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Messa del Vescovo all'ospedale

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È partito giovedì 21 maggio il ciclo di messe in memoria di tutti i defunti per la pandemia da Covid-19, con una celebrazione alle 17 sul piazzale anteriore alla chiesa di San Giuseppe all’Ospedale tenuta dal vescovo dmons. Gianni Ambrosio.

Le messe saranno celebrate sul piazzale ogni domenica alle 10 fino alla fine di giugno dal cappellano dell’ospedale di Piacenza, don Andrea Fusetti.

“Queste messe che vogliamo riprendere a celebrare - ha detto prima di iniziare don Andrea - vogliono essere un modo per ricordare i tanti che in questi mesi ci hanno lasciato e per portare al consolazione della Chiesa a chi si trova ancora nel dolore. Nel periodo che ci aspetta dobbiamo portare speranza con i fatti, e non con le parole, per questo vogliamo garantire la nostra presenza costante”.

Nella sua omelia il Vescovo, commentando il capitolo 16 del Vangelo di Giovanni, ha ricordato quanto gli ultimi mesi tutti siamo stati messi alla prova dalle difficoltà della situazione di emergenza, e quante occasioni abbiamo avuto di riscoprire la nostra fede.

“Nei mesi passati - ha detto - tutti, a volte anche chi non credeva, abbiamo avuto occasione di pregare, forse come non lo abbiamo fatto prima. La preghiera è dialogo, e quanto ci è mancato il dialogo in questi tempi! È stata l’occasione di passare dall’afflizione, la tristezza, l’impossibilità di capire cosa e perché stava succedendo, alla gioia di riconoscerci persone amate. In quest’esperienza di debolezza e di impotenza non è mai mancata l’occasione di avvertire la presenza di una voce amica. Abbiamo scoperto in noi risorse straordinarie, che sono state davvero la manifestazione della presenza dello Spirito in mezzo a noi, proprio come ci fa vedere il Vangelo: gli apostoli avevano lasciato tutto per seguire Gesù, e dopo la resurrezione Lui li lascia, ma non li lascia soli, lo Spirito Santo continua ad essere presente in loro, come lo è stato fra noi in questi tempi di prova.”

“Sono state dette molte parole in questi ultimi mesi - ha concluso alla fine don Fusetti -, in televisione, sui giornali, o fra di noi. L’unica parola che mi interessa proporre oggi è quella di Dio. Tante persone sono morte in solitudine, Dio era l’unica presenza costante, e in questo periodo abbiamo scoperto che siamo uniti in Lui in un’unica famiglia”.

Alberto Gabbiani

Pubblicato il 21 maggio 2020

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