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Dal Vangelo secondo Marco (16,15-20)
Il Vangelo
è potenza di Dio

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro:
«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.
Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono:
nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove,
prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno;
imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro,
fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore
agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

La nostra vita e la Parola
ingresso processione cravediAscensione. “Salì al cielo e siede alla destra del Padre”. Così recita il credo apostolico. Dopo tanti passati remoti, “fu crocifisso”, “morì”, “fu sepolto”, “risuscitò”, “salì”, appare nella professione di fede un verbo al presente: “siede alla destra del Padre”. Entriamo così in un tempo nuovo, il nostro tempo attuale, il tempo della Chiesa. Cristo è vivo e siede nei cieli come capo della nuova umanità. Dice s. Agostino: “Se interroghi gli spazi è lontano, se interroghi l’amore è con noi”. Il primo martire Stefano confessa: “contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio” (At. 7,56). Il Figlio di Dio discendendo sulla terra ha unito a sé la natura umana, ma salendo al cielo ha aperto per ogni uomo il cammino per ricondurlo al Padre. Il cammino è Gesù stesso che si è presentato proprio come via (cfr. Gv. 14,6). Il posto dell’uomo è Dio e il Figlio ci ha preparato un posto nella Trinità “per darci la serena fiducia che dove è Lui capo e primogenito, saremo anche noi sue membra” (prefazio dell’Ascensione). È nel corpo di Cristo, che è la Chiesa (cfr. Ef. 1,23), che ci è data la possibilità di fare esperienza della nuova vita che Egli ha acquistato per noi. Ai cristiani è quindi affidato il compito di compiere il ministero, di edificare il corpo di Cristo, affinché sia visibile la possibilità offerta ad ogni uomo di quella vita nuova.
Testimoni. La solennità della Ascensione è quindi anche la festa della Chiesa, corpo di Cristo, in missione. Dice Gesù risorto negli Atti degli Apostoli “mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e Samaria e fino agli estremi confini della terra”. Il compito è quello di predicare il Vangelo. Predicare non significa né spiegare né ripetere parole né portare argomenti sufficientemente convincenti. La predicazione deve essere accompagnata dal dono dello Spirito. Per questo gli apostoli vengono invitati a “non allontanarsi da Gerusalemme” in attesa dello Spirito Santo promesso. L’annuncio del Vangelo non è infatti la trasmissione di una dottrina, ma lo strumento attraverso il quale Dio opera in coloro che annunciano e in coloro che ascoltano e credono. Chi accoglie il Vangelo ancora oggi diviene spettatore di eventi prodigiosi. Sono segni che ci aiutano a riconoscere che il Vangelo è veramente potenza di Dio. “Nel mio nome scacceranno i demoni”, vinceranno il male che abita nel cuore dell’uomo, “parleranno lingue nuove” comunicheranno una nuova mentalità rispetto alla logica del mondo, “prenderanno in mano i serpenti” che nel cammino della vita tentano di uccidere la vita, “se berranno qualche veleno non recherà loro danno” a motivo della vita che abita sovrabbondante in loro, “guariranno i malati” con la misericordia.

Il mondo biblico
Solo i Vangeli di Marco e Luca parlano dell’Ascensione ed in modo piuttosto stringato. Negli Atti degli Apostoli c’è invece un racconto circostanziato che colloca l’evento sia nello spazio, il monte degli ulivi, che nel tempo, quaranta giorni dopo la Pasqua.

I Padri, nostri maestri
Colui che è disceso dal cielo non ci rifiuta il cielo, ma in un certo qual senso grida: Siate mie membra se volete salire in cielo. Nel frattempo dunque rafforziamoci in questa fede, bramiamo questo con ogni desiderio. Pensiamo, ora qui in terra, che siamo già contati in cielo. Allora deporremo la carne mortale, ora deponiamo la vecchiezza del cuore. (sant’Agostino)

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