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Convegno e messa per Berti, don Beotti e don Borea

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Venerdì 27 aprile, alle ore 17 nella chiesa di San Pietro Apostolo a Piacenza (via Carducci, 16) si fa il punto sui processi di beatificazione di don Giuseppe Beotti e del prof. Giuseppe Berti; si parlerà anche del percorso di approfondimento della vita e delle attività pastorali di don Giuseppe Borea.
Intervengono: don Luigi Fornari per il prof. Berti, mons. Domenico Ponzini per don Beotti e il manager Giuseppe Borea per don Giuseppe Borea.
Nella foto, da sinistra, il prof. Berti, don Beotti e don Borea.

Alle ore 18 la messa a suffragio di don Borea, dell'avv. Francesco Daveri, di don Beotti, del prof. Berti, di Nato Ziliani e di tutti coloro che si sono battuti per la libertà e la democrazia. Presiede il parroco don Ezio Molinari.

L'iniziativa, promossa dall'Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Piacenza, rientra negli appuntamenti dell'anniversario della Liberazione.

Don Beotti nacque nel 1912 a Gragnano Trebbiense. Durante la seconda guerra mondiale era parroco a Sidolo, in Val Ceno, e rimase vicino alla gente della sua parrocchia anche quando i tedeschi avevano minacciato di uccidere tutti i pastori. “Finchè c’è un’anima da curare, io sto al mio posto”, disse. Fu ucciso il 20 luglio 1944: aveva nella mano sinistra il breviario e la destra alla fronte, mentre cercava di fare il segno della Croce.
Su di lui il Nuovo Giornale ha pubblicato un libretto della collana "Testimoni della fede", a firma di Gaia Corrao.

Giuseppe Berti, nato a Mortara nel 1899 e trasferitosi bambino a Piacenza, combattè nella prima guerra mondiale e durante la seconda militò nella resistenza, sperimentando anche il carcere. Insegnò per trent'anni, anche mentre era deputato al Parlamento. Impegnato nell'Azione Cattolica, dedicò tutta la sua vita alla realizzazione di un sogno: una società cristiana a servizio dell'uomo e della Chiesa.
Su di lui il Nuovo Giornale ha pubblicato un libretto della collana "Testimoni della fede", a firma di Letizia Capezzali.

Don Giuseppe Borea, nato a Piacenza nel 1910, fu nominato parroco di Obolo a 26 anni. Nel tempo della Resistenza scelse di essere cappellano partigiano della Divisione Val d'Arda. Venne arrestato nella sua canonica da militi della Guardia nazionale della Repubblica di Salò; sottoposto a sommario processo, fu ucciso dal plotone di esecuzione il 9 febbraio 1945 mentre, stringendo al petto il crocifisso, chiedeva perdono per i suoi carnefici.
Su di lui il Nuovo Giornale ha pubblicato un libretto della collana "Il centuplo quaggiù e l'eternità", a firma di Lucia Romiti.

Pubblicato il 24 aprile 2018

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