Il direttore della Caritas Chiodaroli: ci hanno portato alla Pellegrina 7 profughi senza preavviso

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“I profughi vanno seguiti e accompagnati in un percorso di integrazione, non semplicemente ospitati. Sono persone che vogliono costruire il loro futuro, non pacchi da spostare”.
Non usa mezze parole Giuseppe Chiodaroli, direttore della Caritas della diocesi di Piacenza- Bobbio, nel commentare i fatti accaduti ieri, giovedì 1º dicembre, alla Pellegrina (nella foto), la struttura alle porte di Piacenza.
“Un funzionario della Prefettura di Piacenza - spiega Chiodaroli - ha portato, senza alcun preavviso, 7 giovani profughi somali provenienti dal Centro Mattei di Bologna. Ciò che è accaduto è un fatto grave che va contro la nostra logica di accoglienza e integrazione che portiamo avanti con i profughi che abbiamo accolto, coinvolgendo in particolare le comunità parrocchiali. Solo una logica di questo tipo permette di dare un futuro a queste persone, e non semplicemente di dare loro un tetto”.

caritas pellegrinaA dare l’annuncio è il direttore Chiodaroli nella sede Caritas di via Giordani a Piacenza insieme a Maria Grazia Porcari, collaboratrice della Caritas, e a Francesco Millione, responsabile dell’area emergenze della Caritas.

Oggi la Caritas accoglie 49 profughi in collaborazione con diverse realtà del territorio (dalle parrocchie alle congregazioni religiose), ma in tutto i profughi accolti dalle realtà cattoliche a Piacenza sono un centinaio.

Alla Pellegrina erano stati accolti nelle scorse settimane 15 profughi, precedentemente ospitati a Corte Bossina.
“Con l’associazione La Ricerca che gestisce la Pellegrina, dove sono accolti i malati di AIDS, avevamo dato la disponibilità per accogliere 15 profughi per una settimana. Ora sono passate oltre cinque settimane e i profughi sono ancora lì. Il loro numero si era ridotto a 8 perché 7 erano stati trasferiti altrove. Ora questo nuovo arrivo riporta il numero dei profughi a 15. Ci sembra che ciò che si fa a favore dei profughi debba avvenire in una logica di collaborazione con le istituzioni, e non di delega senza nemmeno avvisare”.

“Il disagio della Caritas aumenta - dice Millione - perché la vicina comunità «Don Venturini» alla Pellegrina ha esigenze molto particolari sia sul piano della gestione della casa sia sul piano alimentare. L’accoglienza dei profughi non può continuare ad avvenire in una logica di emergenza”.

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