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Anche Piacenza in preghiera

Un triduo di preghiera dal 22 marzo verso la festa dell’Annunciazione. Il 24 giorno di digiuno

CandelaPaolaLafratta

L’Italia intera, su invito dei Vescovi, si è fermata alla sera nel giorno di San Giuseppe ai piedi della Santa Famiglia perché Dio, nel suo mistero di amore, fermi questa pandemia che minaccia il mondo intero.
“Affidiamoci - ha sottolineato papa Francesco all’inizio della preghiera trasmessa su TV2000 - all’intercessione di San Giuseppe, custode di ogni famiglia. Anche il falegname di Nazareth ha conosciuto la precarietà e l’amarezza, ma ha saputo camminare al buio di certi momenti lasciandosi sempre guidare sempre senza riserve dalla volontà di Dio”.
“La preghiera del rosario - ha detto ancora - è la preghiera degli umili che contemplano Gesù, volto misericordioso del Padre. Sostieni, Signore, - sono le parole del Pontefice - medici e infermieri in prima linea nel curare gli altri anche a costo della propria incolumità. San Giuseppe accompagni la Chiesa e le famiglie nell’armonia, accompagni gli anziani perché nessuno sia lasciato nell’abbandono e nello scoraggiamento”.
E ha aggiunto: “Abbiate un cuore più grande dove l’altro possa sempre trovare accoglienza”. Lo aveva sottolineato alcuni giorni prima in un’intervista: “Dobbiamo ritrovare la concretezza delle piccole cose, delle piccole attenzioni da avere verso chi ci sta vicino, familiari, amici. Capire che nelle piccole cose c'è il nostro tesoro”.

Non possiamo nascondercelo. La prima paura di tutti noi è quella di ammalarsi o che si ammali un nostro familiare. A leggere le cronache che raccontano dei malati gravi che giungono negli ospedali c’è da rabbrividire.
La preghiera, in questo contesto terribile e cupo, dove i morti a Piacenza sono quasi sempre più di 20 al giorno, non è fuggire dalla realtà. È sostenere gli “angeli” che passano ore e ore nelle corsie degli ospedali ed è chiedere a Dio che nel mistero della storia e del suo amore possa – come ha detto papa Francesco – “fermare l’epidemia con la sua mano”.
Il senso della preghiera è quanto sottolinea l’invocazione rivolta alla Madonna di Campagna davanti alla quale il vescovo mons. Gianni Ambrosio pregherà in forma privata il 25 marzo, solennità dell’Annunciazione: “in questi giorni difficili ricorriamo a Te con fiducia: ti preghiamo di liberarci da questa malattia che ha già contagiato tanti tuoi figli. Trasforma le nostre paure in preghiera fiduciosa e i nostri affanni in speranza. Proteggi tutti coloro che si impegnano per combattere il male e dona a tutti la tua benedizione”.

La preghiera del Vescovo, in unione spirituale con tutta la diocesi, sarà preparata da un triduo di preghiera alle ore 18.30 dei giorni 22, 23 e 24 con il rosario “per invocare la liberazione dalla pandemia, per ricordare le persone decedute e per dare conforto agli ammalati, ai medici e operatori sanitari, a tutti”. Il suono delle campane alle ore 18.15 di ogni giorno inviterà ad unirsi alla preghiera dalla propria casa.
Anche il 25 alle ore 18.30 (sarà possibile, con ogni probabilità, seguire la preghiera via streaming) una candela accesa sul davanzale o un drappo bianco potranno essere il segno d’invocazione e di condivisione.
Mercoledì 24, in vista del 25, sarà un giorno di digiuno: “vi invito – scrive il Vescovo in una lettera ai sacerdoti e ai diaconi - a rinunciare al pranzo o alla cena, offrendo il corrispettivo alla Caritas diocesana o parrocchiale”.

Sono tante in questi giorni le preghiere, sia quelle in forma più istituzionale o anche grazie ai social sia quelle da parte della gente comune.
Ciò che più conta è che la preghiera diventi azione dei cuori, un “sì” personale, un gesto interiore, non una semplice emozione. Se come molti hanno detto, “che nulla più torni come prima”, occorre davvero che il cuore di ciascuno si muova, si apra ad una logica nuova, a quell’amore verso l’altro. È il desiderio espresso dal Papa.

Davide Maloberti

Pubblicato il 20 marzo 2020

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