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Dal Vangelo secondo Marco (11,1-10)
Pubblichiamo il Vangelo dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme che viene letto all’inizio della messa, prima della processione con gli ulivi. All’interno della celebrazione è invece previsto il racconto della Passione (Mc 14,1-15,47).
Perché i poveri
accolgono Cristo
Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània,
presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro:
«Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso,
troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito.
Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete:
“Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”».
Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada,
e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?».
Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.
Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra.
Molti stendevano i propri mantelli sulla strada,

altri invece delle fronde, tagliate nei campi.
Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
«Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!».

La nostra vita e la Parola
IMG 5469Un re umile. Con la Domenica delle Palme la Chiesa entra nella “settimana santa” in cui celebra il mistero centrale della propria fede: la passione, morte e risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. In questo giorno, la Chiesa unisce insieme il trionfo regale di Cristo accolto a Gerusalemme (anticipo del giorno della risurrezione) e l’annuncio della sua passione. Il gesto stesso di Gesù, il suo ingresso a Gerusalemme a dorso di un asino preso in prestito sul quale nessuno era mai salito, aiuta a comprendere ciò che sta compiendosi. Recita il salmo 19: “Chi si vanta dei carri e dei cavalli, noi siamo forti nel nome del Signore nostro Dio. Quelli si piegano e cadono, ma noi restiamo in piedi e siamo saldi”.
La forza con cui Cristo opera non si fonda quindi sulle potenze violente e menzognere di questo mondo, sull’orgoglio dell’uomo che si fa dio: proprio perché è l’umile e l’indifeso che si affida a Dio suo Padre per rivelarne il volto, si presenta come colui che viene a regnare. L’asino, cavalcatura al contempo umile e regale, è ciò di cui il Signore ha bisogno per rivelare la sua identità e la sua missione.
Colui che viene nel nome del Signore. Anche l’uso testimoniato dai Vangeli di sventolare rami di piante fa parte del rito ebraico della festa delle Capanne: i fedeli giravano attorno all’altare portando rami di palme, mirti e salici. I discepoli ricordano i prodigi che hanno veduto seguendo Gesù e lo acclamano così come il Messia atteso.
Sono i poveri di spirito che hanno creduto in Lui. Sono coloro che lo hanno accolto, che hanno visto in Gesù il Giusto e non si sono difesi davanti a Lui, non avendo un loro potere da proteggere; hanno riconosciuto il bisogno che avevano di essere salvati, per questo lo hanno riconosciuto.
Sono i piccoli che da allora non smettono di gridare la loro gioia per aver incontrato l’unico che ha accettato di salire su quell’asino che nessuno ha mai voluto cavalcare: l’unico che ha adempiuto fino in fondo la missione affidatagli dal Padre, di portare su di sé il peccato e la morte per vincerli con la forza della docilità e del perdono.
Don Andrea Campisi

Il mondo biblico
Nell’esultanza e nell’acclamazione della folla dei discepoli, riecheggiano le parole e il clima della festa ebraica delle Capanne: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore” era l’acclamazione che si innalzava durante quella festa che aveva un carattere messianico e universalista. Il profeta Zaccaria aveva annunciato infatti che tutti i popoli sarebbero saliti un giorno a Gerusalemme per vivere questa solennità.

I Padri, nostri maestri
“Impara a portare su di te il Cristo, Egli per primo ha portato te, quando come un pastore, riconduceva a casa la pecora smarrita; impara a sottoporgli affettuosamente il dorso della tua mente, impara a stare sotto al Cristo, per poter stare sopra al mondo”. (Sant’Ambrogio)

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