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Il diritto di vivere le emozioni

Amarsi30
Stavo camminando su un sentiero in montagna quando nel silenzio di quei luoghi sento un pianto disperato. Poco più avanti una bimbetta era scivolata sul bordo del sentiero ed era caduta. Un po' per le ginocchia sbucciate e un po' per la paura che aveva provato nel perdere il controllo, era scoppiata in pianto e gridava perché la mamma venisse in suo soccorso.
“Dai Marta non è successo niente, perché piangi?”, le chiede la mamma rimettendola in piedi. La bimba le si attacca al collo e continua a gridare di dolore.
“Marta adesso basta! Smettila di piangere!”, le dice la donna con tono deciso.
“Ma fa male!”, grida la bimba.
“Ma figurati, è solo una sbucciatura. Stai facendo un sacco di scene per niente. Dai, ti prendo in braccio, però tu smettila di piangere!”.

Emozioni in famiglia

Tutte le famiglie sono diverse tra loro. E come ciascuna ha un suo modo specifico di stare insieme, di relazionarsi con gli altri, di gestire il rapporto con il cibo o con la cultura; ugualmente ogni famiglia ha un suo stile nel gestire le emozioni.
Il modo con cui i nostri genitori ci hanno educato a trattarle ci resta dentro ben oltre gli anni della nostra infanzia. Alcuni di noi possono essere stati abituati a non manifestarle e a tenerle per sé. Altri, assistendo a scene in cui, per esempio, la rabbia veniva lasciata libera di esplodere contro tutto e tutti, possono aver imparato a giudicare quella emozione come qualcosa di pericoloso; oppure ad agire sull'onda della stessa senza il minimo controllo.
Può essere quindi utile cercare di identificare quali regole abbiamo appreso in famiglia, per capire se quegli insegnamenti ci sono oggi di aiuto o di ostacolo nel gestire il nostro mondo emotivo.
Proviamo a ricordare: come i nostri genitori erano soliti esprimere le loro emozioni? E come reagivano quando le esprimevamo noi? C'erano delle emozioni inaccettabili? Ce n'erano alcune giudicate imbarazzanti? Emozioni che non era bene manifestare?

La fatica del disagio

Senza volerlo a volte si rischia di trasmettere ai figli dei messaggi fuorvianti. La mamma di Marta, per esempio, senza rendersene conto, le stava impartendo delle regole su come gestire quella data emozione. Intimando alla figlia di smettere immediatamente di piangere, le stava facendo capire che quel sentimento che lei stava provando non aveva il diritto di stare lì. Non doveva essere espresso.
E non perché la madre non volesse bene alla figlia, anzi. Spesso quando cerchiamo di distogliere una persona da un sentimento, per esempio, di dolore siamo sinceramente spinti da buone intenzioni; tuttavia magari la persona avrebbe bisogno invece di qualcuno che rimanesse con lei in quel sentimento.
Se però non ci siamo abituati noi per primi ad ascoltare e ad accogliere il nostro dolore, e ci siamo abituati a negarlo o a fuggirlo, faremo fatica a rimanere nella sofferenza dell'altro.
E questo può capitare anche con altri sentimenti.
Ci sono delle emozioni oggi che non ci permettiamo di vivere?

Vivere a pieno tutti i sentimenti

Ciascuno di noi ha il diritto di provare tutti i sentimenti, di accogliere e vivere ogni emozione che ci attraversa il cuore. I bambini in questo ci sono maestri.
Un bambino piccolo esprime esattamente ciò che prova, quando lo prova. Tristezza, paura, rabbia, gioia: non ci sono emozioni di serie A o di serie B. Tutte hanno lo stesso diritto di stare dove stanno e di essere vissute a pieno. E il bambino le vive ogni giorno. Non le nega, non le fugge. Le vive.
Tuttavia bisogna chiarire che avere il diritto di provare un sentimento non equivale ad agire secondo quel sentimento. Il bambino che prova rabbia contro il fratellino che gli ha portato via il gioco molto spesso si scaglia contro di lui per riprenderselo, e non esita ad usare morsi o spinte.
Non è questo che si intende per vivere a pieno un sentimento. I sentimenti non sono né buoni né cattivi, ma lo possono essere le azioni che decidiamo di compiere sull'onda di essi.
Io ho dunque sempre il diritto di provare un sentimento, per esempio, di rabbia verso una persona che mi ha offeso, ma non ho mai il diritto di agire contro di lei per nuocerle. Provare un sentimento e agire sulla scorta di esso sono due cose ben diverse.

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La prossima tappa sarà online giovedì 15 ottobre

amarsi autore L'Autore

Letizia Capezzali è pedagogista. Laureata presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con una specializzazione in Pedagogia Clinica, lavora da oltre 15 anni in ambito educativo.
A vent'anni fa un'esperienza forte di Dio che le stravolge la vita e la porta ad entrare a far parte della Comunità Magnificat, comunità di alleanza del Rinnovamento nello Spirito presente in tutta Italia e con missioni aperte in diverse parti del mondo.
All'interno della sua comunità è attualmente responsabile della Fraternità di Milano e si occupa di formazione e accompagnamento spirituale.
Collabora al settimanale di Piacenza Il Nuovo Giornale per il quale ha scritto numerosi articoli e un fascicolo della collana I Testimoni della Fede dedicato a Giuseppe Berti.

Pubblicato il 12 ottobre 2020

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Le tappe già pubblicate

1. Un percorso per scoprire come imparare ad amare

2. Una scoperta sorprendente

3. «Non sei abbastanza», una grande bugia

4. «Mio padre è il padrone del mondo»

5. Amàti sempre. Così come siamo

6. Il perdono che guarisce

7. Il nostro Barabba

8. Rumore, rumore, rumore

9. Nella tenda con Gesù

10. Perdonare fa bene

11. Profugo e ricercato a 2 anni

12. Tu sei prezioso

13. I linguaggi dell'amore

14. Lasciarsi perdonare

15. Amàti nelle nostre miserie

16. Trovare il bene anche nelle difficoltà

17. Inutili rivendicazioni

18. Il nostro «condominio»

19. Amare sé per amare gli altri

20. Mettere in sicurezza il cuore

21. Un lavoro paziente

22. Emozioni e sentimenti

23. Osservare i sentimenti

24. "Io mi arrabbio perché io..." 

25. Le nostre "spie" interiori

26. Comunicare i sentimenti

27. I sentimenti "insistenti"

28. Jordan e il perdono

29. Nella morsa del rimorso

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