fonte di informazioni, una porta sulla nostra interiorità: ci aiutano a capire di che cosa abbiamo bisogno nel nostro presente.


Ascoltare senza giudicare

Allora la prima cosa da fare quando un sentimento si affaccia all'orizzonte è cercare di identificarlo, cercando di dargli un nome. Osserviamolo e stiamo con lui senza giudicarlo. Le emozioni e i sentimenti infatti non sono né buoni né cattivi: non hanno un valore morale perché non possiamo decidere se provarli o meno. Per questo non vanno giudicati, ma accettati e ascoltati tutti.
E ciò che ci dicono di noi è prezioso perché ci possono dare indicazioni utili per prendere decisioni concrete che riguardano la nostra vita.
Allora provare tristezza per esempio può essere spiacevole, ma se decidiamo di guardarla, di accoglierla e ascoltarla ci potrebbe dire quello di cui abbiamo bisogno; in base al nostro bisogno potremmo decidere di prendere decisioni concrete per soddisfarlo.
Forse la nostra tristezza ci potrebbe suggerire che serve portare qualche cambiamento nelle relazioni che stiamo vivendo in casa; o che magari il tempo che stiamo dedicando al nostro lavoro va ridotto per far spazio a qualcosa di importante per noi; o forse che c'è una ferita che ancora sanguina e di cui dobbiamo prenderci cura, da soli o con l'aiuto di qualcuno.

23 - Continua
La prossima tappa sarà online giovedì 17 settembre

amarsi autore L'Autore

Letizia Capezzali è pedagogista. Laureata presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con una specializzazione in Pedagogia Clinica, lavora da oltre 15 anni in ambito educativo.
A vent'anni fa un'esperienza forte di Dio che le stravolge la vita e la porta ad entrare a far parte della Comunità Magnificat, comunità di alleanza del Rinnovamento nello Spirito presente in tutta Italia e con missioni aperte in diverse parti del mondo.
All'interno della sua comunità è attualmente responsabile della Fraternità di Milano e si occupa di formazione e accompagnamento spirituale.
Collabora al settimanale di Piacenza Il Nuovo Giornale per il quale ha scritto numerosi articoli e un fascicolo della collana I Testimoni della Fede dedicato a Giuseppe Berti.

Pubblicato il 14 settembre 2020

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Le tappe già pubblicate

1. Un percorso per scoprire come imparare ad amare

2. Una scoperta sorprendente

3. «Non sei abbastanza», una grande bugia

4. «Mio padre è il padrone del mondo»

5. Amàti sempre. Così come siamo

6. Il perdono che guarisce

7. Il nostro Barabba

8. Rumore, rumore, rumore

9. Nella tenda con Gesù

10. Perdonare fa bene

11. Profugo e ricercato a 2 anni

12. Tu sei prezioso

13. I linguaggi dell'amore

14. Lasciarsi perdonare

15. Amàti nelle nostre miserie

16. Trovare il bene anche nelle difficoltà

17. Inutili rivendicazioni

18. Il nostro «condominio»

19. Amare sé per amare gli altri

20. Mettere in sicurezza il cuore

21. Un lavoro paziente

22. Emozioni e sentimenti

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