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Le nostre "spie" interiori

Amarsi25

“Ho deciso: per il mio compleanno mi regalo un corso di paracadutismo. Questi ultimi mesi sul lavoro sono stati stressanti e ho pensato di premiarmi facendo finalmente qualcosa per me. Ho sempre avuto il sogno di volare, e sono anni che ci sto pensando.
Ieri un mio amico mi ha proposto di seguire il corso con lui e ho accettato. Non vedo l'ora di iniziare! Pensa al mio primo lancio!”.

Alla madre anziana, che si vede già in processione con il prete dietro alla bara del figlio, si sbianca anche l'ultima ciocca di capelli grigi che aveva: “Ma sei matto? E se non si aprisse il paracadute? Io sono vecchia, non puoi farmi questo. Non te lo permetto, Paolo, sono ancora tua madre!”.
“Mamma, ti ricordo che ho quarantacinque anni...”.

Stesso comportamento, sentimenti diversi

Tante volte ci capita di stare male per scelte di altri che noi non condividiamo. D'altronde non siamo fatti di ferro: le azioni e le parole di chi ci sta accanto possono suscitare in noi sentimenti davvero spiacevoli e faticosi da vivere.
Diventa dunque vitale imparare a gestire le nostre emozioni, perché diversamente rischiamo di rimanere costantemente in balìa delle scelte e dei comportamenti altrui.
La povera madre di Paolo, per esempio, teme per suo figlio. La capiamo, empatizziamo con lei, ma il sentimento di paura che lei prova è tutto suo.
Un'altra madre, magari una paracadutista, al suo posto si potrebbe infatti sentire elettrizzata all'idea che il figlio condivida con lei la sua passione.
Paolo dunque non si può ritenere responsabile dei sentimenti che la sua decisione ha suscitato nella madre.
Sarebbe come dire che un assassino è responsabile di tutti i sentimenti che il suo delitto ha suscitato in tutte le persone che nel mondo ne sono venute a conoscenza. È evidente che non può essere così.
All'assassino verrà imputata l'azione che ha compiuto e saranno sue le conseguenze che dovrà affrontare a seguito di quell'atto, ma la responsabilità dei sentimenti che ognuno di noi può provare venendo a conoscenza del suo delitto non può essere sua, resta nostra.
Invece, come tanti di noi, la madre di Paolo pensa di provare paura per colpa del figlio: “se lui abbandonasse la sua idea, io non avrei paura”. Da qui l'infelice idea di cercare di “lavorare su” di lui, invece che su di sé.

Il cerino acceso sulla nostra interiorità

Quando noi incolpiamo le altre persone di essere la causa di ciò che proviamo stiamo focalizzando l'attenzione sull'oggetto sbagliato.
Infatti il comportamento degli altri non è la causa, ma semplicemente l'occasione. È la miccia.
È come un cerino che viene acceso e appoggiato sulla superficie della nostra interiorità. Se, per rimanere nella metafora, la nostra interiorità è fatta di paglia, acciaio, acqua o benzina, è chiaro che gli effetti del comportamento altrui in noi saranno ben diversi.
Per questo motivo un medesimo comportamento, la “miccia” per intenderci, è capace di produrre emozioni diverse in persone diverse: nel caso di Paolo, paura nella madre, ed entusiasmo, probabilmente, nell'amico che gliel'ha proposto.

Le nostre “spie” interiori

Quando invece di dire “io sto male perché tu...”, riusciamo finalmente a dire in verità “io sto male perché io...” ci stiamo orientando verso un percorso di libertà. Lavorando su noi stessi, da soli o con l'aiuto di uno specialista, e ascoltando i suggerimenti che emergono dal nostro cuore nella forma dei sentimenti, possiamo iniziare a comprendere meglio quello che c'è dentro di noi e cominciare a metterci mano.
Scopriremo che i sentimenti, anche quelli spiacevoli, non sono dei nemici quanto piuttosto aiuti preziosissimi.
Sono come le lucine sul cruscotto della tua auto. Quando manca la benzina, si accende una spia. Tu fai il pieno e la lucina si spegne. Così i nostri sentimenti.
Ti danno preziose indicazioni sul viaggio della vita che stai conducendo e ti avvertono quando c'è qualcosa che non va.
Se quando al loro insorgere, invece di combatterli, ti fermi ad interrogarli, potrai capire di quale tuo bisogno inascoltato ti stanno informando. Se agirai per soddisfarlo ti accorgerai che, come la spia sul cruscotto, anche quel sentimento si spegnerà e potrai allora riprendere serenamente il tuo viaggio.

25 - Continua
La prossima tappa sarà online giovedì 24 settembre

amarsi autore L'Autore

Letizia Capezzali è pedagogista. Laureata presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con una specializzazione in Pedagogia Clinica, lavora da oltre 15 anni in ambito educativo.
A vent'anni fa un'esperienza forte di Dio che le stravolge la vita e la porta ad entrare a far parte della Comunità Magnificat, comunità di alleanza del Rinnovamento nello Spirito presente in tutta Italia e con missioni aperte in diverse parti del mondo.
All'interno della sua comunità è attualmente responsabile della Fraternità di Milano e si occupa di formazione e accompagnamento spirituale.
Collabora al settimanale di Piacenza Il Nuovo Giornale per il quale ha scritto numerosi articoli e un fascicolo della collana I Testimoni della Fede dedicato a Giuseppe Berti.

Pubblicato il 21 settembre 2020

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Le tappe già pubblicate

1. Un percorso per scoprire come imparare ad amare

2. Una scoperta sorprendente

3. «Non sei abbastanza», una grande bugia

4. «Mio padre è il padrone del mondo»

5. Amàti sempre. Così come siamo

6. Il perdono che guarisce

7. Il nostro Barabba

8. Rumore, rumore, rumore

9. Nella tenda con Gesù

10. Perdonare fa bene

11. Profugo e ricercato a 2 anni

12. Tu sei prezioso

13. I linguaggi dell'amore

14. Lasciarsi perdonare

15. Amàti nelle nostre miserie

16. Trovare il bene anche nelle difficoltà

17. Inutili rivendicazioni

18. Il nostro «condominio»

19. Amare sé per amare gli altri

20. Mettere in sicurezza il cuore

21. Un lavoro paziente

22. Emozioni e sentimenti

23. Osservare i sentimenti

24. "Io mi arrabbio perché io..."

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