Dal Vangelo secondo Luca (Lc 15,1-1 forma breve)
Il perdono produce gioia
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.
I farisei e gli scribi mormoravano dicendo:
«Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola:
«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto
e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata,
pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”.
Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte,
più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada
e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova?
E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice:
“Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”.
Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

La nostra vita e la Parola
30 2016Rallegratevi. La liturgia della parola di questa domenica ci propone la lettura dell’intero capitolo 15 del vangelo di Luca che presenta le tre parabole sulla misericordia. Nel capitolo precedente il racconto evangelico ci aveva invece mostrato Gesù a casa di uno dei capi dei farisei dove aveva fatto alcune osservazioni sulla corsa ai primi posti nei banchetti, sulla scelta degli invitati ed infine su coloro che non accettano l’invito alla festa di nozze.
La parabola del figliol prodigo termina proprio con il rifiuto del figlio maggiore a partecipare alla festa organizzata dal padre per il ritorno del fratello: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si indignò, e non voleva entrare”. Le tre parabole sono appunto rivolte agli scribi e ai farisei che criticano Gesù perché accoglie i peccatori e mangia con loro. L’incapacità di rallegrarsi è proprio tipica di coloro che si ritengono giusti e disprezzano gli altri: per questo nelle tre parabole c’è l’invito a rallegrarsi: “rallegratevi con me perché ho trovato la mia pecora... perché ho trovato la moneta... perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita”.
Sarà sempre così: la misericordia, il perdono suscitano scalpore, sorpresa, producono gioia in coloro che si riconoscono lontani e peccatori e indignazione e sdegno in coloro che si ritengono giusti. È più faticoso il cammino che deve compiere il fratello maggiore che deve semplicemente varcare la soglia di casa per entrare nella festa, del cammino del fratello minore che deve tornare dal paese lontano dove era fuggito.
I due figli. I due fratelli della parabola sono apparentemente l’uno l’opposto dell’altro, ma in realtà si assomigliano molto. Il più giovane, come spesso accade nelle famiglie, è quello più ribelle, il primo invece ha più forte il senso del dovere. Il più giovane percepisce il rapporto con il padre come una gabbia, è scontento e rivendica la sua autonomia. Solo andando lontano si rende conto che lontano dal padre la vita è orribile, che l’esperienza del peccato alla fine non paga: è una delusione, un fallimento.
Il figlio maggiore è invece un uomo ingabbiato in una obbedienza ipocrita, dalle sue parole si comprende che anche lui è scontento di vivere in quella casa da cui non ha mai avuto il coraggio di uscire. È convinto che il fratello se la sia goduta: ha una curiosa idea del peccato, come di una cosa bella che per qualche strana ragione viene negata. Il padre tenta di fargli comprendere che il peccato è entrare nella morte, è perdersi.
Vivere il rapporto con il padre non è quindi né una prigione asfissiante da cui sfuggire appena possibile né un obbligo pesante da sopportare invidiando chi invece può muoversi liberamente. La casa del padre è un luogo di festa in cui entrano coloro che hanno imparato cosa vuol dire stare lontano. La festa è accessibile a chi è pentito, ma rimane inaccessibile a chi si ritiene giusto.
Don Andrea Campisi

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