«Praticare lo sport
insegna a vivere»

Piergiorgio Visentin (Csi): la prima educazione alle “regole” inizia in famiglia

visentin costantin

(P. Pizz.) “L’obiettivo che ci poniamo è sviluppare la persona in tutta la sua pienezza attraverso lo sport e per fare questo l’aiuto delle famiglie è indispensabile”. Piergiorgio Visentin (nella foto, a sinistra, insieme a Edio Costantini, già presidente nazionale CSI), presidente del CSI di Piacenza, va dritto al cuore del problema e chiarisce subito lo spirito che anima questa associazione, uno spirito in perfetta sintonia con il prossimo Giubileo della famiglia e dello sport nel cui programma il CSI è infatti ampiamente coinvolto.
Ma la presenza del Centro Sportivo Italiano sul nostro territorio non si limita certo ad un evento specifico, anzi, come ha ricordato proprio Visentin è ben più radicata: “Per definire la relazione tra il CSI e Piacenza userei l’aggettivo duratura, perché abbiamo iniziato nel ’45 a promuovere e organizzare l’attività sportiva delle parrocchie e dei centri sportivi, su iniziativa di un gruppo di ragazzi che si riuniva a Palazzo Fogliani. Da allora il CSI funziona con lo scopo di offrire un momento educativo attraverso lo sport: ecco la missione, sviluppare la persona da un punto di vista sia civile che personale attraverso lo sport”.

— Quali difficoltà incontrate più di frequente nei vostri progetti?
Le difficoltà che incontra chiunque si occupi di problemi sociali: una società in continua evoluzione difficile da capire, dove magari le risposte utili non sono sempre le più facili. Poi Piacenza manca di impianti sportivi sia per le scuole che per le società. Ecco perché non nascono società nuove, dagli anni ’80 in città per certi sport come il calcio c’è scarsissimo turnover: è difficile aggregare gente con lo sport senza lo spazio.

— Quale vostra iniziativa è stata un grande successo?
Il coinvolgimento degli anziani in attività sportive anche basilari, come il camminare, o l’aver fatto nascere e sviluppare a livello locale sport come la pallavolo.
Anche le attività per i disabili, che sono un punto focale del CSI (Visentin è anche responsabile regionale del CSI per le attività dei disabili, ndr): abbiamo organizzato campionati di pallacanestro, calcio e bocce che hanno richiamato oltre 150 partecipanti, ma seguiamo anche diverse attività singole come atletica o tiro con l’arco che i diversamente abili possono praticare con il nostro supporto.

— Come si raggiunge nello sport l’equilibrio tra ricerca del risultato, lealtà e apertura a chiunque voglia giocare? C’è troppa competizione oggi? E qual è il ruolo della famiglia?
Prima di tutto, cosa è lo sport? Il movimento? O presuppone una partita? Nel primo caso è salute, riguarda tutti ed è la base della società civile.
Se aggiungiamo l’agonismo entrano in gioco l’educazione e il rispetto delle regole e dell’avversario, l’accettare la sconfitta come il non esaltarsi troppo per una vittoria. E molto deriva della famiglia perché queste regole i ragazzi le capiscono se le vedono applicate in casa: più di ogni cosa la famiglia dà senso di partecipazione collettiva, trasmette l’idea di squadra dove ci si aiuta quando si ha bisogno.
Per fortuna le famiglie si stanno sempre più accorgendo dell’esasperazione dello sport odierno e si chiedono se forse per i figli non sia meglio uno sport meno stressante e con altri valori, che sono quelli che noi vogliamo promuovere.

Articolo pubblicato sull'edizione de "il Nuovo Giornale" di venerdì 26 agosto 2016