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Jordan e il perdono

Amarsi28

In quell'anno, accompagnato dal dr. Chapman, Jordan aveva fatto passi da gigante: era riuscito ad esprimere tutto il suo rammarico per il male che aveva provocato e se ne era assunto la piena responsabilità. Aveva cercato di rimediare concretamente al suo errore e aveva chiesto perdono a tutte le persone che aveva ferito con le sue azioni.
Alla fine disse: “Penso di dover formulare ancora una richiesta di scuse... Continuo a tormentarmi, continuo a ricordare quello che ho fatto e a stare male. Penso di non aver mai perdonato me stesso. Sembra che tutti gli altri mi abbiano perdonato, ma io non ho perdonato me. Forse, se potessi chiedermi scusa, potrei perdonarmi”.


Ristabilire un equilibrio

Ci sono ricordi di errori passati che continuano a riaffiorare nella memoria anche a distanza di anni. Giungono all'improvviso, senza essere stati invitati, e restano lì, davanti alla nostra coscienza, proiettando scene di un passato che non avremmo mai voluto vivere e che purtroppo non possiamo più modificare.
Al pensiero del male che abbiamo procurato, si agitano in noi tutta una serie di sentimenti spiacevoli che hanno lo scopo di spingerci a compiere passi concreti per recuperare la relazione con la persona che abbiamo ferito; una relazione che il nostro errore può avere incrinato e che la nostra sincera richiesta di scuse può ristabilire.


I 5 linguaggi del perdono

Nel libro “I 5 linguaggi del perdono” (di Chapman e Thomas, 2002, Elledici), da cui è tratta la storia di Jordan, vengono individuati 5 aspetti fondamentali del perdono, in presenza dei quali la persona offesa tende a percepire la sincerità della nostra richiesta di scuse.
Il primo aspetto consiste nell'esprimere rammarico: “mi dispiace”. Si tratta di esprimere alla persona il senso di colpa, di vergogna che proviamo per il male che le abbiamo procurato. La persona ha provato dolore per quello che le abbiamo fatto. Esprimendo il nostro rammarico è come se ci facessimo carico con lei di quel dolore e la facessimo sentire compresa.
Il secondo elemento fondamentale del perdono implica l'assumersi la responsabilità dell'errore commesso: “ho sbagliato”. Non è facile ammettere i propri errori, tuttavia il farsi carico delle proprie responsabilità è un passo fondamentale verso la maturità.
Il terzo aspetto consiste nel cercare di riparare al danno compiuto: “che cosa posso fare per rimediare?”. È il tentativo di cercare di rimettere le cose a posto, senza il quale per alcuni le scuse potrebbero venir percepite come insincere.
Il quarto elemento del perdono riguarda l'impegnarsi sinceramente per il futuro: “cercherò di non farlo più”. Questa intenzione implica la decisione di modificare concretamente il comportamento che ha ferito l'altro.
Infine bisogna formulare la richiesta di perdono: “puoi perdonarmi?”. È una richiesta e mai una pretesa. Bisogna essere disposti infatti ad accettare anche che l'altra persona necessiti di più tempo per elaborare la nostra richiesta di scuse.
Alla fine di un percorso di perdono come questo, possiamo tuttavia renderci conto di aver bisogno di recuperare ancora un ultimo rapporto: quello con noi stessi. I passi da compiere per ristabilire questa relazione sono quelli appena descritti, solo vengono rivolti verso di sé.

“Io scelgo di perdonarti”

Nel libro l'autore, il dr Chapman, racconta di aver chiesto a Jordan, desideroso di perdonarsi, cosa volesse dire a se stesso per scusarsi.
“Vorrei dire a me stesso che ho sbagliato...”, rispose, “vorrei dire a me stesso quanto ci sto male... e che sono deciso a non rifarlo più...”, “vorrei dare a me stesso la libertà di essere di nuovo felice... e vorrei chiedere a me stesso di perdonarmi e di aiutarmi ad avere il meglio dalla mia vita, in futuro”.
Mentre il ragazzo parlava il dottore scriveva ogni parola su un foglio. Alla fine glielo porse invitandolo a offrire a sé, a voce alta davanti a uno specchio, la sua richiesta di scuse.
Mentre il giovane leggeva, le lacrime iniziarono a scorrere senza freni: “Jordan, voglio dirti che ho sbagliato... Jordan, voglio dirti quanto ci sto male...”.
Finché riuscì ad arrivare all'ultima riga: “Jordan, poiché credo che la tua richiesta di scuse sia sincera, io scelgo di perdonarti”.

28 - Continua
La prossima tappa sarà online venerdì 9 ottobre

amarsi autore L'Autore

Letizia Capezzali è pedagogista. Laureata presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con una specializzazione in Pedagogia Clinica, lavora da oltre 15 anni in ambito educativo.
A vent'anni fa un'esperienza forte di Dio che le stravolge la vita e la porta ad entrare a far parte della Comunità Magnificat, comunità di alleanza del Rinnovamento nello Spirito presente in tutta Italia e con missioni aperte in diverse parti del mondo.
All'interno della sua comunità è attualmente responsabile della Fraternità di Milano e si occupa di formazione e accompagnamento spirituale.
Collabora al settimanale di Piacenza Il Nuovo Giornale per il quale ha scritto numerosi articoli e un fascicolo della collana I Testimoni della Fede dedicato a Giuseppe Berti.

Pubblicato il 28 settembre 2020

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Le tappe già pubblicate

1. Un percorso per scoprire come imparare ad amare

2. Una scoperta sorprendente

3. «Non sei abbastanza», una grande bugia

4. «Mio padre è il padrone del mondo»

5. Amàti sempre. Così come siamo

6. Il perdono che guarisce

7. Il nostro Barabba

8. Rumore, rumore, rumore

9. Nella tenda con Gesù

10. Perdonare fa bene

11. Profugo e ricercato a 2 anni

12. Tu sei prezioso

13. I linguaggi dell'amore

14. Lasciarsi perdonare

15. Amàti nelle nostre miserie

16. Trovare il bene anche nelle difficoltà

17. Inutili rivendicazioni

18. Il nostro «condominio»

19. Amare sé per amare gli altri

20. Mettere in sicurezza il cuore

21. Un lavoro paziente

22. Emozioni e sentimenti

23. Osservare i sentimenti

24. "Io mi arrabbio perché io..." 

25. Le nostre "spie" interiori

26. Comunicare i sentimenti

27. I sentimenti "insistenti"

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