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"Io mi arrabbio perché io..."

Amarsi24

Quante volte ci siamo trovati a combattere contro un sentimento che ci è sorto d'improvviso nel cuore?
Un amico ci racconta di un affare che gli è andato particolarmente bene. Siamo contenti per lui, però ecco che improvvisamente si affaccia accanto alla gioia una punta di amarezza. La guardiamo meglio e ci rendiamo conto che in realtà si tratta di un sentimento di invidia. Ne restiamo sorpresi, perché noi a quella persona vogliamo veramente bene e siamo davvero contenti per lei, eppure ecco che l'invidia è ancora lì.
“Ma che amico sono? - ci rimproveriamo - Dovrei essere solo contento per lui!”: e arriva la colpa.
“Pensavo di essere un buon amico e invece...”: la tristezza si unisce al gruppo.
Invidia, colpa, tristezza, vergogna, rabbia sono solo alcuni dei sentimenti spiacevoli che ogni giorno vorremmo mettere a tacere. Perché? Perché non ci diamo l'opportunità di accogliere in libertà e di osservare senza giudizio tutte le emozioni e i sentimenti che ci attraversano il cuore nel corso delle nostre giornate?

“Io mi arrabbio perché io...”

Se lasciassimo i nostri sentimenti liberi di parlare scopriremmo tantissime cose su noi stessi. Avremmo l'opportunità di conoscerci più in profondità. E soprattutto scopriremmo che ogni volta che diamo la colpa agli altri per il nostro malessere stiamo cedendo all'esterno un potere che invece appartiene solo a noi.
“Io mi arrabbio perché tu fai sempre così!” o “Non mi fare arrabbiare!” sono frasi che più o meno abbiamo usato tutti almeno una volta nella vita. E ancora: “Se sto male è colpa tua”, ma è proprio vero?
Recentemente un'amica mi raccontava delle difficoltà che ha con la sua anziana madre.
“A volte non la sopporto! Se sto cucinando ecco che lei deve mettere il becco. Faccio qualcosa e lei arriva”.
Le chiedo: “Si comporta così solo con te?”.
“No lo fa anche con mia figlia, ma lei ci ride”.
La mamma/nonna in questione è la stessa, il comportamento con figlia e nipote è il medesimo, eppure la mia amica vive una profonda frustrazione nei riguardi della madre, sua figlia no.
Allora più che dire: “io mi arrabbio perché tu...”, non sarebbe più corretto e liberante dire: “io mi arrabbio perché io...”?

Chiamati a libertà

Siamo liberi quando ci rendiamo conto che la nostra serenità non dipende del comportamento altrui. Certo, le altre persone possono comportarsi nei nostri confronti in modi che ci fanno “scattare”, ma il punto non è cosa fanno loro: ciò che dobbiamo scoprire è perché scattiamo noi. E questo vale per la rabbia come per tutte le altre emozioni.
Più impariamo a riconoscere i movimenti del nostro cuore, le emozioni e i sentimenti che ci attraversano, e più è probabile che iniziamo anche a riconoscere che nelle nostre profondità ci sono dei “nervi” che ferite del nostro passato o bisogni inascoltati possono aver lasciato scoperti.
Se li riconosciamo possiamo iniziare a prendercene cura, da soli o con l'aiuto di qualcuno.

Diversamente, ogni volta che gli altri li toccano, scattiamo con l'emozione che ci serve per “sopravvivere” in quel momento.
“Io mi arrabbio perché io...”: è ciò che c'è in me che mi fa arrabbiare. È quella ferita, quel perdono che ancora devo dare, quel ricordo da guarire.
Certo, tu stai toccando il mio nervo scoperto, ma se io ne divento consapevole, invece che focalizzare l'attenzione su quello che devi fare tu, posso spostare l'attenzione su quello che posso fare io.

Ogni volta che dico: “Smettila di farmi arrabbiare!”, io sto affermando che la mia serenità dipende dalle decisioni di un altro. In pratica sono schiava delle scelte altrui.
E se l'altro non volesse cambiare? Se l'altro decidesse di continuare imperterrito a tenere quel comportamento nei miei confronti? Sono destinata all'infelicità?
Quando San Paolo afferma: “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi. Non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù” (Gal 5,1), ci parla di una chiamata alla libertà che sta nel cuore di ogni uomo.
Se ci sentiamo in balìa del comportamento altrui è forse perché, inconsapevolmente, nel tempo, abbiamo consegnato ad altri quella potestà sulla nostra vita che ci appartiene di diritto.
La buona notizia è che possiamo riprendercela in ogni momento. Anche adesso.

24 - Continua
La prossima tappa sarà online lunedì 21 settembre

amarsi autore L'Autore

Letizia Capezzali è pedagogista. Laureata presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con una specializzazione in Pedagogia Clinica, lavora da oltre 15 anni in ambito educativo.
A vent'anni fa un'esperienza forte di Dio che le stravolge la vita e la porta ad entrare a far parte della Comunità Magnificat, comunità di alleanza del Rinnovamento nello Spirito presente in tutta Italia e con missioni aperte in diverse parti del mondo.
All'interno della sua comunità è attualmente responsabile della Fraternità di Milano e si occupa di formazione e accompagnamento spirituale.
Collabora al settimanale di Piacenza Il Nuovo Giornale per il quale ha scritto numerosi articoli e un fascicolo della collana I Testimoni della Fede dedicato a Giuseppe Berti.

Pubblicato il 18 settembre 2020

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Le tappe già pubblicate

1. Un percorso per scoprire come imparare ad amare

2. Una scoperta sorprendente

3. «Non sei abbastanza», una grande bugia

4. «Mio padre è il padrone del mondo»

5. Amàti sempre. Così come siamo

6. Il perdono che guarisce

7. Il nostro Barabba

8. Rumore, rumore, rumore

9. Nella tenda con Gesù

10. Perdonare fa bene

11. Profugo e ricercato a 2 anni

12. Tu sei prezioso

13. I linguaggi dell'amore

14. Lasciarsi perdonare

15. Amàti nelle nostre miserie

16. Trovare il bene anche nelle difficoltà

17. Inutili rivendicazioni

18. Il nostro «condominio»

19. Amare sé per amare gli altri

20. Mettere in sicurezza il cuore

21. Un lavoro paziente

22. Emozioni e sentimenti

23. Osservare i sentimenti

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