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Omicidio o tragedia assurda: dopo la morte dell’operaio egiziano, si riapre la discussione sulle contraddizioni del comparto logistica che a Piacenza, negli ultimi anni, ha creato migliaia di posti di lavoro, molti dei quali, però, rasentano il confine - e spesso l’oltrepassano - dello sfruttamento dei lavoratori. Turni infiniti - è la denuncia - poco riposo, zero diritti, stipendi da fame e nessun dialogo con l’azienda: se ci stai, bene, altrimenti lavorerà qualcun altro al tuo posto.

“Siamo di fronte a una situazione delicata di un comparto, quello della logistica, in cui sono stati fatti miglioramenti, ma in cui esistono ancora casi di irregolarità”, afferma il piacentino Francesco Milza, presidente di Confcooperative Emilia Romagna, che riprende una sua denuncia di alcuni anni fa: “Ci vuole una presa di posizione contro quelle realtà che non aderiscono alle cooperative centrali. Le false cooperative sono un cancro per questo Paese e tolgono il lavoro vero e sano a tanti”.

“Non è solo una questione di soldi e di stipendi - afferma il responsabile legale della direzione territoriale del Ministero del Lavoro Manuel Sartori -: i lavoratori vanno coinvolti, bisogna garantire a loro i diritti. Credo sia importante avere dei momenti di confronto periodici tra le istituzioni per discutere dei problemi del settore. Di certo a Piacenza non possiamo risolvere i problemi nazionali del mondo del lavoro, però se c’è un contratto nazionale dei trasporti e della logistica, questo va applicato, sempre”.

Anche la diocesi di Piacenza-Bobbio - per voce di Massimo Magnaschi, direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro - ha preso una posizione sulla tragica vicenda. Nella nota diffusa all’indomani della tragedia al Montale, Magnaschi cita papa Francesco, affermando che ci vuole “un’economia che serva l’uomo e non si serva dell’uomo”.

Leggi il servizio a pag. 3 dell’edizione di venerdì 23 settembre 2016

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